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Argomento: Energetiche

MiC: efficientamento energetico, circa 90mln per luoghi della cultura pubblici nel Mezzogiorno

Il Ministero della Cultura ha destinato 89,8 milioni di euro a 24 interventi di efficientamento energetico nei luoghi della cultura pubblici, tra biblioteche, archivi e complessi monumentali, a titolarità statale e della Regione Sicilia, nell’ambito del Programma Nazionale Cultura 2021-2027, Azione 2.1.1. Il provvedimento sostiene la transizione energetica di edifici culturali situati in Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, con particolare attenzione alla riduzione dei consumi e delle emissioni di CO₂.

Tra i finanziamenti di maggiore rilievo del Ministero che fa capo ad Alessandro Giuli rientrano quelli destinati al Parco Archeologico di Pompei e al Real Sito di Carditello, due luoghi simbolo del patrimonio culturale nazionale. A Pompei gli interventi interesseranno strutture e impianti di uno dei più importanti complessi archeologici al mondo, migliorando la sostenibilità energetica e le condizioni di conservazione. Al Real Sito di Carditello, nel Comune di San Tammaro, il finanziamento consentirà la realizzazione di interventi strutturali e impiantistici per l’efficientamento energetico della Delizia Reale, rafforzandone il percorso di rilancio e valorizzazione.

Il decreto del Ministero della Cultura prevede, inoltre, risorse significative per la Cittadella della Cultura di Bari, polo strategico per la fruizione culturale regionale; per l’Archivio di Stato di Lecce e per quello di Cagliari. In questi casi gli interventi mirano a ridurre i consumi energetici degli edifici, migliorare la gestione degli impianti e garantire condizioni ambientali più stabili e sicure per la conservazione del patrimonio documentario, a beneficio sia degli studiosi sia del pubblico.

Nel complesso, gli interventi finanziati comprendono opere di isolamento degli edifici, sostituzione degli infissi, installazione di pompe di calore, sistemi di illuminazione LED e soluzioni digitali per la gestione intelligente dell’energia. L’investimento consentirà una riduzione media delle emissioni superiore al 63%, pari a una riduzione totale di oltre 2.900 tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, migliorando il comfort per visitatori e operatori e rafforzando la tutela delle opere e dei documenti conservati.

Il decreto del Ministero della Cultura si inserisce nella strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile applicata al patrimonio culturale pubblico, confermando l’impegno a coniugare tutela, innovazione e responsabilità ambientale nei grandi siti archeologici, nei complessi monumentali e negli archivi statali.

Eurostat: nel 2024, circa il 50% dell’elettricità Ue proveniente dalle rinnovabili

Nel 2024, le fonti di energia rinnovabile hanno rappresentato il 47,5% del consumo lordo di elettricità nell’UE, indicando un aumento di 2,1 punti percentuali (pp) rispetto al 2023.

Queste fonti sono quasi triplicate (+30 pp) dall’inizio della serie storica nel 2004. La quota era del 15,9% nel 2004, è salita al 28,6% nel 2014 e ha raggiunto il 47,5% nel 2024. Lo riferisce Eurostat.

L’energia eolica (38,0% del totale) e l’energia idroelettrica (26,4%) hanno rappresentato quasi due terzi dell’elettricità totale generata da fonti rinnovabili. A seguire, l’energia solare ha contribuito per il 23,4%, mentre i biocarburanti solidi e altre fonti rinnovabili hanno rappresentato rispettivamente il 5,8% e il 6,4%.

L’energia solare è la fonte in più rapida crescita: nel 2008 rappresentava solo l’1%, mostrando un aumento significativo da appena 7,4 terawattora (TWh) nel 2008 a 304 TWh nel 2024.

I dati mostrano che oltre il 75% dell’elettricità consumata nel 2024 è stata generata da fonti rinnovabili in Austria (90,1%, principalmente idroelettrica), Svezia (88,1%, principalmente idroelettrica e eolica) e Danimarca (79,7%, principalmente eolica).

Quote superiori al 50% sono state registrate anche in Portogallo (65,8%), Spagna (59,7%), Croazia (58,0%), Lettonia (55,5%), Finlandia (54,3%), Germania (54,1%), Grecia (51,2%) e Paesi Bassi (50,5%).

