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Argomento: Energetiche

Nucleare, Pichetto Fratin annuncia i decreti attuativi entro la fine dell’anno

Nucleare, Pichetto Fratin annuncia i decreti attuativi entro la fine dell’anno – Roma, 23 settembre 2026 – (PPN ADI) Dopo il via libera definitivo alla Legge Pichetto sul Nucleare sostenibile, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica guarda già alla fase attuativa. Ad annunciarlo è il titolare del dicastero, Gilberto Pichetto Fratin, che fissa alla fine dell’anno il termine per i provvedimenti necessari a rendere operativa la norma. “Siamo già a lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno”, ha dichiarato il ministro.

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Nucleare, Pichetto Fratin dopo il via libera definitivo “Oggi è una giornata storica per l’Italia”

Nucleare, Pichetto Fratin dopo il via libera definitivo “Oggi è una giornata storica per l’Italia” – Roma, 23 settembre 2026 – (PPN ADI) Soddisfazione del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per l’approvazione definitiva della Legge Pichetto sul Nucleare sostenibile. “Oggi è una giornata storica per l’Italia: il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nuovo Nucleare. Il Nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo. L’Italia avrà più energia per famiglie e imprese. È la direzione che stanno prendendo i principali Paesi del mondo. Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo Nucleare e portare in Italia l’energia del futuro”, ha commentato il ministro dopo il voto finale.

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Nucleare, Pichetto Fratin: “Sarà un elemento di integrazione”

Nucleare, Pichetto Fratin: “Sarà un elemento di integrazione” – Roma, 23 settembre 2026 – (PPN ADI). Il nuovo nucleare come tassello complementare del sistema energetico nazionale, in grado di assicurare volumi di produzione e stabilità dei prezzi. È la linea indicata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a margine della conferenza stampa di presentazione de “I colori dell’energia”, l’evento in programma a Brindisi dal 15 al 17 ottobre. “Il nuovo nucleare sarà un elemento di integrazione ai fini della produzione sotto l’aspetto quantitativo e del mantenimento dei prezzi, perché è programmabile. È come il termoelettrico”, ha spiegato il ministro.

Sul capitolo della futura Autorità indipendente, Pichetto Fratin ha chiarito che il dossier è all’esame del gruppo di lavoro costituito con gli uffici del dicastero e che il nuovo organismo sarà costruito a partire dall’Isin. “È una valutazione che stiamo facendo nell’ambito del gruppo di lavoro che è stato costituito con gli uffici. Io dico che deve essere un qualcosa che ha nuove competenze certamente integrative rispetto ad Isin e che assorbe Isin, perché le professionalità sono lì. Non la vedo questa questione tra il nuovo e il vecchio. Isin è una parte di quella che sarà la futura agenzia. Poi, che giuridicamente sia un assorbimento o un ampliamento è una valutazione che secondo me non rileva”.

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Eolico offshore, il MASE taglia i fondi. Penalizzati i porti di Taranto e Augusta

Eolico offshore, il MASE taglia i fondi. Penalizzati i porti di Taranto e Augusta – Taranto, 23 settembre 2026- (PPN ADI). Il Ministero dell’Ambiente ha tagliato i fondi per l’eolico offshore nei porti, colpendo due scali del Sud. Taranto, per il potenziamento delle infrastrutture, avrà ora 13 milioni e 940mila euro contro i 28 milioni e 500mila previsti, mentre Augusta passa da 49 milioni e 800mila a 24 milioni e 359mila euro. La dote complessiva del Mase per l’eolico offshore scende così da 78 a circa 38 milioni di euro.

Taranto e Augusta, con le Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale, erano stati individuati hub nazionali per l’eolico offshore dal decreto legge numero 181 del 9 dicembre 2023, “Misure per lo sviluppo della filiera relativa agli impianti eolici galleggianti in mare”, e da un successivo decreto interministeriale del 4 luglio 2025, varato per attuare la norma del 2023. Alle due Autorità portuali interessate e all’ufficio di gabinetto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, la Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi del Dipartimento energia del Mase, con una nota della direttrice generale Marilena Barbaro, ha comunicato che “in seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero” si è “dovuto procedere ad una rimodulazione a ribasso rispetto alle risorse inizialmente disponibili per gli interventi infrastrutturali per lo sviluppo della filiera offshore, consistenti in oltre 78 milioni di euro”.

