
Intelligenza artificiale e Data Center mettono sotto pressione le reti elettriche globali
Per quasi vent’anni Europa e Stati Uniti hanno vissuto con una domanda elettrica sostanzialmente ferma. La stagflazione energetica che aveva caratterizzato i primi due decenni del secolo è oggi alle spalle, spazzata via da un motore di crescita che nessun modello previsionale aveva del tutto anticipato nella sua portata: l’intelligenza artificiale. Dietro ogni modello di AI si cela una rete crescente di Data Center che richiedono energia continua, capacità di rete, sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati e infrastrutture dedicate. Il settore elettrico sta tornando su una traiettoria espansiva che non si registrava dalla fine degli anni Novanta.
I dati dell’IEA e l’aggiornamento del 2026
Le proiezioni più autorevoli disponibili su questo fenomeno sono quelle dell’Agenzia internazionale dell’energia. Nel rapporto “Energy and AI”, pubblicato nell’aprile 2025, l’IEA stimava che i consumi elettrici globali dei data center avrebbero superato quota 945 TWh entro il 2030, partendo dai circa 415 TWh registrati nel 2024. Un raddoppio in sei anni, per un volume che supera l’intero fabbisogno elettrico annuo del Giappone. A guidare questa crescita saranno soprattutto i Data Center ottimizzati per l’intelligenza artificiale, la cui domanda energetica è attesa quadruplicare nello stesso arco temporale. L’aggiornamento pubblicato ad aprile 2026, “Key Questions on Energy and AI”, ha confermato la solidità di questo scenario di base. I consumi dei Data Center sono già cresciuti del 17 per cento nel solo 2025, un ritmo che ha ampiamente surclassato il più modesto più tre per cento registrato dalla domanda elettrica globale nel suo complesso. Le strutture dedicate all’AI sono cresciute ancora più rapidamente, con una capacità più che triplicata negli ultimi diciotto mesi secondo il monitoraggio satellitare condotto dall’Agenzia stessa. L’IEA stima ora che entro il 2030 la domanda complessiva dei Data Center raggiunga circa 950 TWh, con quella dei centri AI-focused che triplica rispetto ai livelli attuali. Per il 2035 lo scenario base porta il dato a circa 1.200 TWh.
Il peso degli investimenti e la concentrazione geografica
Dietro questi numeri c’è una corsa agli investimenti senza precedenti. Secondo il rapporto IEA del 2026, le spese in conto capitale dei cinque principali gruppi tecnologici mondiali hanno superato i 400 miliardi di dollari nel 2025 e sono attese crescere di un ulteriore 75 per cento nel corso del 2026. Si tratta di cifre che superano la spesa globale in esplorazione e produzione di petrolio e gas. Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga la quota maggiore della crescita prevista, seguiti dalla Cina: insieme i due Paesi coprono circa l’80 per cento dell’incremento globale atteso entro il 2030. Negli USA, secondo l’IEA, entro fine decennio i Data Center consumeranno più elettricità di quanto ne assorba l’intera produzione industriale ad alta intensità energetica, dalla lavorazione dell’alluminio alla produzione di acciaio, cemento e prodotti chimici messi insieme. In Europa la crescita è stimata nell’ordine dei 45 TWh aggiuntivi entro il 2030, pari a un incremento del 70 per cento rispetto ai livelli attuali, con concentrazioni significative intorno ai principali hub: Francoforte, Amsterdam, Londra e Milano.
L’Italia e le 300 richieste di connessione
In questo contesto l’Italia non è spettatrice. Al 30 giugno 2025 Terna aveva già ricevuto oltre 300 richieste di connessione alla rete elettrica nazionale da parte di operatori di Data Center, per una potenza complessiva superiore ai 50 GW. Si tratta di un dato che fotografa con chiarezza la pressione crescente che questo settore esercita sull’infrastruttura elettrica nazionale. Il 70 per cento dei Data Center italiani è concentrato in Lombardia, con Milano che da sola ospita oltre 70 strutture. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate anche le richieste in Piemonte e in altre regioni del Nord, a conferma di una redistribuzione ancora parziale ma in atto. Non tutti questi progetti arriveranno a realizzazione, ma il dato testimonia l’interesse degli operatori e solleva con urgenza la questione della capacità della rete di sostenerli. Il documento “Data Center e futuro” elaborato da Terna sottolinea che la competizione tra territori non riguarda più soltanto il costo dell’elettricità o la disponibilità dei terreni, ma la capacità di garantire connessioni affidabili, tempi autorizzativi compatibili con le esigenze del mercato e infrastrutture adeguate a sostenere carichi elettrici sempre più elevati.
La sfida reale è sulle reti e sugli accumuli
Se il dibattito pubblico si è a lungo concentrato sulla quantità di energia necessaria per alimentare i Data Center, oggi la sfida appare più complessa. Non si tratta soltanto di produrre più elettricità ma di portarla dove serve, quando serve, con livelli di affidabilità che infrastrutture così critiche non possono permettersi di compromettere. Un singolo rack AI può assorbire oltre 100 kW in modo continuativo, le GPU utilizzate per l’intelligenza artificiale operano a temperature comprese tra gli 80 e i 90 gradi Celsius e richiedono sistemi di raffreddamento avanzati, anche a liquido. La disponibilità del 99,999 per cento, standard richiesto dai Data Center di grande scala, equivale a meno di cinque minuti di interruzione all’anno: un obiettivo che impone di progettare l’intero sistema contro eventi estremi, errori umani, blackout e fenomeni atmosferici severi. È in questo quadro che diventano centrali i sistemi di accumulo su batterie, le reti di trasmissione e distribuzione e le capacità di generazione flessibile. Secondo gli scenari elaborati da Terna e Snam, entro il 2030 l’Italia dovrà installare tra 50 e 65 GW di capacità rinnovabile aggiuntiva e circa 122 GWh di accumulo distribuito e centralizzato, tra pompaggi, batterie e grandi impianti. I Bess, i sistemi di accumulo su batterie, sono chiamati a svolgere un ruolo di interfaccia tra la produzione rinnovabile variabile e la domanda continua e prevedibile dei Data Center.
Fonti energetiche e tensioni sociali
Dal lato dell’offerta, l’IEA prevede che circa la metà della crescita della domanda dei Data Center al 2030 sarà soddisfatta da fonti rinnovabili, con il gas naturale a coprire una quota rilevante della parte restante e il nucleare destinato a guadagnare spazio nella seconda metà del decennio. I principali operatori tecnologici hanno già firmato circa il 40 per cento di tutti i contratti aziendali di acquisto di energia rinnovabile sottoscritti a livello globale nel 2025. Il pipeline di accordi condizionati tra operatori di Data Center e progetti di piccoli reattori modulari è cresciuto da 25 GW a fine 2024 a 45 GW oggi. Sul fronte opposto, l’espansione fisica dei Data Center sta incontrando resistenze crescenti nei territori. In Italia il caso della provincia di Milano, dove si conta di costruire il settantesimo data center dell’area metropolitana, mostra come la percezione locale del rischio ambientale e sanitario stia diventando un fattore non secondario nel dibattito pubblico. Le preoccupazioni riguardano l’impatto termico sull’ambiente circostante, i consumi idrici necessari al raffreddamento, la necessità di centrali elettriche dedicate e la presenza di generatori diesel di emergenza. Anche l’IEA riconosce nel suo aggiornamento del 2026 che l’accettabilità sociale è diventata una variabile critica per lo sviluppo ordinato del settore, insieme ai colli di bottiglia nelle catene di fornitura di chip avanzati e memoria ad alta larghezza di banda.