L’Italia, invece, si è attestata al 40%.

All’altro estremo della scala, la quota di elettricità da fonti rinnovabili è stata inferiore al 25% a Malta (10,7%), Repubblica Ceca (17,9%), Lussemburgo (20,5%), Ungheria e Cipro (entrambi 24,1%) e Slovacchia (24,9%).

Gas: i future Ttf invertono la rotta, ad Amsterdam prezzo sopra i 32 euro

Il prezzo del gas naturale inverte la rotta, portandosi al di sopra dei 32 euro sulla piazza di Amsterdam: i contratti sui futures Ttf per il mese di febbraio registrano un aumento del 3,5%, a 32,58 euro al MWh, toccando i massimi dall’ottobre dell’anno scorso, con i timori di un possibile attacco da parte degli Stati Uniti contro l’Iran, che da parte sua potrebbe bloccare le esportazioni di gas, interrompendo il gasdotto di collegamento con la Turchia.

A far aumentare le quotazioni sono anche le scorte europee, che si attestano poco sopra il 53% a 607,5 TWh, ben al di sotto rispetto ai quasi 746 TWh dell’anno scorso, e l’arrivo di temperature più rigide per la fine di questo mese.

Commissione Ue: ok a creazione di impresa comune tra Edf Brasil e Neoenergia

La Commissione europea ha approvato, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, la creazione di un’impresa comune da parte di EDF Brasil Holding S.A. (“EDF Brasil”) del Brasile, controllata in ultima istanza dalla francese Électricité de France S.A. di proprietà dello Stato, e da Neoenergia S.A. del Brasile, controllata in ultima istanza da Iberdrola S.A. di Spagna.

L’operazione riguarda principalmente la produzione e la trasmissione di energia idroelettrica in Brasile. La Commissione ha concluso che l’operazione notificata non desta preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza, dato l’impatto limitato sullo Spazio economico europeo.

L’operazione notificata è stata esaminata nell’ambito della procedura semplificata di riesame delle concentrazioni.

Mobilità elettrica, Antitrust apre istruttoria su A2A per i servizi di ricarica: “Agito nel pieno rispetto delle regole”

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria nei confronti di A2A S.p.A., A2A E-Mobility S.r.l. e A2A Energia S.p.A. per verificare la possibile esistenza di violazioni delle norme sulla concorrenza nel comparto della mobilità elettrica. Il focus dell’accertamento riguarda, in particolare, l’offerta dei servizi di ricarica elettrica attraverso infrastrutture collocate in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

 

La notizia è stata resa nota dall’Autorità nel bollettino settimanale, indicando come perimetro di riferimento l’articolo 3 della legge n. 287/1990 e l’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che disciplina l’eventuale abuso di posizione dominante. L’istruttoria mira quindi a chiarire se, nelle modalità di gestione e offerta dei servizi, possano essersi verificate condotte idonee a limitare o alterare la concorrenza.

 

Il settore osservato è strategico per la transizione energetica e per lo sviluppo delle città: l’espansione delle colonnine e delle reti di ricarica in spazi accessibili al pubblico rappresenta uno snodo decisivo sia per la crescita del parco auto elettrico sia per la fiducia dei consumatori, che chiedono prezzi chiari, interoperabilità e condizioni di utilizzo uniformi. In questo contesto, l’intervento dell’Antitrust segnala l’attenzione istituzionale su un mercato in forte evoluzione, dove la competizione tra operatori e l’accesso alle infrastrutture possono determinare l’equilibrio futuro dell’intero ecosistema.

 

Non si è fatta attendere la replica del gruppo. In una nota, A2A sottolinea che le società coinvolte “garantiscono di aver agito nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, equità e libera concorrenza” e dichiarano di aver “offerto piena collaborazione” sin dalle prime fasi, rendendosi disponibili a fornire tutte le informazioni utili agli approfondimenti. Il gruppo si dice inoltre fiducioso che il confronto con l’AGCM potrà contribuire a “confermare la correttezza del proprio operato”.