Ora, aggiunge Barbaro, “al fine di impegnare tali risorse residue in breve tempo”, le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono invitate “a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che le Autorità ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa”.

Per Taranto, in particolare, l’eolico offshore è visto come opportunità di rilancio del porto, il cui traffico è da tempo in regresso, e dell’economia dell’area, soprattutto alla luce della pesante crisi dell’ex Ilva. Non a caso è stato di recente il governatore pugliese Antonio Decaro a chiedere in più occasioni al governo di rendere effettivo il progetto dell’eolico offshore nel porto, uno dei punti centrali dell’Agenda Taranto lanciata da Decaro in occasione degli incontri sull’ex Ilva.

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Energia, Confartigianato: “Con IA e Data Center esplode la domanda di elettricità”

Energia, Confartigianato: “Con IA e Data Center esplode la domanda di elettricità” – Roma, 23 settembre 2026 – (PPN ADI). Tra il 2025 e il 2030 Stati Uniti, Cina e Unione europea avranno bisogno di 3.312 TWh di elettricità aggiuntiva. Di questi, 398 TWh saranno assorbiti dai data center, le infrastrutture alla base di cloud, intelligenza artificiale generativa e servizi digitali, e negli Usa si registrerà la maggiore domanda legata a questi impianti, pari a 203 TWh. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati dell’International Energy Agency, presentata alla 22esima edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata dalla Confederazione con i Consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria, in provincia di Cagliari.

Negli Stati Uniti sarà proprio la crescita dei data center a incidere maggiormente sull’aumento dei consumi elettrici. Tra il 2025 e il 2030 la domanda complessiva aumenterà di 427 TWh e i data center ne assorbiranno 203 TWh, pari al 47,5% dell’incremento totale, circa 41 TWh aggiuntivi all’anno, un contributo superiore a quello di industria e trasporti, che cresceranno rispettivamente di 13 e 12 TWh all’anno. In Cina i numeri sono più elevati in valore assoluto ma la composizione è diversa: nel quinquennio i consumi elettrici aumenteranno complessivamente di 2.590 TWh, trainati soprattutto dalla manifattura, con circa 1.090 TWh aggiuntivi, pari a 218 TWh l’anno, quasi il doppio dell’intero fabbisogno elettrico dell’industria manifatturiera italiana, che ammonta a 109,2 TWh. I data center contribuiranno con 160 TWh nel quinquennio, il 6,2% della nuova domanda elettrica cinese. Nell’Unione europea la domanda crescerà complessivamente di 295 TWh, trainata soprattutto da trasporti ed elettrificazione della mobilità, con 113 TWh aggiuntivi, mentre i data center contribuiranno per 35 TWh, l’11,7% dell’aumento complessivo della domanda elettrica europea.

“I numeri sulla crescita dei consumi elettrici dei data center mostrano quanto la transizione digitale e quella energetica siano strettamente intrecciate. Per questo non possiamo pensare alla diffusione dell’IA senza affrontare contemporaneamente il tema della disponibilità di energia, delle reti e della capacità di generazione”, sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli. “Servono investimenti adeguati e tempestivi in infrastrutture elettriche, fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e flessibilità della rete. Va trovato un equilibrio tra transizione digitale e transizione green, evitando che la crescita dei consumi legata all’IA si traduca in maggiore pressione sui costi dell’energia e sulla competitività delle imprese. La rivoluzione digitale deve essere anche una rivoluzione nell’efficienza e nella sostenibilità dei sistemi energetici. L’Italia deve farsi trovare pronta, se vogliamo cogliere le opportunità dell’IA e del digitale, dobbiamo garantire energia competitiva, infrastrutture adeguate e un sistema elettrico capace di accompagnare la crescita della domanda senza scaricarne i costi sulle piccole imprese”.

