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Come l’Ucraina ha reinventato il conflitto moderno mentre i negoziati restano in stallo
© Imagoeconomica
2 Giugno 2026

Come l’Ucraina ha reinventato il conflitto moderno mentre i negoziati restano in stallo

A quattro anni dall’invasione, l’Ucraina non è solo teatro di guerra ma laboratorio della difesa moderna. I droni hanno riscritto le regole del conflitto. Nel frattempo, bombe e missili continuano a cadere su Kiev.

Nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2026, la Russia ha lanciato contro l’Ucraina un attacco combinato di proporzioni eccezionali: novanta missili di vario tipo, di cui trentasei balistici, e circa seicento droni d’attacco, diretti in larga parte verso Kiev e la sua regione. La difesa aerea ucraina ha lavorato per oltre sei ore, intercettando la gran parte degli ordigni, ma non abbastanza da evitare vittime tra i civili. Almeno quattro persone sono morte, oltre cinquanta sono rimaste ferite. Una scuola è stata colpita nel distretto di Shevchenkivsky, edifici residenziali distrutti in più quartieri della capitale. L’attacco è arrivato come rappresaglia russa per un precedente raid ucraino su un dormitorio universitario a Starobilsk, nella zona orientale occupata da Mosca, che aveva causato ventuno morti.

A rendere l’episodio ancor più pesante sul piano strategico è stato l’impiego di un missile balistico a medio raggio Oreshnik, che ha colpito l’area di Bila Tserkva, a circa ottanta chilometri da Kiev. Era la terza volta dall’inizio del conflitto che la Russia usava questa arma: la prima volta su Dnipro nel novembre 2024, la seconda sulla regione di Leopoli nel gennaio 2026. La progressione geografica è deliberata e racconta qualcosa di preciso: l’Oreshnik si avvicina alla capitale, esercitando una pressione che non è solo militare ma politica. Il sistema balistico a testate multiple è immune agli attuali sistemi di difesa antimissile disponibili in Ucraina, ed è progettato per trasportare testate nucleari, anche se in questo caso è stato impiegato con cariche convenzionali. L’Alta rappresentante UE per la politica estera Kaja Kallas ha definito l’uso dello stesso una “tattica intimidatoria” e una “sconsiderata politica del rischio calcolato sul nucleare”, annunciando che i ministri degli Esteri europei avrebbero discusso come aumentare ulteriormente la pressione su Mosca.

Sul fronte diplomatico, maggio è stato un mese ricco di segnali contraddittori. A inizio mese, Russia e Ucraina avevano dichiarato cessate il fuoco separati e non coordinati: Mosca aveva sospeso le operazioni per il giorno della Vittoria, l’8-9 maggio; Kiev aveva a sua volta annunciato una tregua il 5-6 maggio, rifiutando di fermarsi durante una festività militare russa. Il 9 maggio, su pressione della Casa Bianca, Trump aveva annunciato un cessate il fuoco di tre giorni mediato dagli Stati Uniti, confermato sia da Zelensky che dal consigliere presidenziale russo Ushakov. Nei giorni successivi, Putin aveva dichiarato pubblicamente che la guerra stava per concludersi e si era detto disponibile a colloqui diretti con Zelensky a Mosca o in un paese neutrale. Ma le bombe sulla capitale ucraina della scorsa settimana mostrano con chiarezza che i segnali di distensione e le operazioni militari procedono su binari del tutto separati. Anche sul fronte terrestre, il quadro resta in movimento: Kiev sostiene di aver quasi riconquistato il territorio perso nella regione industriale del Dnipro e di aver bloccato gli avanzamenti russi nel Kharkiv, ma Mosca afferma di avanzare nel Donbas e di controllare ormai il 15-17% della regione di Donetsk, contro il 35% che era in mano ucraina sei mesi fa.

