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Argomento: Energetiche

Germania: Uniper vende la sua quota del 20% del gasdotto Opal

La società energetica tedesca Uniper vende la sua quota del 20% del gasdotto Opal, che si estende da Lubmin, in Germania, fino in Repubblica Ceca, per una lunghezza totale pari a circa 740 chilometri.

”Le parti interessate dovranno presentare le loro offerte entro il 29 gennaio 2026”, riferisce una nota diffusa dalla società tedesca.

La vendita della quota di partecipazione in Opal era stata posta dalla Commissione Europea come condizione, dopo aver approvato il salvataggio di Uniper da parte del governo tedesco alla fine del 2022, nel bel mezzo della crisi europea avviata dalla guerra tra Russia e Ucraina.

L’Ue verso reti elettriche più smart, Italia esempio da seguire

La Commissione Europea ha presentato, il 10 dicembre, il piano per traghettare le reti elettriche nel futuro. Secondo il Commissario all’Energia Dan Jørgensen è “la proposta più importante del mandato”.

Questo progetto scaturisce dall’esigenza di abbassare i prezzi, accelerare la decarbonizzazione e ridurre la dipendenza energetica dell’Unione, incentrandosi sull’infrastruttura elettrica, un elemento che, fino ad oggi, è stato quasi marginale.

Questo provvedimento arriva in un momento in cui le infrastrutture elettriche europee sono tornate al centro dell’attenzione, con tutta la loro fragilità: lo scorso 28 aprile, la Spagna e il Portogallo erano stati colpiti da un blackout che aveva lasciato milioni di persone senza elettricità. All’inizio, qualcuno aveva accusato le energie rinnovabili, ma le analisi successive hanno dimostrato che l’accaduto non era dovuto a quel tipo di energia, ma ad una gestione errata della tensione da parte di alcune grandi aziende produttrici e ad una rete che non aveva sistemi di controllo avanzati utili a consentire una stabilizzazione rapida del sistema.

Questo episodio ha dimostrato l’importanza di disporre di una rete elettrica efficiente, e che, mentre la produzione elettrica cambia velocemente, molte infrastrutture europee sono rimaste ferme al secolo scorso, con reti inefficienti, pochi sistemi di controllo dinamico, inverter che non riescono a supportare la modalità “grid forming”, vale a dire la tecnologia che agisce attivamente per la stabilità di rete, e una carenza di batterie di accumulo.

Il blackout, inoltre, ha reso urgente un intervento da parte di Bruxelles per modernizzare la rete, digitalizzarla, rinforzare gli accumuli e rendere obbligatoria una pianificazione che preveda un maggiore coordinamento tra gli Stati membri.

Ma, evidenzia Energia per l’Italia, associazione indipendente composta da accademici ed esperti del settore energetico-ambientale, che da anni promuove politiche basate su evidenze scientifiche, proprio mentre l’Ue chiede agli Stati membri di mettere il piede sull’acceleratore, ecco una sorpresa: l’Italia. Per l’associazione, il Paese è dotato di una delle reti elettriche più efficienti, affidabili e moderne d’Europa, grazie ad una stagione di investimenti avviata dopo il gigantesco blackout del 2003, che lasciò lo Stivale al buio per diverse ore.

“Delle reti si parla poco, eppure sono la condizione necessaria per integrare rinnovabili e accumuli”, evidenzia Andrea Tilche, esperto di transizione energetica e membro del direttivo di Energia per l’Italia.

Il punto più interessante, però, lo pone un’altra esperta citata dall’associazione: Zsuzsanna Pató, analista del think tank energetico europeo Rap e autrice di un articolo su Euractiv dove spiega perchè l’Italia costituisce un caso di studio.

Secondo Pató, uno dei motivi del “successo silenzioso” della rete italiana sta nell’uso intelligente delle tecnologie dinamiche: Terna, l’operatore statale che si occupa della trasmissione dell’energia elettrica, è stato tra i primi, a livello europeo, a utilizzare il Dynamic line rating (Dlr), un indice che misura in tempo reale le condizioni ambientali delle reti elettriche, aggiornando, di conseguenza, la loro capacità di trasporto.