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Nucleare, dal Senato il via libera definitivo alla legge delega

È legge il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. Dopo il sì della Camera, l’Aula del Senato ha dato oggi l’approvazione definitiva al provvedimento, chiudendo un iter cominciato nel 2024 negli uffici del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e restituendo all’Italia un quadro normativo per il ritorno all’energia atomica. Il testo era stato approvato a Montecitorio il 4 giugno con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, mentre a Palazzo Madama il passaggio decisivo era arrivato a metà settembre, quando l’Aula aveva respinto le questioni pregiudiziali presentate da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico. Con il voto di oggi il governo ha ora dodici mesi di tempo per scrivere i decreti legislativi che renderanno operativa la riforma.

La soddisfazione di Pichetto Fratin

“Oggi è una giornata storica per l’Italia: il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nuovo Nucleare”, ha commentato dopo il voto finale il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Il Nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo. L’Italia avrà più energia per famiglie e imprese. È la direzione che stanno prendendo i principali Paesi del mondo. Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo Nucleare e portare in Italia l’energia del futuro”. Il ministro guarda già alla fase attuativa e fissa una scadenza ravvicinata. “Siamo già a lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno“, ha dichiarato. Nelle ultime settimane Pichetto aveva anche indicato il 2033-2034 come orizzonte possibile per i primi reattori, anticipando di circa un anno le stime precedenti. Anche la premier Giorgia Meloni, all’Assemblea di Confindustria, si era detta determinata a “proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia”.

Cosa prevede la legge delega

Il provvedimento affida al governo il compito di disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, nel rispetto degli obblighi europei e degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050. Il testo prevede un programma nazionale per lo sviluppo del settore, le regole per la disattivazione dei vecchi impianti e la possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare i nuovi reattori. La scommessa dell’esecutivo riguarda soprattutto gli Small Modular Reactor, impianti di piccola taglia sotto i 300 megawatt che promettono tempi e costi di costruzione più contenuti rispetto alle centrali tradizionali, insieme agli Advanced Modular Reactor di quarta generazione. Sul piano finanziario la legge stanzia 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029, più 7,5 milioni complessivi per i costi organizzativi.

Le critiche dell’opposizione e il nodo dei costi

Le opposizioni hanno contestato il provvedimento per tutto l’iter. Al Senato la vicepresidente Mariolina Castellone, del Movimento 5 Stelle, aveva definito il provvedimento “l’ennesima presa in giro ai danni dei cittadini italiani”, parlando di “costi stellari” e di “zero kW/h nei prossimi vent’anni”, mentre alla Camera la deputata del Partito Democratico Chiara Braga aveva accusato la maggioranza di imporre una legge delega “spacciando tecnologie inesistenti sul mercato”. Il rilievo più insistito riguarda i costi complessivi del programma, che il testo non quantifica, e la loro ripartizione tra operatori, Stato e consumatori, con il timore che garanzie pubbliche e incentivi finiscano sulle bollette. La maggioranza ha risposto con un fondo alimentato dagli operatori per lo smantellamento e la gestione delle scorie e con il divieto esplicito di trasferire questi oneri ai cittadini attraverso le tariffe.

Le prossime tappe

Chiusa la partita parlamentare, la sfida si sposta sui decreti attuativi e sulle scelte concrete. Diversi osservatori considerano ottimistica la tabella di marcia del governo, ricordando che gli Small Modular Reactor restano una tecnologia ancora in fase di sviluppo, con pochissimi impianti operativi nel mondo e una maturità commerciale in Europa attesa non prima di un decennio. Prima di vedere un reattore in funzione l’Italia dovrà ricostruire una filiera industriale, individuare i siti e ottenere il via libera dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare, un percorso che nel Paese si è già arenato per anni sul fronte del deposito nazionale delle scorie.

