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Imprese tecnologiche UE, scatta il piano da 80 miliardi
© Imagoeconomica
11 Luglio 2026

Imprese tecnologiche UE, scatta il piano da 80 miliardi

Il Gruppo BEI e i 27 Paesi UE lanciano la seconda fase della European Tech Champions Initiative (ETCI 2.0). L’alleanza punta a sostenere oltre 1.500 scale-up tecnologiche europee, con l’obiettivo di frenare la fuga di talenti all’estero. Per l’Italia l’ingresso minimo nei fondi scende a 300 milioni: tra i primi investitori ci sono Azimut e Green Arrow.

Asia e America? L’Europa sta arrivando, o perlomeno ci prova. A margine dell’Ecofin a Bruxelles, il Gruppo BEI, Banca europea degli investimenti, ha annunciato, insieme ai 27 Stati membri dell’UE e a una cordata di investitori privati e istituzionali, il lancio ufficiale della seconda fase della ETCI 2.0, la European Tech Champions Initiative. Un’alleanza paneuropea d’investimento che punta alla mobilitazione di 80 miliardi di euro di capitali complessivi. L’obiettivo strategico è intercettare le imprese tecnologiche ad altissimo potenziale nella fase di crescita tardiva (scale-up), cercando di evitare la fuga di brevetti, talenti e capitali verso New York o la Silicon Valley.

Il primo iter, avviato nel 2023, ha dimostrato l’efficacia del modello sostenendo 15 mega-fondi e favorendo la nascita di 12 aziende valutate oltre il miliardo. Tuttavia, la scala degli investimenti non era ancora ai livelli delle potenze finanziarie dei fondi d’oltreoceano, sia occidentali che orientali. Con ETCI 2.0 il salto di qualità è evidente: punta a raccogliere almeno 15 miliardi di euro che, grazie al coinvestimento privato e alla leva finanziaria, genereranno 80 miliardi di euro di investimenti reali a favore di oltre 1.500 imprese innovative.

Cosa succede alle aziende italiane?

Per le imprese italiane ETCI 2.0 è una svolta epocale guidata da una modifica regolamentare critica. Se la versione 1.0 si rivolgeva solo a fondi con un obiettivo minimo di raccolta di un miliardo di euro, ETCI 2.0 abbassa la sbarra d’ingresso a fondi con una raccolta superiore ai 300 milioni di euro. Questa novità amplia radicalmente la platea dei gestori italiani di venture capital e private equity, storicamente limitati nelle fasi più avanzate di sviluppo. L’Italia vanta già un ottimo precedente: in ETCI 1.0 il governo ha investito 150 milioni di euro (altrettanti messi dal Fondo Europeo per gli Investimenti), generando sul territorio nazionale oltre 470 milioni di euro di investimenti. Non è un caso che i primi pionieri privati di questa seconda fase parlino italiano. Azimut Holding è stato in assoluto il primo investitore europeo ad aderire, aprendo la strada a Green Arrow Capital e alla Fondazione Compagnia di San Paolo, che si sono affiancate a colossi internazionali come BBVA, Banco Santander, AltamarCAM e Danske Bank.

Le reazioni

Dalle reazioni politiche ovviamente arrivano sentimenti di soddisfazione. Nadia Calviño, presidente del Gruppo BEI, ha sottolineato come questo partenariato sia “un passo decisivo per colmare il divario di finanziamento, affinché idee e imprese nate in Europa possano restare e prosperare in Europa”. Sulla stessa linea il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha definito il progetto fondamentale per “rafforzare la capacità europea di innovazione e assicurare che le imprese più promettenti possano competere a livello globale”. Sul fronte privato, Giorgio Medda (CEO di Azimut) ha ricordato l’impegno dal 2014 nel convogliare il risparmio privato verso l’economia reale, vedendo in ETCI 2.0 la naturale evoluzione di questo percorso. Eugenio de Blasio (Founder di Green Arrow Capital) ha ribadito che il futuro tecnologico dell’Europa “dipende dalla capacità di trattenere capitali, talenti e ambizione”, mentre Marco Gilli (presidente di Compagnia di San Paolo) si è concentrato sulla creazione di valore di lungo periodo per il continente.

TechEU

ETCI 2.0 si integrerà in “TechEU”, il programma faro del Gruppo BEI che impegnerà 70 miliardi tra il 2025 e il 2027 per sostenere l’innovazione profonda (dall’AI al cleantech, dalla difesa alle scienze della vita) e mobiliterà in totale 250 miliardi complessivi. Inoltre, la nuova piattaforma digitale consentirà di far lavorare in sinergia l’iniziativa comunitaria con i piani nazionali già attivi, come il programma francese “Tibi” e quello tedesco “WIN”. L’Europa quindi tenta di superare la frammentazione interna, cercando di unire i mercati dei capitali per dare vita a un’autentica Unione del risparmio e degli investimenti.

Facciamo il punto