
IRIDE, la costellazione italiana al servizio dell’ambiente
Monitoraggio del dissesto idrogeologico, degli incendi, tutela della costa, controllo delle infrastrutture critiche, della qualità dell’aria e delle condizioni meteorologiche. Sono alcune delle funzioni che ha IRIDE, la costellazione italiana per l’Osservazione della Terra, programma voluto dal governo italiano e coordinato dall’ESA, con il supporto di ASI. Di questo argomento si è parlato approfonditamente nel panel “IRIDE come infrastruttura economica e sostenibile per la crescita del valore pubblico”, alla fiera ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum.
Trasformazioni strutturali
Con oltre un miliardo di euro stanziati tra fondi del PNRR e risorse nazionali, IRIDE può essere definita come una “costellazione di costellazioni”. È supportata da infrastrutture a terra che producono e gestiscono dati geospaziali. Attualmente i satelliti messi in orbita sono 31, a fronte dei 70 previsti, con un lancio di IRIDE ogni due mesi e una previsione del termine entro la fine dell’anno.
Le trasformazioni strutturali messe in atto da questi nuovi satelliti sono molteplici: miniaturizzazione dei satelliti, che riduce drasticamente costi (riduzione costi di lancio del -90%), tempi di sviluppo e dimensioni degli apparecchi, facilitando l’accesso allo spazio e consentendo il dispiegamento di costellazioni numerose; monitoraggio climatico e ambientale; integrazione con AI, Big Tech e IoT terrestre.
Una costellazione al servizio della Pubblica Amministrazione
Per capire pienamente quali fossero i campi di applicazione, sono state intervistate le Pubbliche Amministrazioni. Da questo sono emerse le esigenze: mappare il territorio, prevenire alluvioni, dissesti idrogeologici e mappare le coste. Con IRIDE si avrà una costellazione ottica ad altissima risoluzione, con costellazioni multispettrali e iperspettrali, idonee ad avere il massimo grado di efficienza di controllo del territorio. Ogni qualvolta viene mappato un territorio che frana o ha accelerazioni evidenti rispetto al passato, viene allertata precocemente la PA di competenza.
Per essere sostenibili le tecnologie satellitari sono dual use, oltre alla tutela dell’ambiente, verranno utilizzate anche per la sicurezza nazionale. I carabinieri, in particolare il comando unità forestale, sono stati i primi a operare con questi dati. A tal proposito, durante il panel si è parlato della necessità di attuare una geomatica forense, in modo che la magistratura possa fare largo uso di questi assetti nel contrasto alle emergenze ambientali.
Gap tecnologico
Durante il panel è stata sollevata una problematica strutturale: la mancanza di più di 15mila figure professionali in grado di operare in questo settore. Mancano analisti, specialisti, la richiesta di queste figure si fa sempre più importante. Secondo il rapporto di Talent Shortage di Manpower Group, nei primi mesi del 2026, in Italia, il 70% delle imprese ha difficoltà a reperire i profili necessari per far fronte all’innovazione tecnologica. Seppur in diminuzione rispetto al 78% registrato lo scorso anno, il dato resta comunque elevato. La sfida è, quindi, quella di ridefinire le competenze necessarie per ricoprire ruoli esistenti. Ed è di questo che si è parlato durante il panel, di riuscire a far capire pienamente alle pubbliche amministrazioni cosa sta per accadere e di dargli le conoscenze necessarie per maneggiare questi strumenti al meglio, di creare una formazione adeguata a poter maneggiare e utilizzare questi dati.