DL Carburanti, Confetra: “Prorogare il credito d’imposta fino a Giugno 2027”

DL Carburanti, Confetra: “Prorogare il credito d’imposta fino a Giugno 2027” – Roma, 22 settembre 2026 – (PPN ADI). “Alla luce dell’importanza del credito di imposta riteniamo opportuno intervenire sui termini di fruizione del beneficio. Il credito di imposta, infatti, può essere utilizzato esclusivamente dopo la conclusione dell’iter amministrativo. Il rischio concreto è che una parte delle imprese beneficiarie non riuscirebbe a utilizzare integralmente il credito spettante per ragioni procedurali. Per tali ragioni riteniamo necessario prevedere una proroga del termine di utilizzo del credito almeno fino al 30 giugno 2027”. Lo ha detto Pierpaolo Greco, consulente presso l’ufficio monitoraggio legislativo di Confetra, in audizione in commissione Ambiente del Senato sul disegno di legge 2029, di conversione del decreto legge 157 del 2026 su prezzi dei carburanti e attività energetiche strategiche.

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Snam, presentato Polaris l’osservatorio sul sistema energetico italiano

Snam, presentato Polaris l’osservatorio sul sistema energetico italiano – Milano, 22 settembre – (PPN ADI) Nella Snam Energy House è stato presentato Polaris, il nuovo osservatorio della società che mette a disposizione dati e trend sul sistema energetico italiano, con particolare attenzione al sistema gas. L’iniziativa si inserisce nel percorso più ampio intrapreso da Snam sull’educazione energetica, volto a diffondere una maggiore conoscenza del settore e delle sue complessità in modo fattuale e oggettivo.

Polaris viene pubblicato sul sito di Snam su base mensile, con dati, analisi e trend aggiornati sul sistema energetico nazionale. L’osservatorio analizza la composizione del mix energetico, l’evoluzione della domanda di gas, la generazione elettrica da gas e da altre fonti, il riempimento degli stoccaggi, le importazioni via tubo e via nave e le altre dinamiche del sistema, che mostrano una crescente necessità di integrazione sempre più strategica fra fonti e infrastrutture energetiche diverse. A queste uscite mensili si aggiunge, quattro volte l’anno, a gennaio, aprile, luglio e ottobre, un approfondimento trimestrale più articolato, che analizza nel dettaglio una dinamica di medio periodo particolarmente rilevante, utile a mettere a fuoco la situazione e gli equilibri su cui si regge il sistema energetico del Paese.

“Anche in ambito energetico disponiamo di dati in abbondanza, la vera sfida è fare ordine e trasformarli in conoscenza allargata, mettendo in relazione fenomeni che spesso vengono letti separatamente, e restituendo così all’opinione pubblica una visione oggettiva e di sistema”, ha commentato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi. “Polaris risponde proprio a questa esigenza, e alla nostra volontà di stimolare una discussione informata e non ideologica sul gas e sull’energia, materie quanto mai delicate e articolate, legate strettamente alla sicurezza nazionale. Lo abbiamo chiamato Polaris perché vuole offrire la possibilità di orientarsi nella complessità che, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale, caratterizza sempre di più il nostro settore”, ha concluso Scornajenchi.

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Rinnovabili, Equitix cede Enerfarm a VORN Bioenergy

Rinnovabili, Equitix cede Enerfarm a VORN Bioenergy – Londra, 21 settembre 2026 – (PPN ADI) Equitix, investitore e operatore europeo nelle infrastrutture mid-market, ha annunciato la cessione a VORN Bioenergy di Enerfarm, piattaforma composta da cinque impianti di digestione anaerobica per la produzione di biometano nel Nord Italia. Enerfarm era stata rilevata da Equitix nel 2022 come portafoglio di asset per la produzione di energia elettrica da biogas. Nel periodo di investimento è stata trasformata in una piattaforma dedicata al biometano, in linea con gli obiettivi italiani nel settore dei gas rinnovabili. Insieme al management, Equitix ha ottenuto le autorizzazioni per convertire quattro impianti dalla produzione elettrica da biogas a quella di biometano e le approvazioni per un aumento significativo della capacità produttiva. Sono inoltre partite le attività di messa in servizio di due impianti oggetto di ammodernamento.

