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Midterm, l’America vota a metà del secondo mandato di Trump
2 Novembre 2026

Midterm, l’America vota a metà del secondo mandato di Trump

Martedì 3 novembre si rinnovano tutta la Camera, 35 seggi del Senato e 36 governatori. I democratici sono favoriti per riprendersi la Camera, il Senato è in bilico e per Trump il voto sarà un giudizio su guerra con l’Iran, dazi e carovita.

Martedì 3 novembre gli Stati Uniti votano per le elezioni di metà mandato, le cosiddette midterm, che cadono a due anni dall’elezione presidenziale e sono da sempre il primo vero esame per chi siede alla Casa Bianca. Questa volta il giudizio arriva in un momento difficile per Donald Trump e la media dei sondaggi indica un indice di gradimento intorno al 37 o 38%, con circa sei elettori su dieci che disapprovano il suo operato, e i democratici sono in vantaggio di circa nove punti nelle intenzioni di voto per il Congresso. Il malcontento è legato soprattutto al costo della vita, con l’inflazione risalita al 3,7%, ai dazi e alla guerra contro l’Iran cominciata a febbraio insieme a Israele, che ha fatto salire i prezzi dell’energia. Gli elettori registrati sono circa 210 milioni e la partecipazione si annuncia alta perché secondo il monitoraggio dell’Università della Florida, al primo novembre avevano già votato in anticipo, di persona o per posta, oltre 53 milioni di americani, contro i circa 46 milioni delle midterm del 2022.

Che cosa si vota

Le midterm rinnovano il Congresso, il potere legislativo federale, che è diviso in due camere. Alla Camera dei rappresentanti, i cui membri restano in carica due anni, si votano tutti i 435 seggi, assegnati agli Stati in base alla popolazione, e la maggioranza è di 218. Oggi i repubblicani ne hanno 220 e i democratici 215, quindi a questi ultimi basta guadagnarne tre per conquistarla. Al Senato, dove ogni Stato ha due senatori eletti per sei anni, si rinnova circa un terzo dei seggi, 35 su 100. I repubblicani hanno 53 senatori e i democratici 47, e per ottenere la maggioranza questi ultimi devono guadagnarne almeno quattro, perché in caso di parità a 50 decide il voto del vicepresidente JD Vance. Si vota poi per i governatori di 36 Stati, per molti parlamenti statali e per 145 referendum in 39 Stati, tra cui diversi sull’aborto, come in Missouri, dove si propone di abrogare il diritto all’interruzione di gravidanza approvato nel 2024, e in Nevada, dove si vuole inserirlo nella costituzione statale. Il controllo del Congresso è decisivo perché da lì passano le leggi, il bilancio federale, le nomine dei giudici e dei ministri, che spettano al Senato, e le eventuali procedure di impeachment.

Una campagna giocata sui prezzi e sulle mappe

I democratici hanno impostato la campagna sulla cosiddetta affordability, cioè sul costo di benzina, energia, cibo, case e assistenza sanitaria, cercando di trasformare il voto in un referendum sulla presidenza. Secondo un sondaggio del New York Times solo il 29% degli americani approva la gestione del costo della vita da parte di Trump e il 33% quella della guerra con l’Iran. I repubblicani hanno puntato su immigrazione e sicurezza, mentre lo stesso Trump ha continuato a mettere in dubbio l’affidabilità del voto per posta. A marzo aveva firmato un ordine esecutivo che affidava al servizio postale federale il controllo delle schede inviate per posta, ma a settembre la Corte suprema ha respinto il tentativo di applicare quelle restrizioni già a queste elezioni. Il confronto si è combattuto anche sui confini dei collegi. Con una scelta senza precedenti recenti, diversi Stati hanno ridisegnato le mappe elettorali: il Texas, l’Ohio, la Carolina del Nord e il Missouri lo hanno fatto per favorire i repubblicani, mentre la California con un referendum e lo Utah per decisione di un giudice hanno risposto a favore dei democratici, e la Virginia ha approvato una modifica costituzionale con lo stesso obiettivo, finita però davanti ai tribunali. Sulla carta gli effetti dovrebbero in buona parte compensarsi, ma le nuove mappe rendono più incerto il calcolo dei seggi.

Che cosa dicono i sondaggi

Il modello dell’analista Nate Silver, aggiornato al primo novembre, dà ai democratici circa il 95% per cento di probabilità di conquistare la maggioranza della Camera, con un guadagno medio di circa 25 seggi. Il vantaggio di nove punti nelle intenzioni di voto generiche è superiore a quello del 2018, quando i democratici erano avanti di sette punti e conquistarono 41 seggi. Il Senato è molto più incerto, perché i democratici devono difendere seggi come quelli di Georgia, Michigan e New Hampshire e strapparne almeno quattro ai repubblicani in Stati dove Trump aveva vinto nel 2024. Le loro occasioni migliori sono in Carolina del Nord, con l’ex governatore Roy Cooper, in Maine contro la senatrice Susan Collins, in Ohio con l’ex senatore Sherrod Brown, e in Alaska con l’ex deputata Mary Peltola, ma sono in vantaggio nei sondaggi anche in Stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas. In Texas il democratico James Talarico è avanti nella maggior parte delle rilevazioni contro il procuratore generale Ken Paxton, che aveva battuto alle primarie il senatore uscente John Cornyn. Molte di queste sfide restano però entro il margine di errore, e i sondaggi negli ultimi anni hanno spesso sottostimato i candidati repubblicani.

Scenari e calendario

Se i democratici conquistassero solo la Camera, Trump si troverebbe per gli ultimi due anni di mandato con un Congresso diviso, nel quale l’opposizione potrebbe bloccare le sue leggi, condizionare il bilancio e aprire commissioni d’inchiesta sull’amministrazione. Con anche il Senato perderebbe il controllo sulle nomine di giudici e ministri, mentre se i repubblicani tenessero entrambe le camere il presidente potrebbe rivendicare una conferma inattesa. In Italia i primi seggi chiuderanno alla mezzanotte tra martedì e mercoledì, quelli della costa orientale tra l’una e le due di notte, quelli della California alle cinque e gli ultimi in Alaska alle sette del mattino. Stati come Florida, Georgia, Carolina del Nord e Texas contano in fretta, mentre Michigan, Wisconsin e Pennsylvania potrebbero finire solo mercoledì e la California, dove si vota molto per posta, può impiegare settimane. Nei conteggi notturni alcuni Stati possono mostrare un vantaggio repubblicano destinato a ridursi con le schede postali, un fenomeno noto e che di per sé non indica irregolarità. Dopo il voto ogni Stato certificherà i risultati secondo le proprie scadenze, il primo dicembre è previsto un eventuale ballottaggio per il Senato in Georgia se nessun candidato superasse il 50%, e il nuovo Congresso si insedierà il 3 gennaio 2027.

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