Un paese che produce guerra mentre resiste

Quello che nessun osservatore si aspettava nel febbraio 2022 era che l’Ucraina, partita da una spesa militare di 4,7 miliardi di dollari annui contro i 45 miliardi della Russia, riuscisse in quattro anni a trasformarsi in uno dei paesi con la più rapida capacità di innovazione tecnologica militare al mondo. La necessità ha fatto scuola in modo brutalmente efficace. All’inizio del conflitto, i soldati ucraini usavano droni commerciali da poche centinaia di dollari per ricognizione; poi li hanno adattati per trasportare esplosivi; poi hanno cominciato a produrli internamente su scala industriale. Oggi l’Ucraina punta a sfornare circa dieci milioni di droni nel 2026, con una capacità produttiva che solo tre anni fa era impensabile. La piattaforma governativa Brave1, che sostiene oltre 1.500 aziende tecnologiche del settore della difesa con finanziamenti e supporto logistico, ha visto gli investimenti aumentare di otto volte tra il 2023 e il 2024.

L’evoluzione dei droni aerei ha seguito almeno otto fasi distinte, secondo un’analisi pubblicata dall’istituto francese Ifri nel febbraio 2026: da semplici strumenti di osservazione a sistemi d’arma parzialmente coordinati dall’intelligenza artificiale, capaci di volare in sciami, di operare in ambienti con forte jamming elettronico, e di aggiornare i propri parametri in tempo reale sulla base dei dati raccolti sul campo. La guerra in Ucraina ha dimostrato che un sistema che funziona perfettamente nei test ma crolla sotto la guerra elettronica è operativamente inutile, e ha costretto ingegneri e operatori a lavorare con cicli di aggiornamento che si misurano in giorni, non in mesi o anni come avveniva nei programmi di acquisizione tradizionali.

I droni a guida in fibra ottica

Uno degli sviluppi più significativi di questa corsa all’adattamento riguarda i droni a guida in fibra ottica, una tecnologia che ha cambiato profondamente l’equilibrio tattico e che dalla guerra in Ucraina si è già diffusa in altri teatri di conflitto. Il principio è semplice ma le implicazioni sono radicali: il drone non comunica con l’operatore via radio, ma è collegato a terra tramite un cavo in fibra ottica sottile come del filo interdentale, che si svolge man mano che il velivolo avanza. Poiché non emette alcun segnale elettromagnetico, è immune ai sistemi di jamming convenzionale, impossibile da geolocalizzare tramite la sorgente di trasmissione e quasi invisibile ai radar per le sue piccole dimensioni e la bassa quota di volo. In sostanza annulla il principale strumento difensivo sviluppato in quattro anni di guerra dei droni: la guerra elettronica.

La Russia ha cominciato a impiegare su vasta scala questo tipo di drone nell’agosto 2024, durante l’incursione ucraina nella regione di Kursk, dove la densità di sistemi di jamming ucraino rendeva quasi impossibile l’uso di droni FPV radio-comandati tradizionali. L’ottobre 2025 ha segnato un salto qualitativo: per la prima volta, un drone russo a fibra ottica ha colpito Kramatorsk, città nella regione del Donetsk abitata da circa centomila civili, a oltre diciannove chilometri dal fronte. Prima di quel momento, quella distanza era considerata una soglia di sicurezza relativa. In una successiva escalation documentata a maggio 2026, uno sciame di cinquanta droni a fibra ottica ha distrutto una sottostazione elettrica ucraina che era considerata tra le più protette del paese. L’Ucraina ha risposto sviluppando proprie versioni della stessa tecnologia, con trentacinque aziende già attive nella produzione, e ha di recente presentato il sistema FENEK, un sensore passivo che usa la triangolazione acustica per rilevare i droni in fibra ottica senza dover emettere segnali che potrebbero rivelare la propria posizione.