Difatti, le linee elettriche vengono, di solito, limitate sulla base di valori statici e prudenziali, stabiliti per le condizioni meteorologiche più avverse: ciò vuol dire che una linea ideata per trasportare, ad esempio, 1.000 megawatt, in realtà ne trasporta molti di meno. L’indice ribalta l’approccio, grazie a sensori installati sui cavi che rilevano la temperatura del conduttore, la velocità del vento e le condizioni ambientali, poi trasmettono i dati ad un sistema di controllo, che effettua il ricalcolo della capacità disponibile. Questo è un modo di aumentare la capacità, evitando di costruire nuove infrastrutture.

In Italia, ricorda Patò, Terna ha ampliato la capacità della rete di circa 1.450 MW, utilizzando il Dlr. Questo aumento, che equivale alla potenza di un grande impianto termoelettrico, ha portato alla riduzione della congestione sulla rete e, di conseguenza, ad evitare costose operazioni di dispacciamento, oltre a permettere di integrare più energia rinnovabile che, altrimenti, sarebbe stata “tagliata” o limitata.

I risparmi sono dovuti proprio alle minori congestioni, che si traducono in minori costi operativi e minori necessità di realizzare nuove linee, soltanto per gestire picchi occasionali.

Per questo, afferma Patò, Bruxelles dovrebbe seguire “il modello italiano”: garantire un premio alle aziende per i risultati ottenuti, tra cui la capacità aggiuntiva effettiva e la riduzione delle congestioni, piuttosto che per la quantità di capitale gestito. L’Ue, dunque, dovrebbe avere un approccio orientato più alla performance, piuttosto che alla spesa.

“Nonostante questo vantaggio”, avvisa, però, Stefano Lila, docente all’Università di Bologna, “l’Italia non sta sfruttando fino in fondo la propria rete moderna per accelerare la crescita delle rinnovabili e delle batterie di accumulo”. Dunque, struttura e resilienza ci sono, ma i nuovi impianti stanno arrivando ancora con troppa lentezza. Ed è su questo punto che il pacchetto della Commissione Ue potrebbe essere fondamentale: coordinare meglio la pianificazione, ridurre i tempi autorizzativi, digitalizzare le reti e facilitare ulteriormente le integrazioni delle fonti intermittenti.

Il paradosso dell’Italia, comunque, è evidente: “Per una volta abbiamo costruito una buona infrastruttura e abbiamo persino anticipato alcune soluzioni che oggi Bruxelles vuole introdurre a livello europeo”, ha concluso Lila. “La domanda è se sapremo usarla davvero per ridurre le bollette, aumentare la quota di rinnovabili e trasformare un vantaggio infrastrutturale raro nel panorama italiano in un vantaggio competitivo”.

A2A accelera su estero e data center: acquisizioni in Europa e nuove infrastrutture ad alta efficienza

A2A prepara una nuova fase di crescita e guarda oltre i confini nazionali per aumentare scala, presenza industriale e capacità di investimento. La linea è chiara: valutare acquisizioni mirate in Europa per rafforzare alcune filiere chiave, affiancando alla crescita organica un percorso di espansione inorganica selettiva.

Nel segmento Ambiente, il gruppo punta su mercati come Spagna, Portogallo e Regno Unito, dove intende valorizzare competenze integrate che vanno dalla raccolta urbana fino al Waste-to-Energy. L’obiettivo è esportare un modello operativo completo, capace di generare efficienze lungo l’intera catena e di creare sinergie tra logistica, trattamento e valorizzazione energetica dei rifiuti.

Sul fronte delle rinnovabili, l’attenzione si sposta su Paesi come Germania e Polonia, considerati aree con ulteriore spazio di sviluppo per accompagnare la transizione e la sostituzione delle fonti più impattanti. In questa prospettiva, A2A ragiona su progetti lungo tutta la filiera: dalla produzione alla gestione degli asset, fino alla vendita di energia e servizi ai clienti finali, sia per luce sia per gas.

Le operazioni allo studio seguono criteri di selezione netti: a parità di impegno economico rispetto a iniziative comparabili in Italia, i progetti dovranno garantire rendimenti migliori e/o tempi di esecuzione più rapidi. Questa impostazione punta a ridurre il rischio di immobilizzo del capitale e ad accelerare la messa a terra degli investimenti, con un impatto più veloce su risultati industriali e competitività.

