
Islamabad blindata, Vance avverte l’Iran: “Non prendeteci in giro”
Il presidente Trump ha motivato la decisione di sospendere i bombardamenti sull’Iran sostenendo di essere arrivato a “un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine” che potrà essere “finalizzato nelle prossime due settimane”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che il cessate il fuoco “rispetta i principi generali dell’Iran”, con un effetto immediato sui mercati: borse in rialzo e petrolio in caduta. Tuttavia, la durata limitata dell’accordo e le condizioni ancora poco chiare rendono il processo altamente fragile.
Islamabad si blinda: 10.000 agenti in campo
La posta in gioco si misura anche dal livello di sicurezza dispiegato nella capitale pakistana. Le autorità di Islamabad hanno schierato oltre 10.000 agenti delle forze dell’ordine e imposto severe restrizioni alla circolazione in tutta la città. Il piano prevede circa 6.000 agenti della polizia locale, 3.000 della polizia del Punjab e centinaia di agenti di frontiera, oltre a truppe dell’esercito. Le autorità hanno sigillato tutte le vie di accesso alla “zona rossa”, con percorsi speciali per le delegazioni in arrivo dall’aeroporto secondo un protocollo di protezione di massimo livello.
Sul fronte delle delegazioni, però, emergono già le prime contraddizioni. Il Wall Street Journal ha riferito che una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Ghalibaf sarebbe arrivata giovedì sera a Islamabad. L’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim ha tuttavia definito la notizia “completamente falsa”, una smentita ripresa anche da altri media statali di Teheran.
Vance parte ma avverte l’Iran
Prima ancora di salire sull’aereo per il Pakistan, il vicepresidente americano JD Vance ha alzato il tono in modo netto. Partendo per Islamabad, ha avvertito Teheran di non “prendere in giro” gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati: “Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo”. Un segnale che Washington intende presentarsi ai colloqui con la stessa fermezza mostrata nelle settimane di escalation. Nelle ore successive, tuttavia, Vance ha anche dichiarato di attendersi un esito positivo dai colloqui, lasciando aperto uno spiraglio.
Il piano mediato dal Pakistan prevede una trattativa per un accordo complessivo, che includa il dossier Hormuz e le scorte di uranio, con l’Iran e un gruppo di mediatori regionali, tra cui egiziani e turchi. L’Unione Europea ha espresso apprezzamento per il ruolo di Islamabad, con l’alta rappresentante Kaja Kallas che a nome dei 27 ha ringraziato “il Pakistan e gli altri partner regionali per la loro mediazione”.
Le tensioni che minacciano l’accordo
Sul fronte iraniano la frattura sui termini è già emersa con chiarezza. Il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Ghalibaf, ha denunciato che tre dei dieci punti della proposta iraniana sarebbero stati “apertamente e chiaramente violati”, avvertendo che “in questa situazione una tregua bilaterale e i colloqui sono irragionevoli”. Nel frattempo Teheran ha rivendicato che il proprio piano in dieci punti sarebbe stato concordato come base dei negoziati, una versione che Washington non ha confermato.
Sul fronte dello Stretto di Hormuz, la situazione è altrettanto bloccata. Lo stretto è rimasto sostanzialmente chiuso e Teheran avrebbe autorizzato il passaggio di sole 15 navi al giorno, previo benestare dei pasdaran e dietro pagamento in bitcoin di un dollaro per ogni barile trasportato.
Il Libano, il nodo che rischia di far saltare tutto
Il punto di maggiore frizione resta il fronte libanese. Nonostante l’accordo tra Washington e Teheran, Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei su Beirut, la valle della Bekaa e il sud del Libano, causando almeno 254 morti e oltre 1.165 feriti in poche ore. Il capo dell’Idf ha dichiarato esplicitamente che Israele si trova “in stato di guerra in Libano, non in cessate il fuoco.”
Trump ha chiesto a Netanyahu di ridurre l’intensità dei raid per contribuire a mantenere la tregua con l’Iran e garantire il successo dei negoziati. Netanyahu ha poi annunciato di aver “incaricato il governo di avviare negoziati diretti con il Libano il prima possibile”, specificando che si concentreranno “sul disarmo di Hezbollah e sulla creazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano.” Ma non si è impegnato a cessare il fuoco contro Hezbollah.






