
Lagarde lascia la BCE in anticipo per tornare libera di parlare
Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, circa otto mesi prima della fine naturale del suo mandato, prevista per la fine di ottobre. Lo ha comunicato giovedì 29 ottobre al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo António Costa, nella stessa giornata in cui la BCE ha deciso all’unanimità di lasciare invariati i tassi d’interesse, con quello sui depositi al 2,5%. In un breve video diffuso sui social ha detto di lasciare “una BCE pronta per il futuro”, e il Consiglio direttivo l’ha salutata con una lunga standing ovation, come riferisce il comunicato ufficiale dell’istituto. Lagarde, che ha 70 anni ed è alla guida della BCE dal novembre 2019, quando prese il posto di Mario Draghi, guiderà ancora due riunioni di politica monetaria, a dicembre e a febbraio. È la seconda volta nella storia della Banca centrale europea che un presidente lascia prima della fine degli otto anni previsti dai trattati. Il primo fu l’olandese Wim Duisenberg, che si fece da parte nel 2003.
La neutralità e la Francia
Nella conferenza stampa che ha seguito la riunione, Lagarde ha spiegato la scelta con l’obbligo di riserbo che vincola i membri del Consiglio direttivo, chiamati a commentare l’attualità solo dal punto di vista della politica monetaria. “Non penso di poter restare neutrale”, ha detto, aggiungendo di essere “interessata alla verità” e di volere la libertà di parola per intervenire su temi che vanno oltre i tassi e l’inflazione. Non ha voluto dire se sosterrà un candidato alle presidenziali francesi della prossima primavera, ma è proprio la politica del suo Paese a dare senso ai tempi dell’uscita. Lasciando a febbraio, Lagarde permette ai governi europei di scegliere il suo successore quando all’Eliseo c’è ancora Emmanuel Macron, che non può ricandidarsi, e prima di un voto in cui i sondaggi danno favorita l’estrema destra di Marine Le Pen. Le indiscrezioni su un’uscita anticipata circolavano da febbraio, quando la BCE aveva fatto sapere che non era stata presa alcuna decisione, e tra le possibili destinazioni future si fa da mesi il nome della presidenza del World Economic Forum, su cui però non ci sono conferme.
Sette anni di crisi
Il mandato di Lagarde, ex ministra dell’Economia francese ed ex direttrice del Fondo monetario internazionale, è stato segnato da una sequenza di emergenze. Pochi mesi dopo il suo arrivo la pandemia costrinse la BCE a lanciare un enorme programma di acquisto di titoli, poi l’invasione russa dell’Ucraina e la crisi energetica fecero salire l’inflazione nell’eurozona oltre il 10% nell’autunno del 2022. La BCE, accusata di aver reagito in ritardo, alzò i tassi dieci volte di fila tra il 2022 e il 2023 e, nello stesso periodo, creò uno strumento per contenere gli spread dei Paesi più indebitati, che non è mai stato usato ma ha contribuito a calmare i mercati. Dopo i tagli del 2024 e del 2025, quest’anno la guerra con l’Iran e il nuovo shock petrolifero hanno riportato l’istituto sulla strada dei rialzi, a giugno e a settembre. A settembre l’inflazione è salita al 3,8%, con l’energia in aumento del 18,9% e giovedì Lagarde ha ammesso che il Consiglio ha discusso seriamente un nuovo aumento, lasciando intendere che a dicembre potrebbe arrivare. Ai giornalisti ha chiesto di non temere una paralisi assicurando che la governance della BCE ha dimostrato la sua solidità.
La corsa alla successione
Il nuovo presidente sarà nominato dal Consiglio europeo, cioè dai capi di Stato e di Governo, su raccomandazione del Consiglio dell’Unione e dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della BCE, come prevede l’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione. Costa ha detto che la ricerca comincerà subito. I nomi considerati più forti sono quelli dell’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, e dello spagnolo Pablo Hernández de Cos, ex governatore della Banca di Spagna e oggi direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, mentre il tedesco Joachim Nagel e il francese François Villeroy de Galhau sono considerati meno probabili. La partita si intreccia con il ricambio del resto del Comitato esecutivo, perché la tedesca Isabel Schnabel lascerà in anticipo per un incarico al Fondo monetario internazionale e il mandato del capo economista irlandese Philip Lane scade a maggio. I governi potrebbero quindi trattare un pacchetto di nomine, in cui la Germania punta a mantenere un proprio rappresentante nel board e la Francia, perdendo la presidenza, cerca un posto di peso.
Mercati calmi, spread sotto osservazione
I mercati hanno reagito con freddezza all’annuncio, considerato ormai scontato e, nel caso di Knot o Hernández de Cos, destinato a portare alla guida della BCE banchieri centrali esperti e senza grandi sorprese. Il tempismo resta però delicato, perché la transizione arriva con l’inflazione ben sopra l’obiettivo del 2% e con i titoli di Stato francesi sotto pressione. La settimana scorsa il rendimento del decennale francese ha superato il 5% per la prima volta dal 2002, e giovedì il differenziale con la Germania era intorno ai 154 punti base, circa 40 in più di quello italiano. Lagarde ha attribuito l’aumento dei rendimenti a fattori globali, senza nominare la Francia, e ha ricordato che la BCE ha “gli strumenti per rispondere” a turbolenze non giustificate e disordinate. Per l’Italia, che nel Comitato esecutivo è rappresentata da Piero Cipollone, la partita delle nomine si gioca soprattutto sugli equilibri tra i grandi Paesi, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è limitato a dire “valuteremo il da farsi”.