Nel quadro di una visione di lungo periodo, A2A ha impostato un percorso di investimenti complessivo da 23 miliardi con orizzonte al 2035, con una parte già realizzata e una parte già in fase esecutiva. La quota residua, ancora da avviare, potrebbe essere sviluppata in un perimetro più ampio e maggiormente europeo, pur mantenendo una presenza prevalente sul mercato domestico.

In Italia, il gruppo spinge anche su un asset strategico: i data center. L’idea è andare oltre il ruolo di semplice fornitore di energia, proponendosi come partner industriale e di servizi per aziende tech e operatori digitali, progettando e realizzando infrastrutture già ottimizzate dal punto di vista energetico.

Questa direzione incrocia due necessità sempre più centrali: l’aumento della domanda elettrica legata al digitale e l’esigenza di efficienza, continuità di servizio e sostenibilità. Per A2A, l’ingresso nel business dei data center può diventare un acceleratore di nuova domanda qualificata, oltre che un terreno industriale dove integrare competenze energetiche, progettazione e gestione di infrastrutture critiche.

Dal Giappone stop agli impianti fotovoltaici a terra

Il governo giapponese sospenderà i sussidi per la realizzazione di grandi impianti solari dal 1° aprile 2027, ovvero dall’inizio dall’anno fiscale. 

Lo riporta il quotidiano giapponese Yomiuri.

Secondo fonti del governo e del Partito Liberal Democratico, vincitore delle ultime elezioni, la decisione è stata presa sia a causa dei possibili danni ambientali, sia per le forti reazioni negative da parte delle popolazioni locali.

 Deforestazioni e disboscamenti dei pendii montuosi per installare decine di migliaia di pannelli solari stanno infatti provocando seri danni all’ecosistema.

Il governo Takaichi rivedrà radicalmente la sua politica di promozione sugli impianti solari, adottata dopo il maremoto del 2011 e il conseguente disastro alla centrale nucleare di Fukushima, portò le autorità nipponiche a chiudere tutte le 54 centrali nucleari attive nel paese, provocando seri danni all’approvvigionamento energetico nazionale. 

La decisione di sospendere il sostegno pubblico dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine del 2025. 

Non sarà invece messo in discussione il sostegno per i pannelli fotovoltaici installati sui tetti delle abitazioni e quindi, a basso impatto ambientale. 

Fino al 2011 l’energia nucleare copriva un terzo del fabbisogno energetico nazionale.

Il Giappone sta riattivando parzialmente le centrali atomiche nel rispetto delle nuove misure di sicurezza, 14 delle quali sono già state rimesse in funzione e il loro numero è in costante aumento.

 Il nuovo Primo Ministro Sanae Takaichi è un grande sostenitore dell’energia nucleare ed ha aperto tavoli di trattative con le autorità locali.

Eni scopre un grande giacimento di gas nel bacino del Kutei in Indonesia

Eni mette a segno una nuova scoperta di rilievo nel cuore del Sud-Est asiatico. Il gruppo ha annunciato l’esito positivo del pozzo esplorativo Konta-1, perforato nel Psc Muara Bakau, nel bacino del Kutei, al largo del Kalimantan Orientale in Indonesia, a circa 50 chilometri dalla costa. Le prime valutazioni parlano di una risorsa di gas di dimensioni importanti, con un potenziale che consolida il ruolo dell’area come uno dei poli strategici per la crescita del portafoglio upstream del gruppo.

 

Il pozzo Konta-1 è stato spinto fino a una profondità di circa 4.575 metri in acque profonde 570 metri, incontrando gas in quattro diversi livelli sabbiosi di età miocenica, caratterizzati da buone proprietà petrofisiche. Su uno di questi reservoir è stato condotto un test di produzione che ha confermato la produttività del giacimento: la portata di prova ha raggiunto circa 900.000 metri cubi di gas al giorno e circa 700 barili/giorno di condensati.

 

Sulla base dei risultati del test e dei dati raccolti, Eni stima che il pozzo, considerando tutti i livelli mineralizzati, possa raggiungere una capacità complessiva di produzione di circa 2,2 milioni di metri cubi di gas al giorno e circa 1.600 barili/giorno di condensati. Le valutazioni preliminari indicano volumi scoperti intorno ai 17 miliardi di metri cubi di gas in posto nei quattro reservoir attraversati dalla traiettoria del pozzo.