La caratteristica più inquietante di questa tecnologia è la sua trasferibilità. Quello che è nato come risposta tattica alle condizioni specifiche del fronte ucraino è diventato nel giro di un anno un’arma adottata da attori radicalmente diversi in teatri lontani. In Libano, dal marzo 2026, Hezbollah ha cominciato a impiegare droni FPV a guida in fibra ottica contro le forze israeliane nel sud del paese, in un conflitto separato ma direttamente alimentato dalle lezioni apprese in Ucraina. Il media chief di Hezbollah ha confermato che i droni vengono prodotti direttamente in Libano, assemblati con componenti acquistabili online su piattaforme come AliExpress a un costo complessivo che va da poche centinaia di dollari a un massimo di quattromila. In poche settimane i droni a fibra ottica hanno ucciso quattro soldati israeliani e ferito decine di altri, incluso un civile. L’esercito israeliano, considerato tra i più tecnologicamente avanzati al mondo, si è trovato a corto di risposte: i briefing ai comandanti sul campo si sono ridotti al consiglio di “stare all’erta e sparare se si vede il drone”. In assenza di soluzioni sistematiche, alcune unità di combattimento hanno cominciato a coprire le posizioni con reti da pesca improvvisate nella speranza di intrappolare i cavi. Hezbollah ha ulteriormente perfezionato il sistema aggiungendo telecamere termiche, che rendono i droni operativi anche di notte. Israel Aerospace Industries, principale industria della difesa israeliana, ha mobilitato i propri ingegneri in modalità di emergenza per sviluppare contromisure cinetiche ed energetiche, con la promessa di poter entrare in produzione accelerata nel giro di settimane una volta ricevuto il via libera dal ministero della Difesa.

La rivoluzione navale che nessuno si aspettava

Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel 2022, Kiev non aveva praticamente marina militare: aveva autoaffondato il suo unico vascello rimanente per evitare che cadesse in mani russe. In assenza di qualunque possibilità di parità convenzionale, l’Ucraina ha costruito una flotta di droni navali a superficie, i cosiddetti USV, capaci di operare autonomamente e di colpire navi da guerra da decine di milioni di dollari con veicoli che ne costano qualche migliaio. Il risultato è che la flotta russa del Mar Nero, che nel 2022 era la forza navale dominante della regione, è oggi ridotta a sette grandi unità combattenti, costrette nel porto di Novorossiysk, che non è più un approdo sicuro. Il Dipartimento della Difesa britannico aveva già dichiarato nel 2024 che la flotta russa del Mar Nero era diventata “funzionalmente inattiva”. Nell’aprile 2026, droni ucraini hanno colpito la fregata Admiral Makarov direttamente in porto, nel suo ultimo rifugio. La Russia, dal canto suo, aveva pianificato una propria campagna con droni navali per il 2026, ma il progetto è collassato dopo che SpaceX ha bloccato su richiesta ucraina l’accesso russo alle comunicazioni via satellite Starlink.

Il laboratorio che insegna al mondo

Il laboratorio ucraino non produce solo innovazione per la difesa occidentale: produce anche un manuale che altri, con intenzioni molto diverse, imparano a memoria. Quello che si è sviluppato sul fronte orientale dell’Europa è diventato il più avanzato banco di prova per le tecnologie militari della nostra epoca, studiato da analisti e stati maggiori di mezzo mondo. Nel maggio 2025, durante l’esercitazione NATO “Hedgehog-25” in Estonia, veterani dell’esercito ucraino hanno dato lezioni pratiche di guerra ai droni a tredici eserciti alleati. Il risultato è stato impietoso: i militari NATO parcheggiavano i veicoli blindati come se fossero in un piazzale, si nascondevano nelle foreste convinti di non essere visti (e invece venivano individuati in pochi minuti), inviavano corrieri con mappe cartacee a portare coordinate agli ucraini. Dopo il quarto corriere, gli ucraini hanno smesso di accettare le mappe e hanno mostrato come usare il sistema di comunicazione Delta, sviluppato internamente.

L’ammiraglio Pierre Vandier, comandante supremo alleato per la trasformazione della NATO, in visita a Kiev nel marzo 2026, ha riconosciuto apertamente che l’invasione russa ha dimostrato come l’Europa non sia in grado di sostenere una guerra convenzionale su scala industriale: le munizioni si consumano più in fretta di quanto possano essere prodotte, le scorte e i piani di produzione erano stati dimensionati per operazioni limitate, non per conflitti ad alta intensità prolungati. L’Ucraina nel frattempo produce droni a dieci milioni l’anno, con costi unitari che in alcuni modelli non superano i duemilacinquecento dollari, contro missili antimissile che costano centinaia di volte di più. Questa asimmetria economica è una delle lezioni più scomode e più urgenti che le capitali occidentali stanno cercando di metabolizzare, mentre il conflitto procede senza una prospettiva chiara di cessate il fuoco stabile. I negoziati avanzano a fatica, le bombe cadono, e il laboratorio continua a funzionare.

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