 

L’istruttoria, come previsto in questi casi, servirà a ricostruire i fatti, analizzare le dinamiche di mercato e valutare se le condotte esaminate rientrino o meno nell’alveo delle regole sulla concorrenza. Nel frattempo, l’attenzione resta alta su un comparto che incrocia politiche energetiche, qualità dei servizi urbani e investimenti infrastrutturali, con ricadute concrete su utenti, amministrazioni locali e operatori della filiera.

Terna completa la posa del ramo ovest del Tyrrhenian Link: 480 km di cavo tra Sicilia e Sardegna e record a 2.150 metri

Terna mette a segno un nuovo avanzamento operativo su una delle infrastrutture elettriche più strategiche previste nel Mediterraneo: è terminata la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest del Tyrrhenian Link, collegamento che unirà Sicilia e Sardegna lungo una tratta marina di circa 480 chilometri. L’intervento ha raggiunto una profondità massima di 2.150 metri, indicata come record mondiale per un cavo di potenza in corrente continua ad alta tensione posato in mare.

​Secondo quanto comunicato, le attività di installazione del cavo si sono svolte in poco più di tre mesi, con una posa articolata in due fasi lungo la rotta che va dall’approdo siciliano di Fiumetorto (nel comune di Termini Imerese) a quello sardo di Terra Mala (area metropolitana di Cagliari). Le operazioni in mare sono state realizzate con il supporto di Nexans e con l’impiego della nave posacavi Nexans Aurora, specializzata in installazioni offshore di questa complessità.

Il Tyrrhenian Link, nel suo disegno complessivo, è un “doppio” collegamento in corrente continua a 500 kV: oltre al ramo ovest Sicilia–Sardegna, è previsto anche il ramo est tra Campania e Sicilia. L’infrastruttura si estende per circa 970 km complessivi in cavo marino e avrà una capacità di trasporto di 1.000 MW per ciascuna tratta, con un investimento annunciato da Terna pari a 3,7 miliardi di euro e completamento dell’opera previsto nel 2028.

Dal punto di vista di sistema, l’opera è progettata per rafforzare l’interconnessione tra Campania, Sicilia e Sardegna e aumentare la capacità di scambio elettrico, con effetti attesi su adeguatezza e flessibilità della rete di trasmissione nazionale. In prospettiva, la maggiore capacità di trasmissione è indicata come un fattore abilitante anche per l’integrazione delle rinnovabili e per gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese.

Trump alle compagnie petrolifere Usa: “Investite per essere risarcite”

Il governo degli Stati Uniti, guidato da Donald Trump, ha avvisato le compagnie petrolifere americane che gli eventuali risarcimenti per i beni sequestrati in passato dal regime venezuelano di Nicolàs Maduro saranno legati a investimenti per la ricostruzione delle infrastrutture per l’estrazione del greggio nel Paese sudamericano.

E’ quanto fa sapere “Politico”, riprendendo fonti a conoscenza dei colloqui delle scorse settimane tra rappresentanti della Casa Bianca e dirigenti del settore energetico.

Nel corso della conferenza stampa, il tycoon ha annunciato che le grandi compagnie petrolifere statunitensi “spenderanno miliardi di dollari” per ricostruire le infrastrutture danneggiate, ma, secondo quanto fanno sapere fonti di settore, le condizioni poste da Washington sono state accolte in maniera molto cauta, perché non c’è un piano definito per la transizione, dopo la cattura di Maduro, nonché per via della sicurezza degli investimenti.

Fonti interne del settore petrolifero riprese da “Politico” hanno dichiarato che il governo statunitense non vuole smantellare o privatizzare la compagnia petrolifera statale PdVSA, ma si prevede una ristrutturazione della dirigenza.

Chevron, che è l’unica compagnia statunitense ancora attiva in Venezuela grazie ad una deroga delle sanzioni, ha confermato che proseguirà nel rispettare tutte le normative e che manterrà le attività in sicurezza.

Trump: “In Venezuela estrarremo una ricchezza enorme”

Le principali compagnie petrolifere degli Stati Uniti faranno ritorno nel Venezuela con “miliardi di dollari” di investimenti, rilanciando l’industria energetica del Paese, al centro del piano di transizione dopo la cattura di Nicolàs Maduro.