A regime il portafoglio dovrebbe superare i 215 GWh annui, pari al fabbisogno di energia termica di circa 20.000 famiglie. Nel perimetro dell’operazione rientra anche l’attività di compostaggio collegata a Enerfarm.

Per VORN Bioenergy l’acquisizione rafforza la strategia di espansione della piattaforma europea nel biometano e di crescita della produzione di gas rinnovabile nei principali mercati del continente. Il gruppo integra così un portafoglio che, sotto la gestione di Equitix, ha raggiunto importanti traguardi in termini di autorizzazioni, conversione degli impianti e messa in servizio.

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Nucleare e rinnovabili tra Italia ed Europa

Nel 2024 il nostro Paese ha conquistato il primo posto nella classifica dei Paesi importatori di energia nucleare, importando 51 TWh su 312 di consumo nazionale, pari al 16,3% del fabbisogno nazionale. I paesi da cui l’Italia si rifornisce sono principalmente Francia e Svizzera. Questo è un dato che serve a ricalibrare il dibattito sul nucleare in una prospettiva diversa: se produrlo in casa o continuare a importarlo.

Il quadro europeo

Se si guarda all’insieme dell’Unione europea, il quadro che Eurostat fotografa nel 2025 mostra un segno di svolta: le rinnovabili hanno coperto il 47,3% della produzione elettrice UE, aumentate rispetto al 47,2% del 2024, mentre il nucleare si è fermato attorno al 23%. Il dato più significativo riguarda eolico e solare: insieme hanno generato per la prima volta più elettricità (30,1% pari a 841 TWh) dell’intera quota coperta dai combustibili fossili, scesa al 29%.

Dietro questi numeri ci sono strategie nazionali diverse tra loro. Il caso più emblematico è quello della Francia che continua a basare la sua produzione elettrica in larga parte sul nucleare, che secondo i dati recenti si attesta al 65% del totale, rendendo stabili i suoi prezzi energetici. La Germania è uscita dal nucleare nell’aprile 2023 puntando tutto sulle rinnovabili, che nel suo mix elettrico hanno superato il 50%. La Spagna prosegue su un doppio binario, rinnovabili più phase out nucleare: la quota atomica residua si attesta attorno al 20% della produzione, in uscita progressiva, mentre il gas ha determinato il prezzo marginale dell’elettricità. L’Italia in questo quadro si colloca in una posizione particolare: nessuna produzione di nucleare, una quota di rinnovabili che secondo il GSE nel 2025 ha raggiunto il 49,38% dell’energia elettrica immessa in rete e il gas naturale che resta la fonte singola più rilevante per garantire la produzione nelle ore in cui il sole e il vengo scarseggiano.

Il nodo economico

I dati di Eurostat relativi alla prima metà del 2025, comprensivi di tassi e oneri, evidenziavano che il costo dell’elettricità per famiglia andava dai 10€ per 100 kWh dell’Ungheria ai 38 della Germania, con Belgio (36 euro), Danimarca (35 euro) e Italia (32,9 euro) tra i mercati più costosi. Il motivo di un prezzo così elevato va cercato nel meccanismo di formazione del prezzo: in Italia il gas naturale determina il prezzo marginale dell’elettricità per oltre il 70% delle ore dell’anno, questo significa che risente di ogni tensione internazionale. il confronto con un paese come la Spagna viene automaticamente: nella prima parte del 2026, il gas ha determinato il prezzo marginale solo nel 9% delle ore, contro il 52% del 2021.

Quanto si risparmierebbe?

