
Nuovo stadio Flaminio, si intravede la luce in fondo al tunnel?
Un momento atteso da mesi, necessario per compiere il passo successivo per la realizzazione del nuovo Flaminio. Parte oggi la conferenza dei servizi relativa al progetto di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento della nuova casa della SS Lazio. Si tratta di una fase preliminare necessaria per approvare il progetto presentato lo scorso febbraio dai vertici della società biancoceleste e la valutazione toccherà agli esperti dei 39 enti coinvolti. I tempi sono serrati: la procedura prevede che, dopo 45 giorni dalla protocollazione, con eventuali altri 30 giorni supplementari a causa di richieste di integrazioni, nel caso in cui ci dovesse essere un esito positivo da parte dell’organizzazione, il progetto dovrà ricevere la manifestazione di pubblico interesse prima dalla giunta comunale e poi dall’assemblea capitolina, come fatto con il nuovo stadio dell’AS Roma nel quartiere Pietralata nel 2023.
La SS Lazio: “Restituire a Roma uno dei luoghi più simbolici”
La società sportiva nella nota stampa pubblicata sul sito ufficiale, in cui ribadisce che prenderà parte al tavolo, dichiara i piani futuri: “L’obiettivo del progetto è restituire alla città di Roma uno dei suoi luoghi simbolici più importanti attraverso un intervento di rigenerazione urbana, sostenibilità, innovazione infrastrutturale e valorizzazione architettonica. Per la SS Lazio il Flaminio rappresenta una sfida che va oltre la dimensione sportiva: un’infrastruttura moderna – conclude il comunicato – capace di generare valore sociale, occupazionale, culturale ed economico per il territorio”.
Gualtieri è fiducioso: “Priorità per questa amministrazione”
La speranza comune è che si possa finalmente cambiare pagina, per un’opera ferma da quindici anni e che porta con sé il peso della troppa burocrazia. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri è fiducioso: “Il recupero e la riqualificazione dello stadio Flaminio rappresentano una priorità per questa amministrazione, perché parliamo di un luogo simbolico della città che merita di tornare a vivere e a essere valorizzato. L’avvio della conferenza dei servizi preliminare è un passaggio importante previsto dall’iter: ora saranno gli enti competenti a svolgere tutte le valutazioni tecniche necessarie con la massima attenzione e nel rispetto delle procedure”.
Lo scoglio Nervi
Gli uffici dell’amministrazione capitolina e tutti i soggetti preposti esamineranno la fattibilità del piano, analizzando da vicino la possibilità di superare o meno i complessi vincoli architettonici e strutturali che gravano sull’impianto firmato da Pier Luigi Nervi. Questo primo appuntamento serve a capire la reale fattibilità del progetto del presidente laziale Claudio Lotito. La parti in causa dovranno mostrare le carte agli uffici comunali e agli enti competenti per capire se l’idea di ristrutturazione sia fattibile e in che modo possa superare i vincoli architettonici, non di poco conto, che tutelano la struttura originale. L’opera era stata realizzata da Nervi, archistar degli anni ’50 e ’60, per i Giochi olimpici che Roma ha ospitato nel 1960. Data la storicità dell’impianto e i vincoli posti dalla Fondazione Nervi, si è trovato un accordo sull’arco portante della struttura, oggetto di tante discussioni e protagonista di missioni di riqualificazione fallite nel passato.
La speranza è l’ultima a morire
Con un sano ottimismo e per non farsi trovare impreparati nel momento clou, la macchina burocratica non si ferma. Il dipartimento Grandi Eventi e Sport di Roma Capitale sta già predisponendo la bozza della delibera da presentare alla giunta. In caso di risposta positiva da parte dell’assemblea capitolina, la SS Lazio dovrà poi presentare il PTFE (Progetto di fattibilità tecnico-economica) per sottoporlo a una seconda conferenza dei servizi, questa volta decisoria. Sarà quello l’ultimo scoglio burocratico prima della delibera finale e della successiva gara d’appalto.