“Faremo tornare le nostre grandissime compagnie petrolifere, le più grandi al mondo, per sistemare le infrastrutture danneggiate e iniziare a produrre ricchezza per il Paese”.

Lo ha dichiarato il Presidente statunitense, Donald Trump, definendo l’obiettivo come l’estrazione di “una ricchezza enorme” dalle riserve venezuelane, la più grande a livello mondiale, che è stimata in oltre 300 miliardi di barili.

“Non lasceremo il Venezuela andare all’inferno come hanno fatto altri. Lo gestiremo come si deve”, ha dichiarato, per poi promettere che l’industria petrolifera Usa sarà centrale per la ricostruzione del Paese.

L’intervento ha lasciato perplessi gli analisti e gli esperti: parlando al Financial Times, il direttore del Center on Global Energy Policy della Columbia University, Jason Bordoff, ha avvisato che un approccio che si basa su espropri e un accesso privilegiato per le compagnie statunitensi potrebbe generare un impatto sull’immagine degli Usa a livello mondiale. “Sarebbe una svolta epocale nel modo in cui il mondo vede gli Stati Uniti e il loro settore energetico”, ha dichiarato.

Usa-Venezuela: Trump, “ricostruiremo l’industria petrolifera”

Dopo la cattura di Nicolàs Maduro, l’industria petrolifera del Venezuela sarà “ricostruita” e “tutto tornerà a funzionare a pieno regime”.

Così il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa, aggiungendo che le grandi compagnie petrolifere statunitensi “andranno nel Paese e spenderanno miliardi di dollari, riparandone le infrastrutture distrutte”.

Pichetto Fratin: “Italia hub energetico del Mediterraneo”, più gas nazionale e Dl energia per proteggere imprese e prezzi

In un’Europa che fatica a parlare con una voce sola sulle grandi partite energetiche, l’Italia prova a trasformare l’incertezza internazionale in una leva di politica industriale. È questa la traiettoria indicata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, che in un’intervista a Il Messaggero (Roberta Amoruso) lega la fase geopolitica alla necessità di accelerare le scelte nazionali e di costruire alleanze europee più solide.​

Il punto di partenza, nelle valutazioni del ministro, è che nuovi equilibri globali stanno ridisegnando pesi e influenze e che l’Unione europea mostra una debolezza strutturale, perché somma di interessi nazionali spesso divergenti. In questo scenario, l’Italia — spiega Pichetto Fratin — può giocare due carte complementari: aumentare la propria produzione di gas e petrolio e spingere con più decisione sul ruolo di hub energetico del Mediterraneo.​

Sul fronte della produzione nazionale, il messaggio è netto: invertire la rotta non è solo possibile, ma necessario, anche se la filiera estrattiva richiede tempi tecnici e un quadro autorizzativo realmente snello. Il ministro richiama l’incremento già registrato e parla di nuove concessioni, oltre a strumenti che puntano a rendere più rapidi i percorsi (anche attraverso procedure agevolate e modelli di autorizzazione unificata), collegando questa accelerazione anche al rafforzamento del “gas release” per calmierare i prezzi alle imprese.​

La partita dell’hub, però, non si gioca solo sulle intenzioni: servono opere e scelte coerenti lungo le rotte di approvvigionamento e di redistribuzione, con una domanda europea sufficientemente stabile. Per questo Pichetto Fratin insiste sulla necessità di un asse con la Germania, perché la capacità italiana di diventare un grande centro di smistamento verso il Nord dipende anche dalle strategie energetiche dei partner e dalle loro garanzie di assorbimento. Nel ragionamento del ministro rientra anche il tema dei rigassificatori, legato alla costruzione di ridondanza e resilienza del sistema.​

Accanto alla strategia di medio periodo, c’è la gestione del rischio: l’Italia resta fortemente dipendente dall’estero e basta un incidente o una manutenzione su alcuni snodi per creare criticità, ricorda il ministro. Da qui la scelta di mantenere come “assicurazione” le centrali a carbone in condizioni di sicurezza, pur riconoscendo che non sono la soluzione strutturale e che pongono problemi economici e ambientali, oltre al vincolo delle regole europee sugli aiuti di Stato.​

Infine, il capitolo più urgente: la competitività. Pichetto Fratin segnala il rischio di un divario con Paesi che dispongono di mix energetici e interventi pubblici diversi (e più favorevoli ai costi), e colloca in questo quadro la valutazione su un Dl energia per sostenere famiglie e imprese e mantenere concorrenziale il sistema produttivo.