Le stime disponibili offrono un quadro parziale, ma utile. Una simulazione di EY sugli Small Modular Reactors ha indicato che il costo medio di produzione si aggiri attorno ai 107€ per MWh, a fronte di un investimento di 610 milioni di euro per impianto. Per contestualizzare, nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità italiana si aggira attorno ai 115€/MWh. Sul fronte opposto Terna ha indicato che il costo dell’energia da fotovoltaico ed eolico è inferiore di almeno il 20% rispetto al prezzo medio di rete. Per le proiezioni direttamente sulla bolletta, le stime più recenti parlano di una stabilità più che di un crollo dei costi: attualmente la bolletta elettrica annua per famiglia è all’incirca di 756 euro, nel 2030 si scenderebbe a 729 euro, un risparmio di 27 euro annui. Terna spiega che questo è dovuto principalmente al fatto che il calo del prezzo all’ingrosso legato alle rinnovabili viene compensato dall’aumento dei costi di rete.

Sugli scenari di lungo periodo, le stime disponibili sono diverse a seconda di chi le produce. Secondo l’Agenzia Italiana Nucleare (AIN), l’introduzione di nuovo nucleare nel mix energetico italiano porterebbe un risparmio di oltre 400 miliardi di euro entro il 2050 rispetto a uno scenario basato solo su rinnovabili e accumuli. Un’analisi del Politecnico di Milano è arrivata a una conclusione simile nella direzione, indicando che un mix con una quota di nucleare programmabile ridurrebbe il costo attualizzato complessivo del sistema a 650-750 miliardi di euro, circa la metà rispetto a uno scenario basato esclusivamente su rinnovabili, portando il costo dell’energia prodotta a 65-80 euro per MWh e riducendo di oltre un ordine di grandezza la capacità di accumulo necessaria (fino a circa 200 GWh).

Sul fronte italiano, il 2026 è l’anno in cui il governo prova a dare forma concreta al rilancio del nucleare. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin fa il punto della situazione sulla legge delega del nucleare, spiegando che dovrebbe ottenere il via libero definitivo entro metà settembre. Il tassello ancora mancante è quello della politica energetica nostrana. È dopo l’approvazione che partirà il lavoro sui decreti attuativi.

Il Piano CER prosegue a Roma, in arrivo altri 20 progetti per condividere l’energia

Prosegue nella Capitale la crescita e l’impegno per lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili. In seguito all’approvazione del regolamento che consente di utilizzare i tetti di scuole e edifici pubblici per i progetti delle CER solidali, è stato lanciato un bando da circa 800 milioni di euro per far partire almeno 20 progetti di impianti di energia condivisa. Le risorse provengono dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e sono finalizzate a progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici.

A muovere la scelta governativa è stata l’approvazione da parte della Commissione Europea del Climate City Contract, un patto strategico stabilito nell’ambito della missione UE “100 Città climaticamente neutrali e intelligenti entro il 2030”.

Le zone di intervento

Nel corso della seconda conferenza delle CER, che si è tenuta in Campidoglio il 18 febbraio scorso, è stato fatto il punto sui progetti avviati o quelli ancora in via di approvazione. Il progetto vede coinvolti una serie di società, tra cui: Areti, Gestione servizi energetici, Banco dell’Energia, Banca Etica, Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Università Roma Tre e il Coordinamento CERS Roma.

Gli ultimi dati aggiornati mostrano che, nel 2025, a Roma sono stati allacciati quasi 4.500 impianti solari fotovoltaici per 44 MW di potenza, raggiungendo così un totale installato di 400 MW, distribuiti su 34mila impianti. Durante il convegno sono state presentate le aree di intervento, i progetti sono stati avviati nei municipi I, IV, VII e XI e sono stati promossi dalle associazioni del Terzo settore.

Le comunità già attive

Sul territorio romano sono già attivi diversi impianti solari e durante l’incontro del 18 febbraio sono state raccontate le loro storie. All’istituto Vaccari nel 2023 è stato inaugurato un impianto solare, che gli permette di risparmiare soldi per poterli investire in progetti riabilitativi per l’istituto. Inoltre, l’eccesso di produzione di energia sarà in parte donato alle famiglie in povertà energetica. Un altro impianto solare è stato realizzato a Borgo Ragazzi Don Bosco sulla Prenestina, anche dal progetto scuole del municipio VIII: cinque impianti solari installati.