 

L’area di Konta presenta però ulteriori segmenti sabbiosi non ancora perforati, ma con caratteristiche geologiche analoghe. Se confermati da future attività esplorative, potrebbero far salire il volume complessivo oltre la soglia dei 28 miliardi di metri cubi di gas in posto. Un elemento che rende la scoperta ancora più interessante dal punto di vista industriale e apre la strada a uno sviluppo su scala significativa.

 

Uno dei punti di forza del nuovo giacimento è la vicinanza alle infrastrutture già operative nel bacino del Kutei e a scoperte precedenti, fattore che consente importanti sinergie in fase di sviluppo. Eni sta già valutando opzioni per un percorso accelerato, in modo da collegare rapidamente Konta alle installazioni esistenti e valorizzare i volumi nel più breve tempo possibile. La scoperta, inoltre, rafforza la fiducia nella campagna esplorativa programmata nell’area, che prevede la perforazione di altri quattro pozzi nel 2026.

 

Konta-1 si colloca all’interno del Psc Muara Bakau, di cui Eni è operatore con una quota pari a circa l’88,3%, mentre il restante 11,7% è detenuto da Saka Energi. Il blocco rientra nel perimetro dei 19 asset – 14 in Indonesia e 5 in Malesia – che confluiranno nella nuova società paritetica (NewCo) tra Eni e la malese Petronas. La joint venture unirà portafogli complementari, competenze tecniche e forza finanziaria per puntare alla leadership nella transizione energetica nell’area del Sud-Est asiatico.

 

Il piano industriale della NewCo prevede investimenti per oltre 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, destinati allo sviluppo di almeno otto nuovi progetti e alla perforazione di 15 pozzi esplorativi. L’obiettivo è valorizzare circa 3 miliardi di barili equivalenti di riserve già scoperte e sbloccare un potenziale esplorativo stimato in 10 miliardi di barili equivalenti non rischiati. La chiusura dell’operazione Eni–Petronas è attesa nel corso del 2026.

 

Eni è presente in Indonesia dal 2001 e oggi dispone di un portafoglio articolato tra esplorazione, sviluppo e produzione. Nel solo Kalimantan Orientale la compagnia produce circa 90.000 barili equivalenti al giorno dai giacimenti di Jangkrik e Merakes. La nuova scoperta di Konta si inserisce in questo quadro come ulteriore tassello nella strategia “near-field”, che punta a massimizzare il valore delle aree già conosciute, sfruttando conoscenza geologica approfondita, tecnologie geofisiche avanzate e l’integrazione con le infrastrutture esistenti.

Fer Emilia-Romagna verso il 100% di rete elettrica entro il 2026: investimenti per oltre 414 milioni di euro

Ferrovie Emilia-Romagna ha diffuso il suo primo Rapporto di Sostenibilità dedicato al 2024, fotografando in modo organico lo stato delle infrastrutture ferroviarie regionali e l’impatto degli investimenti sul territorio. Gli interventi programmati alla data del 23 luglio 2025 per il miglioramento della rete e lo sviluppo regionale superano complessivamente i 414,5 milioni di euro, frutto delle risorse messe in campo dalla Regione Emilia-Romagna.

 

Di questo plafond, oltre 220 milioni di euro risultano già contabilizzati, a conferma di un avanzamento concreto dei cantieri. Una parte significativa delle risorse è orientata alla trasformazione energetica della rete, al rafforzamento dei sistemi di controllo e alla realizzazione di opere che ridisegnano il rapporto tra ferrovia e città.

 

Il traguardo fissato da Fer è ambizioso: arrivare all’elettrificazione del 100% della rete ferroviaria regionale entro il 2026. Al momento, i chilometri di linea elettrificata hanno raggiunto quota 245 su un totale di 364, con un progresso di circa 30 km rispetto all’anno precedente.

 

Questa accelerazione si riflette immediatamente sul servizio: oggi oltre il 72% dei treni passeggeri circola con trazione elettrica, con emissioni allo scarico pari a zero. Anche il comparto merci sta vivendo la stessa trasformazione, con circa il 40% dei convogli già alimentati elettricamente, riducendo l’impatto ambientale della logistica su ferro.

