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Trasporti, l’Italia ha bisogno di 550 miliardi entro il 2040
Matteo Salvini e Leopoldo Destro
© Imagoeconomica
19 Giugno 2026

Trasporti, l’Italia ha bisogno di 550 miliardi entro il 2040

Dagli Stati Generali della Logistica di Confindustria emerge un gap di oltre 200 miliardi per ammodernare le infrastrutture. Il MIT punta sui big data per prevedere la mobilità, ma attenzione alle “allucinazioni” dell’AI.

Per ammodernare le infrastrutture di trasporto italiane serviranno circa 550 miliardi di euro nei prossimi quindici anni, quasi un quarto dell’attuale PIL nazionale. È quanto emerso dagli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica organizzati da Confindustria a Roma, dove sono stati presentati due studi dedicati al fabbisogno infrastrutturale e all’evoluzione della mobilità nel Paese.

Una domanda di mobilità in crescita

Lo studio McKinsey & Company parte da un presupposto chiaro: la domanda di mobilità cresce più velocemente della capacità delle reti esistenti. Negli ultimi 25 anni il numero dei passeggeri aerei è quasi raddoppiato, il traffico ferroviario è aumentato del 50% e i container movimentati nei porti sono cresciuti quasi del doppio, mentre lo stock infrastrutturale è rimasto sostanzialmente stabile. Secondo le stime contenute nel report, il fabbisogno infrastrutturale europeo salirà dagli attuali 7mila a circa 10mila miliardi di euro entro il 2040. Per l’Italia, considerando anche transizione energetica, digitalizzazione, data center e infrastrutture dual use, la forbice potrebbe estendersi fino a una cifra compresa tra 1.500 e 2.000 miliardi di euro complessivi.

Il nodo del finanziamento

Mantenendo invariato il contributo pubblico, che negli ultimi anni ha svolto un ruolo centrale anche grazie al PNRR, e quello di gestori e concessionari, mancherebbero all’appello fino a 210 miliardi di euro. Dal 2011 a oggi i contributi pubblici diretti hanno garantito 280 miliardi di euro, ulteriori 60 sono arrivati da gestori e concessionari. Per colmare il divario, lo studio McKinsey indica quattro direttrici: distinguere le infrastrutture strategiche da quelle in grado di attrarre capitali privati, aumentare la produttività attraverso l’innovazione tecnologica, sviluppare nuovi modelli di partenariato pubblico-privato e ampliare la platea degli investitori, anche coinvolgendo il risparmio retail. Tra le proposte anche la creazione di un fondo infrastrutturale paneuropeo, capace di competere con i grandi operatori statunitensi e di finanziare progetti strategici riducendo la frammentazione del mercato.

Il MIT e i big data sulla mobilità

Il secondo rapporto, presentato dalla Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, riguarda il primo Osservatorio sulle tendenze della mobilità. Come spiegato da Armando Cartenì, l’obiettivo è sfruttare l’enorme quantità di dati prodotti quotidianamente da smartphone, sistemi di bigliettazione elettronica e sensori per costruire modelli previsionali capaci di simulare scenari a dieci anni. Cartenì ha però messo in guardia sui rischi legati all’intelligenza artificiale, citando come esempio provocatorio una falsa correlazione tra la ripresa dei passeggeri dell’Alta velocità dopo la pandemia e la diffusione dello spritz, quando i fattori reali sono stati l’espansione della rete e l’aumento delle frequenze.

Gli interventi istituzionali

Il vicepresidente di Confindustria Leopoldo Destro ha sottolineato che trasporti e logistica “non sono un capitolo settoriale della politica economica” ma “una delle principali leve della politica industriale italiana ed europea”. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ricordato che il dicastero gestisce 264 miliardi di euro di investimenti, di cui 194 miliardi derivanti dal PNRR, con l’obiettivo di spendere almeno 30 dei 42 miliardi disponibili entro agosto. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha posto l’accento sul dopo PNRR, mentre il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto ha ribadito la necessità che trasporti e logistica restino centrali nella prossima programmazione comunitaria. Tra le altre proposte emerse, il riconoscimento dei valichi alpini come infrastrutture strategiche europee e la nomina di un coordinatore europeo dedicato.

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