Petrolio: l’Opec crede nella stabilità e lascia i prezzi di produzione invariati

“L’unica certezza, in questo momento, è che servirà tempo. Tempo per capire se il nuovo Venezuela sotto protettorato americano troverà una qualche stabilità. E poi, a patto che ciò avvenga, altro tempo per portare il tesoro di idrocarburi sepolto nel suo sottosuolo – le prime riserve di petrolio e le settime di gas – sui mercati globali”.

Lo riferisce il quotidiano La Repubblica.

“Serviranno anche tanti miliardi, decine se non centinaia, per riattivare impianti rovinati da anni di abbandono o costruirne di nuovi. Questo spiega perché le borse del petrolio oggi non si attendano scossoni. Variazione di uno, due dollari: ordinaria amministrazione. E spiega perché l’Opec, il cartello dei produttori da cui il Venezuela sotto sanzioni è escluso, abbia deciso ieri di lasciare invariata la produzione ribadendo “l’impegno per la stabilità dei prezzi”.

Aspettare e vedere che succede. Se è vero che il Venezuela ha 300 miliardi di barili in riserve, più dei Sauditi, il disastro del chavismo ha ridotto la produzione da oltre tre milioni di barili al giorno a meno di un milione, l’1% mondiale.

E nell’attuale scenario, produzione in eccesso, prezzi ai minimi da quattro anni, una transizione energetica tutto sommato inesorabile, il suo olio pesante – più costoso da lavorare, più dannoso per l’ambiente – è meno attraente, se non per le raffinerie del Sud degli Stati Uniti costruite su misura per trattarlo.

Vista con lenti europee, difficile aspettarsi che un ritrovato flusso di petrolio riduca i prezzi alla pompa. O che gli idrocarburi venezuelani aiutino a liberarsi da quelli russi, se davvero la Ue vuole farlo entro un anno”.

Eni Industrial Evolution, nuova società per la trasformazione industriale

Eni annuncia che dal 1° gennaio 2026 è stato conferito il ramo di azienda dell’unità di business Refining Evolution & Transformation alla nuova società Eni Industrial Evolution S.p.A., che avrà l’obiettivo di assicurare la gestione degli asset tradizionali (raffinerie e depositi) in Europa e Medio Oriente e di consolidare il percorso di trasformazione industriale, anche in ottica di economia circolare, attraverso lo sviluppo di nuove filiere industriali.

 

L’operazione, che implica l’ottimizzazione della gestione e la semplificazione e accelerazione dei processi che caratterizzano i business coinvolti, si inserisce nell’ambito della strategia di Eni volta ad assicurare un’offerta energetica completamente decarbonizzata sia nei processi produttivi, sia ai consumatori, cogliendo le opportunità e le prospettive di crescita offerte dalla transizione energetica.

Il perimetro di Eni Industrial Evolution dal 1° gennaio scorso comprende le raffinerie di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) e di Taranto, la partecipazione nella jv della Raffineria di Milazzo e la raffineria di Livorno, lo stabilimento di Robassomero, il Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela, gli asset di logistica primaria, ovvero i depositi e oleodotti, e le partecipazioni in Ecofuel S.p.A e Costiero Gas Livorno Spa.

 

L’operazione societaria intende sviluppare nuove filiere nell’ambito della trasformazione industriale, valorizzando le competenze delle persone e le tecnologie maturate nelle attività di downstream, per garantirne un futuro all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le attività di lavorazione di materie prime e semilavorati nelle raffinerie, nonché di ricezione, movimentazione, stoccaggio e riconsegna di prodotti nelle raffinerie e nei depositi, saranno garantite da contratti tra Eni e Eni Industrial Evolution, a cui saranno volturate le licenze e autorizzazioni, incluse quelle doganali.

 

Presidente e Amministratore delegato di Eni Industrial Evolution è Umberto Carrara.