 

Parallelamente alla transizione energetica, Fer ha intensificato gli interventi sulla sicurezza e sull’innovazione tecnologica. La rete regionale risulta oggi protetta per circa il 77% della sua estensione dal Sistema di Controllo Marcia Treno (Scmt), una piattaforma che consente di supervisionare e regolare in tempo reale la circolazione, riducendo il rischio di errore umano e aumentando la regolarità del servizio.

 

Tra i progetti considerati strategici rientrano anche gli interventi di “ricucitura urbana”, a partire dagli interramenti e dalle opere nei nodi di Bologna e Ferrara. Questi cantieri puntano a eliminare barriere fisiche, migliorare l’integrazione tra ferrovia e tessuto cittadino e restituire nuovi spazi alle comunità locali.

 

Il Rapporto evidenzia come il valore economico diretto generato dalla società sia pari a oltre 217 milioni di euro, a fronte dei quali sono stati redistribuiti agli stakeholder circa 211,9 milioni, in crescita di quasi 14 milioni rispetto all’esercizio precedente. Un dato che testimonia l’effetto leva degli investimenti ferroviari sulla filiera industriale, sulle imprese coinvolte nei lavori e sull’indotto.

 

La pubblicazione del bilancio di sostenibilità viene presentata come una scelta di governance orientata alla trasparenza: numeri e indicatori tecnici vengono trasformati in una narrazione accessibile, pensata per rendere misurabile l’impatto sociale, economico e ambientale dell’infrastruttura ferroviaria regionale.

 

Al centro della strategia di lungo periodo Fer pone anche il capitale umano. Nel corso del 2024 sono state erogate oltre 34.500 ore di formazione al personale, con programmi dedicati alla sicurezza, alla gestione delle nuove tecnologie, ai temi ambientali e organizzativi. L’obiettivo è allineare le competenze interne alla rapida evoluzione della rete e dei sistemi di controllo.

 

Dal Rapporto emerge così l’immagine di un’infrastruttura sempre più orientata alla decarbonizzazione, con la combinazione di elettrificazione, sistemi di sicurezza avanzati, opere di integrazione urbana e formazione continua. Una direzione che va nella rotta di una mobilità pubblica regionale più efficiente, sostenibile e competitiva a livello nazionale.

Enaon: 1 miliardo di investimenti entro 2031 per rivoluzionare la rete gas greca

Italgas rafforza la sua presenza nei Balcani approvando un ambizioso piano strategico 2025-2031 che destina 1 miliardo di euro allo sviluppo e alla modernizzazione della rete di distribuzione gas greca, gestita da Enaon.

L’iniziativa mira a estendere le infrastrutture in aree ancora scoperte, favorendo l’integrazione di gas rinnovabili come il biometano per accelerare la decarbonizzazione e supportare la transizione ecologica del Paese.

Entro il 2031 saranno realizzati oltre 2.500 chilometri di nuove condotte, con enfasi su reti a bassa e media pressione per servire famiglie, imprese e industrie, inclusi cofinanziamenti per il 38% dei tratti residenziali.

Parallelamente, una fetta consistente degli investimenti finanzia la digitalizzazione avanzata, integrando piattaforme ICT di gruppo, intelligenza artificiale per la gestione operativa e field service, oltre a potenziamenti del centro di comando di Atene per monitoraggio remoto.

Verranno installati nuovi sistemi di supervisione, sensoristica nelle cabine di regolazione e smart meter “H2-ready” a partire dal 2026, preparando la rete per idrogeno verde e futuro sostenibile.

Questo modello, già testato in Italia, trasformerà Enaon in un’eccellenza europea per efficienza e resilienza energetica. La Grecia guadagna così un alleato strategico per l’indipendenza energetica, con ricadute positive su economia locale e obiettivi Ue di neutralità carbonica.

Italgas si candida a leader nella transizione molecolare, unendo innovazione tecnologica e infrastrutture green.

