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La NATO 3.0 comincia ad Ankara
La sede NATO a Bruxelles
© Imagoeconomica
6 Luglio 2026

La NATO 3.0 comincia ad Ankara

Il 7 e l’8 luglio la Turchia ospita il 36esimo vertice dell’Alleanza atlantica, segnato dal parziale disimpegno militare degli Stati Uniti e dalla richiesta di aumentare le spese al 5% del PIL. Mentre le capitali europee si spaccano tra la ricerca dell’autonomia strategica e la rigidità dei bilanci interni, l’asse industriale tra Leonardo e Rheinmetall risponde svelando il super carro armato del futuro.

Il 7 e l’8 luglio nella capitale turca di Ankara avrà luogo il 36° vertice della NATO. Un incontro che si preannuncia cruciale per la definizione degli asset occidentali e per la distribuzione delle risorse da destinare all’interno dell’Alleanza, soprattutto in Ucraina, che freme. A fare gli onori di casa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che, insieme al segretario generale della NATO Mark Rutte, avrà il compito di far stemperare la tensione visto il quadro geopolitico complesso in cui si ritrovano i 32 stati membri, complici soprattutto le ultime parole al vetriolo del presidente americano Donald Trump nei confronti di alcuni Paesi (Italia e Spagna in primis). Sarà dunque una kermesse diversa dalle altre, con l’obiettivo di ricostruire i rapporti transatlantici e di passare a quella che alcuni analisti statunitensi chiamano “NATO 3.0”.

Nuovo attacco di Trump a Giorgia Meloni

Il tema cardine del summit ruota attorno al parziale disimpegno militare degli USA, voluto dal tycoon. Apparentemente distratto dai Mondiali di calcio che sta ospitando, Trump ha fatto il Trump. Nel suo social network Truth ha nuovamente attaccato Giorgia Meloni con le parole: “Serve un ordine restrittivo”. Palazzo Chigi ha scelto di non commentare, però i due leader si ritroveranno faccia a faccia nella due giorni turca. Il premier rivendicherà di aver raggiunto il 2,8% del PIL investito in difesa e sicurezza complessiva e pianificato incrementi programmati fino al 2028 per un valore di quasi 18 miliardi di euro. C’è un però: lo spazio di manovra economico per ulteriori balzi in avanti è veramente risicato. Il governo confida nell’attuazione del SAFE, il fondo di prestito europeo per la difesa, e sulla possibilità di detrarre gli investimenti strategici dai vincoli di bilancio europei.

Parola d’ordine: ridimensionamento

Ma torniamo agli Stati Uniti. Washington spinge con forza per un ridimensionamento della sua presenza in Europa, scottata dai rifiuti italiani e spagnoli di usufruire delle loro basi per partire alla volta del Medio Oriente. E anzi, Trump aveva pure minacciato l’uscita degli USA. Secondo alcune indiscrezioni, questi tagli riguarderanno assetti di guerra di primo livello: i caccia F-15 schierati nel Vecchio Continente potrebbero rientrare, con una discesa da 150 a 99 unità ei droni da ricognizione strategica potrebbero essere dimezzati, da 24 a 12. Pure sul fronte marittimo si pronostica uno parziale abbandono tra il Mar Mediterraneo e il Mare del Nord, con i cacciatorpedinieri americani dedicati alla difesa balistica antiaerea pronti a passare da 17 a 9 unità.  

Immagine generata dall’intelligenza artificiale

Il 5% come obiettivo

In questo scenario, la Casa Bianca spinge i partner europei ad aumentare i bilanci della difesa. L’obiettivo a lungo termine approvato dalla NATO prevede il raggiungimento di una spesa complessiva pari al 5% del PIL entro il 2035. La quota verrebbe suddivisa così: 3,5% destinato ad armamenti e personale; 1,5% destinato alla sicurezza “multidominio”, comparto che include la protezione delle infrastrutture critiche, lo scudo cibernetico e l’intelligence tecnologica. Un traguardo importante che ha provocato delle spaccature tra le capitali europee, divise tra chi invoca quest’autonomia strategica (soprattutto Francia, Polonia, Grecia e Repubbliche baltiche) e chi teme una forte ricaduta sui bilanci interni (Italia, Spagna e Belgio).

Turchia: il crocevia tra Occidente e Oriente

Oltre a questo, la scelta di Ankara come sede del summit non è affatto casuale. Erdogan vuole valorizzare il ruolo geografico strategico della Turchia come chiave di volta tra Oriente e Occidente, nonché custode degli stretti e mediatore nei conflitti regionali. Ankara sfrutterà il tavolo bilaterale con Trump per cercare di ridefinire la cooperazione industriale militare e la gestione delle rotte energetiche, con l’Europa posta difronte alla necessità di negoziare la propria sicurezza collettiva in un asse sempre più transatlantico e transcontinentale.

La fusione tra Leonardo e Rheinmetall: NMBT

A fare da contraltare alle tensioni politiche del vertice c’è la partita dell’autonomia industriale europea, che vede come protagonista la neonata joint venture paritetica LRMV (Leonardo Rheinmetall Military Vehicles), nata dalla fusione di Leonardo SpA e di Rheinmetall, colossi rispettivamente italiano e tedesco della difesa. Alla vigilia del summit di Ankara, l’asse Roma-Düsseldorf ha svelato il prototipo del carro armato pesante NMBT, un progetto che punta sia ai requisiti nazionali sia all’esportazione verso gli alleati. Il dossier si presenta come la risposta concreta all’appello di Trump per la NATO 3.0 a trazione europea. Ci sono dei dubbi però riguardo la sostenibilità finanziaria dell’operazione e le tempistiche: sul programma dei blindati per la fanteria (AICS), i fondi stanziati coprono solo la metà dei 16 miliardi necessari (8,3). In più i rincari e le complessità ingegneristiche hanno già fatto slittare le prime consegne dei tank dal 2027 al 2030, con il conseguente rallentamento per l’ammodernamento dell’Esercito.

Ad Ankara, quindi, l’Europa si gioca dunque la sua reale sopravvivenza e autonomia strategica. Il vertice misurerà la compattezza dell’Occidente di fronte a una situazione geopolitica incerta.

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