Sono stati realizzati degli impianti dal Convento delle Monache Clarisse a Monteverde. La CER è nata nel 2024 e ha lo scopo di aggregare residenti locali in un percorso di transizione ecologica dal basso. Sulle coperture del monastero è stato installato un impianto fotovoltaico con circa 70 kW di potenza e una produzione stimata di 100 MWh all’anno. L’energia prodotta viene condivisa con circa 20 famiglie consumatrici del quartiere. Impianti sono stati costruiti anche sul barcone di Marevivo sul Tevere, polo scientifico ecosostenibile che produce energia pulita per il fiume, protegge la biodiversità locale insieme al CNR e accoglie i cittadini per insegnare il rispetto dell’ambiente.

Sono stati poi presentati i nuovi progetti di impianti solari a servizio delle CER, che vedono coinvolte La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre e diverse associazioni di cittadini del Pigneto, Casal Brunori, San Pietro e Quarticciolo.

Nucleare, all’Ara Pacis il terzo appuntamento di “Da Fermi al futuro”

Roma torna al centro del dibattito sulla transizione energetica. Nella cornice dell’Ara Pacis si è svolta la terza tappa dell’evento “Da Fermi al futuro: dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, un ciclo di incontri promosso dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) insieme a Unioncamere. Dopo gli appuntamenti a Torino e a Napoli, nella capitale si è discusso nuovamente sull’argomento cardine, il nucleare, mentre il disegno di legge delega per il riordino del settore si trova all’esame della commissione Ambiente del Senato, a valle del via libera ottenuto alla Camera.

Al centro dei vari talk, aperti dal presidente di Unioncamere Andrea Prete, il colloquio tra il ministro Gilberto Pichetto Fratin e il direttore di Open, Franco Bechis. Nel delineare l’architettura della riforma, il titolare del MASE ha chiarito il cronoprogramma del governo: “Il disegno di legge delega è figlio di un lavoro svolto da istituzioni ed esperti in questi due anni e mezzo, che hanno già definito un quadro d’azione. Una volta approvato, passeremo alla fase attuativa: definire complessivamente il quadro giuridico, le regole, che vanno dal permitting alle modalità di finanziamento, dalle procedure al soggetto di garanzia. L’obiettivo è chiudere la proposta di decreti delegati entro fine anno”.

Per Pichetto Fratin, il nucleare rappresenta un tassello strategico per la stabilità del sistema elettrico: “Nel mix di produzione di energia è una componente importante perché dà continuità ed è programmabile. Le rinnovabili saranno l’ossatura del nostro Paese ma non sono programmabili”. La strategia punta a garantire sicurezza e autonomia al Paese per rispondere alla crescita della domanda energetica futura. Il ministro ha richiamato anche il valore dell’industria e della ricerca italiana: pur in assenza di impianti attivi sul territorio nazionale, le aziende nostrane forniscono componentistica di alto livello in tutto il mondo. La sfida consisterà nel valorizzare queste competenze e formare nuove professionalità qualificate.

L’evento ha visto anche un momento d’apertura internazionale con il contributo del commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, intervistato dal giornalista Gianluca Brambilla sul ruolo dell’atomo nella decarbonizzazione UE. La prospettiva scientifica è stata affidata invece al divulgatore Alessandro Cecchi Paone, che ha rievocato l’eredità di Enrico Fermi guardando alle innovazioni di oggi, come i reattori modulari (SMR). Il dibattito si è poi arricchito dei contributi di Pierluigi Bersani e Chicco Testa, intervistati da Sara Menafra, e dagli interventi tecnici di Andrea Felici e Nicola Ippolito del MASE. La tavola rotonda di chiusura ha infine riunito industria e società civile con Edoardo De Luca (Enel), Daniela Gentile (AD Ansaldo Nucleare), Monica Tommasi (Amici della Terra) ed Edoardo Ventafridda (Giovani Blu), concordi nel ritenere indispensabile un quadro normativo solido e duraturo per attrarre investimenti e guidare la transizione.