Plenitude acquisisce Acea Energia e consolida il polo retail dell’energia in Italia

Plenitude compie un passo strategico nel mercato energetico italiano con la firma di un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% del capitale di Acea Energia, società attiva nel segmento retail e interamente controllata dal gruppo Acea. Nell’operazione rientra anche la partecipazione del 50% nel capitale di Umbria Energy, rafforzando ulteriormente la presenza commerciale di Plenitude in aree chiave del Paese.​

 

Il corrispettivo pattuito prevede il pagamento di 460 milioni di euro, a cui si aggiunge il riconoscimento della cassa netta normalizzata fino a 127 milioni, per un ammontare complessivo potenziale fino a 587 milioni di euro, soggetto ai consueti meccanismi di aggiustamento previsti per questo tipo di transazioni. L’accordo contempla inoltre una componente di prezzo variabile fino a 100 milioni di euro, che potrà essere riconosciuta ad Acea al raggiungimento di specifici obiettivi di performance entro il 30 giugno 2027.​

 

Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro giugno 2026 ed è subordinato all’autorizzazione delle autorità competenti, a partire dall’Antitrust e dai regolatori del settore. Una volta chiusa la transazione, Plenitude integrerà nel proprio portafoglio oltre 1,4 milioni di clienti retail in Italia, superando così la soglia degli 11 milioni di clienti complessivi in Europa e anticipando di circa due anni il target di base clienti previsto per il 2028.​

 

Per Plenitude, controllata di Eni, l’acquisizione rappresenta un tassello chiave nella strategia di crescita integrata lungo la catena del valore dell’energia, con un posizionamento sempre più forte nella vendita di elettricità e gas a famiglie e imprese. L’unione delle strutture commerciali e delle competenze di Plenitude e Acea Energia punta a generare sinergie industriali, ottimizzare i costi e ampliare l’offerta di servizi, anche in ambito efficienza energetica, mobilità elettrica e soluzioni per la transizione energetica.

 

Per il gruppo Acea, la cessione di Acea Energia consente di liberare risorse finanziarie da reinvestire nelle attività a più alta componente infrastrutturale e regolata, come reti idriche, elettriche e ambientali, in linea con la strategia delineata dal piano industriale. L’operazione rafforza la capacità del gruppo di concentrare investimenti su infrastrutture critiche per i territori, innovazione dei servizi pubblici locali e progetti a forte contenuto di sostenibilità, mantenendo al centro il ruolo di operatore infrastrutturale di riferimento nelle città e nei distretti in cui è presente.

Zafarana: transizione energetica richiede pragmatismo tra sicurezza e decarbonizzazione

La transizione energetica non può essere affrontata con soluzioni ideologiche ma richiede un approccio pragmatico che sappia bilanciare sicurezza degli approvvigionamenti e obiettivi di decarbonizzazione. È questa la visione espressa dal presidente del consiglio di amministrazione di Eni, Giuseppe Zafarana, che inquadra la sicurezza energetica come pilastro fondamentale per la crescita economica, la competitività industriale e il benessere sociale.

 

La disponibilità di energia sicura, accessibile e affidabile non è solo una questione tecnica ma una condizione essenziale per ridurre le emissioni di CO2 e sostenere la trasformazione dei sistemi produttivi. La sicurezza energetica si articola su tre dimensioni interconnesse: economica, sociale e tecnologica. Sul versante economico, i costi dell’energia incidono direttamente sulla capacità competitiva delle imprese, come dimostrato dalla crisi dei settori energivori europei dopo lo shock dei prezzi seguito all’invasione dell’Ucraina, con il comparto chimico particolarmente colpito.

 

La dimensione sociale riguarda invece l’impatto dei prezzi energetici su occupazione e redditi: aumenti improvvisi delle bollette possono generare tensioni occupazionali e sociali difficili da gestire. Sul piano tecnologico, un sistema energetico stabile e resiliente è indispensabile per sostenere i processi di digitalizzazione e innovazione, con il fabbisogno globale destinato a raddoppiare entro il 2030 per alimentare l’espansione dei data center e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

 

Nonostante i progressi delle fonti rinnovabili, oggi l’80% dell’energia primaria mondiale proviene ancora da combustibili fossili. Le rinnovabili, pur in forte crescita, rappresentano una quota ancora limitata del mix energetico globale. Per questo serve un approccio che tenga insieme sicurezza degli approvvigionamenti e decarbonizzazione, senza rinunciare né alla sostenibilità ambientale né alla stabilità del sistema.

