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In Sicilia gli armatori rinunciano al blocco dello Stretto ma lanciano lo sciopero fiscale
© Imagoeconomica
23 Ottobre 2026

In Sicilia gli armatori rinunciano al blocco dello Stretto ma lanciano lo sciopero fiscale

La Federazione armatori siciliani giudica insufficienti i 10 milioni per la pesca previsti dal decreto sul caro carburanti. Il blocco dello Stretto è sospeso, ma dal 24 ottobre parte lo sciopero fiscale e la richiesta di un gasolio a 60 o 70 centesimi al litro.

I pescherecci non bloccheranno lo Stretto di Messina, ma la protesta della pesca siciliana non si ferma. All’indomani dell’approvazione del decreto del governo sul caro carburanti, la Federazione armatori siciliani ha fatto sapere che quelle misure non bastano: “Il nuovo decreto del Governo Meloni sul caro carburanti non ci soddisfa”, si legge nella nota diffusa da Catania, perché gli interventi annunciati restano lontani dalle difficoltà reali delle imprese. La manifestazione in mare, che insieme alle marinerie calabresi avrebbe dovuto portare un centinaio di pescherecci davanti a Messina, resta sospesa, per ragioni di sicurezza della navigazione e per evitare tensioni con le forze dell’ordine. Al suo posto, da sabato 24 ottobre, la federazione guidata da Fabio Micalizzi avvia quello che chiama sciopero fiscale, una forma di protesta che consiste nel rifiuto collettivo o individuale di pagare le tasse o i tributi allo Stato

Dieci milioni che non convincono

Per la pesca, il decreto approvato giovedì dal Consiglio dei ministri prevede 10 milioni di euro, con un contributo a fondo perduto pari al 10 per cento delle spese per il carburante sostenute tra il primo giugno e il 15 ottobre. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di altri 10 milioni “che vanno a sommarsi ai 10 milioni già erogati a beneficio di oltre 1.635 aziende del comparto”. Per gli armatori il punto è un altro: “Un contributo sulle spese già sostenute non equivale a una riduzione stabile del prezzo alla pompa“, scrive la federazione, che pone al governo una sola domanda: “quanto pagherà domani il gasolio un pescatore italiano?”. Secondo gli operatori oggi il carburante per la pesca costa intorno a 1,40 euro al litro, e la richiesta è di riportarlo a 60 o 70 centesimi.

Il peso del gasolio sui bilanci

“Per un’impresa da pesca il costo del gasolio incide più del 50% sulle spese totali”, ripete da settimane Micalizzi, e con i rincari legati alla crisi in Medio Oriente il conto è più che raddoppiato rispetto ai livelli ordinari. Molte barche hanno ridotto le uscite, altre sono rimaste ormeggiate, perché anche una giornata in mare a basso regime può costare quasi mille euro di carburante. Gli armatori chiedono anche chiarezza sui 285 milioni del regime di aiuti di Stato autorizzato il 28 agosto dalla Commissione europea nell’ambito del quadro temporaneo per la crisi mediorientale, valido fino al 31 dicembre per agricoltura, pesca e acquacoltura. Vogliono sapere quanta parte di quella somma sia arrivata davvero ai pescatori e quante imprese ne abbiano beneficiato.

Cosa chiedono a Roma e a Palermo

Lo sciopero fiscale si traduce in una richiesta precisa alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, cioè la sospensione temporanea del pagamento di imposte e contributi per le imprese della pesca in difficoltà, da recuperare poi a rate “senza ulteriori aggravi”, insieme a strumenti di sostegno alla liquidità. Una moratoria di questo tipo richiederebbe però un provvedimento legislativo. La federazione sollecita un confronto urgente con il governo e con la Regione siciliana, con risposte scritte e tempi certi, e chiude con un avvertimento: “la vertenza della pesca siciliana rimane aperta”.

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