
Infrastrutture vive. L’Italia dei ponti nell’era dei sensori intelligenti
L’Italia è un corpo infrastrutturale complesso e delicato, unito da un’ossatura di cemento e acciaio che in Europa regge paragoni con pochi Stati per densità e ramificazione. Gestire la rete stradale nazionale è una responsabilità enorme: 32mila chilometri di strade, 19mila ponti, viadotti e sovrappassi e oltre 1.300 gallerie. Un patrimonio monumentale costruito soprattutto a cavallo degli anni ’50 e ’70, che oggi impone una riflessione completa sulla longevità dei materiali utilizzati. Proprio a causa delle emergenze protagoniste delle cronache nazionali, il controllo delle infrastrutture ha cambiato paradigma, da modello reattivo a predittivo.
Il sodalizio ANAS-FABRE
È qui che si colloca un sodalizio molto importante nel piano infrastrutturale nazionale, la gestione operativa di ANAS e il modello scientifico di FABRE (Consorzio interuniversitario per i controlli e la sicurezza su ponti, viadotti e altre strutture). Questa intesa formalizzata risponde alla necessità puramente tecnica di una evoluzione delle modalità di controllo delle infrastrutture italiane. L’obiettivo è chiaro: completare la digitalizzazione del monitoraggio strutturale e trasformare le opere in sorgenti di dati costanti che possano superare i limiti fisiologici delle ispezioni visive periodiche. Un nuovo approccio più sostenibile e preciso che garantisce maggiore sicurezza.
Standard da rispettare e monitoraggio costante: i sensori nel dettaglio
Si tratta di un salto di qualità tecnologico messo in pratica dall’implementazione di sensori avanzati e dall’integrazione di ecosistemi IoT (Internet of Things), che rilevano vibrazioni e crepe invisibili, inviando i dati in tempo reale per segnalare pericoli o necessità di manutenzione. Un processo di ammodernamento che pende sull’integrazione tra la capacità operativa di ANAS e garantisce la continuità di una rete stradale ininterrotta e il supporto scientifico e teorico del consorzio FABRE. Questa sinergia traduce tutta la parte della ricerca accademica in protocolli di sorveglianza che possono essere applicati in larga scala. Facendo così, qualsiasi decisione manutentiva viene autenticata da modelli ingegneristici avanzati e viene assicurato che la valutazione dello stato dei materiali e della stabilità delle opere risponda a criteri oggettivi, uniformi e aggiornati, ovviamente, ai più recenti standard internazionali di sicurezza.
Le linee guida del MIT
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stilato delle nuove linee guida che rappresentano il cuore normativo di questa innovazione e introducono un approccio a più livelli che classifica oggettivamente il rischio attraverso sei fasi:
- Livello 0. Raccoglie i dati anagrafici, i caratteri costruttivi e geometrici di ogni singola opera, necessari a definire l’inventario completo del patrimonio infrastrutturale.
- Livello 1. Prevede sopralluoghi diretti per il rilievo dello stato di conservazione e l’individuazione di eventuali fenomeni di degrado o anomalie visibili sulle strutture.
- Livello 2. Classi di attenzione: algoritmi che incrociano i dati precedenti con parametri di traffico e pericolosità territoriale (sismica, idraulica, frane).
- Livello 3. Riservato alle opere con classe di attenzione alta/medio alta. Valutazione preliminare dell’opera che determina se le criticità riscontrate richiedano approfondimenti immediati o meno.
- Livello 4. Valutazione accurata di sicurezza: verifiche di sicurezza rigorose e, dove necessario, l’installazione di sistemi IoT per il monitoraggio strumentale continuo dei parametri strutturali.
- Livello 5. Resilienza della rete. Per strutture di particolare rilevanza e/o complessità ingegneristica che richiedono piani di controllo personalizzati per garantire la massima resilienza.
Una sinergia che rende la tecnologia italiana un punto di riferimento internazionale. Nel tempo in cui molti Paesi, europei e non, cominciano solo adesso ad affrontare il problema dell’invecchiamento delle strutture, il sistema italiano ha già attivato un meccanismo di sensori e algoritmi, che entro la fine del 2026 coinvolgerà complessivamente 850 ponti, circa il 5% del totale delle opere in gestione. Si tratta del maggior numero di opere monitorate da qualsiasi gestore stradale o autostradale, con l’ambizione di incrementare il numero.
L’obiettivo del reportage è questo, raccontare come questo binomio stia rivoluzionando l’approccio pratico e tecnico. Nella prossima puntata, in uscita giovedì 21 maggio, approfondiremo le nuove linee guida ministeriali e la classificazione del rischio che abbiamo brevemente introdotto in questa prima puntata esplicativa del progetto.
In collaborazione con ANAS