 

Le leve strategiche di questo approccio pragmatico sono molteplici. La diversificazione geografica delle forniture riduce la dipendenza da singole aree geopolitiche: progetti di gas naturale liquefatto in Egitto, Mozambico e Congo rappresentano esempi concreti di questa strategia. La diversificazione tecnologica prevede invece l’uso del gas naturale come fonte ponte verso un sistema decarbonizzato, l’impiego di biocarburanti per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti e le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 per valorizzare le infrastrutture esistenti.

 

Gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuove soluzioni energetiche costituiscono un altro pilastro fondamentale, con particolare attenzione alla fusione nucleare, tecnologia che potrebbe rivoluzionare il panorama energetico globale garantendo energia pulita, decarbonizzata e praticamente inesauribile. La collaborazione con partner scientifici e istituzionali è essenziale per accelerare lo sviluppo di queste tecnologie e portarle alla maturità industriale.

 

La protezione degli asset energetici, sia fisici che digitali, rappresenta infine una priorità strategica. La crescente interconnessione dei sistemi energetici e la loro digitalizzazione espongono le infrastrutture a nuove vulnerabilità che richiedono una collaborazione stretta tra aziende, istituzioni nazionali e organismi internazionali. La sicurezza energetica è infatti un bene comune che richiede un’azione condivisa tra governi, imprese, comunità scientifica e cittadini per assicurare resilienza e sostenibilità al sistema.

 

L’obiettivo finale è combinare competitività economica e decarbonizzazione, evitando che la transizione energetica penalizzi la capacità produttiva dei territori o generi squilibri sociali. Solo un approccio equilibrato, che non sacrifichi la sicurezza degli approvvigionamenti sull’altare della velocità di transizione, può garantire una trasformazione sostenibile del sistema energetico a vantaggio delle economie e delle comunità.

Terna vince il Corporate Startup Stars Award per l’innovazione nel sistema elettrico europeo

Terna consolida il proprio ruolo tra le aziende più innovative a livello globale aggiudicandosi il Corporate Startup Stars Award, riconoscimento internazionale dedicato alle realtà che meglio sanno integrare l’innovazione proveniente dall’ecosistema delle startup nei propri processi e nelle proprie infrastrutture. Il premio, condiviso con il gestore di rete spagnolo Redeia, arriva in un momento cruciale per il sistema elettrico europeo, chiamato a conciliare sicurezza, sostenibilità e digitalizzazione.

 

A conferire il riconoscimento è l’International Chamber of Commerce, organizzazione che rappresenta oltre 45 milioni di imprese in più di 170 Paesi e che valorizza i modelli di cooperazione capaci di accelerare l’adozione di tecnologie ad alto impatto nei settori regolati. Nel caso di Terna, a essere premiata è la capacità di innovare in un contesto complesso come quello dei Transmission System Operator europei, coniugando affidabilità del servizio e apertura strutturata verso soggetti esterni altamente specializzati.​

 

Il gruppo italiano si è distinto per l’adozione di un modello Venture Client ormai consolidato, che vede Terna come cliente diretto delle soluzioni sviluppate da startup e scaleup tecnologiche. A questo si affianca la creazione di un veicolo di Corporate Venture Capital dedicato a sostenere le tecnologie emergenti per la gestione e l’evoluzione della rete, dalla digitalizzazione dei processi alla gestione avanzata dei dati, fino alle soluzioni per una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili.

 

Il premio mette inoltre in luce il ruolo di Terna e Redeia nella nascita della TSO Innovation Alliance, alleanza lanciata a luglio 2025 che riunisce otto tra i principali operatori europei di rete elettrica. L’obiettivo è costruire una piattaforma stabile di collaborazione per condividere strumenti, casi d’uso e sperimentazioni, così da accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie avanzate al servizio di un sistema elettrico sempre più digitale, decarbonizzato e resiliente.

 

Per il secondo anno consecutivo Terna entra anche nella lista delle Top 100 Corporate Startup Stars, che segnala le imprese globali più attive nella co-innovazione con l’ecosistema delle startup. Per il gruppo, l’open innovation non è solo una leva di immagine ma un asse strategico: significa lavorare insieme ad altre aziende, startup, istituzioni ed ecosystem builder per introdurre rapidamente soluzioni concrete sulle infrastrutture critiche, riducendo il time-to-market dell’innovazione e contribuendo in modo misurabile alla transizione energetica del continente.

