
CER, un sistema di condivisione energetica più sostenibile e resiliente
Le Comunità Energetiche Rinnovabili affondano le radici nei primi anni duemila, quando cominciò a prendere piede il concetto di sostenibilità. Sono un soggetto giuridico che si basa sulla libera associazione tra privati ed enti, con l’obiettivo di fornire benefici ambientali, economici e sociali ai propri membri e alle aree locali in cui operano. Il movimento ha guadagnato territorio con l’introduzione della direttiva europea 2009/28/CE, che promuoveva l’utilizzo delle energie rinnovabili, e con la successiva direttiva RED II (2018/2001/UE), che ha definito e incentivato formalmente le comunità energetiche rinnovabili.
Normativa
In Italia sono riconosciute, e promosse, dal decreto milleproroghe 162 del 2019, che ha implementato la direttiva RED II, introducendo le CER in una fase sperimentale. Il quadro normativo è completato dal D.lgs. 199/2021, che ha recepito definitivamente la direttiva RED II, ampliando il limite di potenza degli impianti fino a 1 MW e consentendo la condivisione dell’energia tra utenze connesse alla medesima cabina primaria. Il MASE nel 2024 è intervenuto a loro favore con il decreto CACER, che rappresenta il principale strumento normativo per promuovere la diffusione di impianti alimentati da fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo condiviso. Il quadro regolatorio è completato dal Testo Integrato per l’Autoconsumo Diffuso (TIAD), allegato alla delibera 727/2022/R/eel dell’ARERA, che disciplina il meccanismo di funzionamento e i contributi spettanti sull’energia autoconsumata.
Il loro funzionamento
Il funzionamento delle CER è disciplinato da normative specifiche, che stabiliscono criteri per la partecipazione e la loro gestione: le decisioni all’interno di queste comunità avvengono democraticamente, con l’obiettivo di massimizzare i benefici ambientali, economici e sociali per tutti i membri.
Riuniscono cittadini, imprese, enti locali e altri attori per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. Un requisito tecnico fondamentale è che tutti i membri devono essere connessi alla medesima cabina primaria della rete elettrica, che corrisponde territorialmente a circa tre o quattro comuni, oppure due o tre quartieri di una grande città. L’energia prodotta viene immessa poi nella rete elettrica nazionale e poi redistribuita tra i membri della comunità. La gestione e la condivisione dell’energia prodotta avvengono tramite sistemi di misurazione intelligenti che monitorano la produzione e il consumo energetico in tempo reale. Ma come si divide l’energia? L’esempio fatto durante l’intervento alla fiera è chiaro ed esplicativo: l’energia prodotta da un impianto di fonti rinnovabili in una certa ora è di 100 KWh, il prosumer (un soggetto che è contemporaneamente produttore e consumatore di un bene o servizio) consuma 20 KWh, questa è l’energia autoconsumata, gli 80 KWh rimanenti vengono prelevati e immessi in rete, così da essere utilizzati da altri utenti. A sua volta, un altro utente preleva 50 KWh dalla rete e un terzo ne preleva 20 KWh, quindi di questi 80, 70 vengono prelevati. Questo è il contributo dell’energia elettrica condivisa che viene utilizzato.
Vantaggi
I vantaggi sono molteplici, dagli aspetti ambientali a quelli economici, passando per quelli sociali. Tutti questi aspetti sono interconnessi tra loro e contribuiscono alla promozione di un sistema energetico sostenibile e resiliente. Le CER promuovo l’utilizzo delle rinnovabili, contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra e inquinamento atmosferico. L’autoproduzione riduce, anche, la necessitò di trasportare energia su lunghe distanze, diminuendo la sua dispersione e riducendo l’impatto ambientale associato. Il vantaggio economico è quello della riduzione dei costi energetici per i membri, inoltre chi partecipa alle CER può beneficiare di incentivi economici e tariffe agevolate per l’energia immessa in rete. Per le CER i cui impianti si trovano in comuni con meno di 50.000 abitanti, è inoltre previsto un contributo a fondo perduto fino al 40% del costo di investimento, a valere sulle risorse del PNRR. Queste comunità favoriscono anche l’inclusione sociale e la partecipazione democratica alle risorse. Riducono, inoltre, la dipendenza dai grandi fornitori di energia migliorando la sicurezza energetica. La produzione distribuita rende le comunità meno soggette a interruzioni di fornitura e fluttuazione dei prezzi dell’energia, contribuendo a costruire un sistema energetico stabile e affidabile.
Ostacoli e criticità
Nonostante i vantaggi e le potenzialità, le CER si trovano ad affrontare diverse criticità che ne rallentano la diffusione. La Relazione Speciale n. 10/2026 della Corte dei Conti Europea individua tre ostacoli principali: la complessità burocratica e normativa, le difficoltà tecniche di connessione alla rete elettrica e la mancanza di strumenti specifici per coinvolgere le fasce di popolazione più vulnerabili, che rischiano di restare escluse dal fenomeno. Dal lato economico, i fondi PNRR destinati alle CER, originariamente fissati a 2,2 miliardi di euro dal decreto CACER (D.M. 414/2023 del MASE), sono stati successivamente ridotti, rendendo difficile il raggiungimento del contingente di 5 GW di potenza installata previsto dallo stesso decreto entro il 2027. Secondo i dati del GSE, a dicembre 2025 risultavano attive 1.805 configurazioni di autoconsumo diffuso, per un totale di 174,5 MW installati: numeri in crescita, ma ancora lontani dagli obiettivi dichiarati.