 

In questo quadro, la TSO Innovation Alliance viene presentata come un vero e proprio modello collaborativo per le infrastrutture critiche, capace di superare i confini nazionali e aziendali. La logica è quella di generare valore condiviso lungo tutta la filiera elettrica: dagli operatori di rete alle imprese tecnologiche, fino ai consumatori finali, che beneficeranno di un sistema più flessibile, affidabile e pronto a integrare volumi crescenti di energia rinnovabile.

A2A, Mazzoncini: roadmap rigorosa per la decarbonizzazione al 2050 con 23 miliardi di investimenti

A Milano, nel corso della presentazione del primo Piano di transizione climatica, l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini ha messo in chiaro che senza una roadmap rigorosa gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 rischiano di restare sulla carta.

Il nuovo piano viene descritto come un impegno di lungo periodo verso un mondo decarbonizzato, sostenuto da tappe precise al 2030, 2035 e 2040 che dovranno scandire il percorso di riduzione delle emissioni. Il piano industriale al 2035 prevede 23 miliardi di investimenti, con una quota prevalente allineata alla tassonomia europea e risorse significative destinate ai settori chiave della transizione. Una parte degli investimenti continua a essere indirizzata al gas, considerato ancora necessario nella fase di passaggio, mentre la maggioranza delle risorse punta su interventi compatibili con gli obiettivi climatici e su progetti dedicati all’abbattimento della CO2. Il gruppo ha confermato nel piano strategico l’obiettivo di arrivare a emissioni nette zero al 2050.​

Mazzoncini ha insistito sul fattore tempo, definendo il 2050 “terribilmente vicino” rispetto alla vita utile delle infrastrutture energetiche che oggi si stanno realizzando. Cabine elettriche e reti che entrano in funzione in questi anni saranno infatti ancora operative nel 2050, imponendo scelte progettuali coerenti con scenari a emissioni ridotte. In questo quadro, una pianificazione accurata degli step intermedi diventa essenziale per trasformare gli obiettivi in risultati concreti.

Nel ragionamento sull’evoluzione della domanda, l’amministratore delegato ha inserito il tema dei data center, definiti indispensabili per la competitività del Paese e per la sovranità sui dati, ma molto esigenti dal punto di vista energetico. Il rischio, nel breve periodo, è che il loro fabbisogno venga coperto prevalentemente da generazione termoelettrica, rendendo cruciale lo sviluppo di tecnologie di carbon capture and storage e nuove soluzioni per decarbonizzare un’energia necessaria ad alimentare l’intelligenza artificiale, indicata come principale driver di crescita dei consumi elettrici.​

Uno snodo importante sarà anche la trasformazione della mobilità, con l’ipotesi che nel 2035 oltre il 20% delle flotte circolanti sia elettrico. Una simile penetrazione dei veicoli a batteria richiederà investimenti massicci in infrastrutture di rete e di ricarica, per rendere il sistema pronto a gestire nuovi carichi e abitudini di utilizzo. Mazzoncini ha ribadito che solo centrando i passaggi intermedi fissati dal piano sarà possibile raggiungere l’obiettivo finale di decarbonizzazione, mantenendo al tempo stesso competitività industriale e sicurezza energetica.​

Nucleare, Mase: 15 milioni di compensazione per cento comuni che ospitano centrali e impianti del ciclo del combustibile

Con un decreto a firma del ministro Gilberto Pichetto, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha approvato la ripartizione delle misure di compensazione territoriale 2024 per i territori che ospitano vecchie centrali e impianti del ciclo del combustibile nucleare, per complessivi 15 milioni a cento enti.

Sono compresi nella lista i Comuni in cui sono ubicati i siti, le relative province e i comuni confinanti con il territorio che ospita l’impianto.

Nell’elenco figurano nove impianti: quello Eurex e Deposito Avogadro di Saluggia (VC), la Centrale “Enrico Fermi” di Trino (VC), quelle di Latina, Caorso e del Garigliano, l’Itrec di Rotondella, il Centro di Ricerca di Casaccia, l’Euratom Ccr di Ispra (VA) e l’impianto di Bosco Marengo (AL).

Le compensazioni sono basate sull’inventario radiometrico dei siti, tenuto conto delle altre condizioni previste dalla norma di riferimento.