
ENI si rafforza in Venezuela, firmato il contratto con PDVSA
Per 25 anni, prorogabili, ENI sarà l’operatore esclusivo dell’area Junín 5, maxi-giacimento petrolifero in Venezuela che contiene 35 miliardi di barili in posti certificati, situato onshore nella Faja dell’Orinoco. Il gruppo energetico italiano rafforza così la sua presenza nel paese dell’America Latina, tramite un accordo strategico: la firma del Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos (CPPH) tra ENI e PDVSA, compagnia petrolifera statale venezuelana. La firma è avvenuta alla presenza della presidente incaricata dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, del segretario dell’energia americano Chris Wright (nell’ambito della sua visita in Venezuela), e in presenza del ministro degli Idrocarburi del Governo venezuelano, Paula Henao, nonché alla presenza dell’amministratore delegato di PDVSA Héctor Obregón e dell’AD di ENI, Claudio Descalzi.
L’accordo di ENI su Junín 5
Il CPPH rappresenta il completamento di un percorso già avviato tramite la sottoscrizione dell’Head of Terms del 28 aprile 2026. L’obiettivo è quello di rilanciare la produzione petrolifera con il passaggio dall’attuale modello della società mista Petrojunín, partecipata da ENI al 40% e da PDSVA al 60%, al nuovo regime previsto dal CPPH. Con la Legge organica degli Idrocarburi approvata dall’Assemblea venezuelana nel gennaio 2026 è stato introdotto il nuovo strumento contrattuale. In questo modo il ruolo di ENI non è solo quello di partner industriale, ma diventa direttamente operatore esclusivo dell’area e assume piena responsabilità nella gestione tecnica, finanziaria e commerciale del giacimento. Il campo contiene 35 miliardi di barili in posti certificati e produce, attualmente, circa 12 mila barili al giorno.
Il ruolo di ENI in Venezuela
L’accordo per il giacimento Junín 5 non è l’unico settore in cui il gruppo energetico è attivo. Infatti, ENI è presente nel paese Sudamericano dal 1998 e detiene 6 licenze minerarie, situate offshore nel Golfo del Venezuela e nel Golfo di Paria e onshore nella regione dell’Orinoco. È impegnata anche nello sviluppo di progetti di gas naturale. Tramite la società Cardon IV, partecipata da ENI (50%) e Repsol (50%), opera il giacimento Perla (nella licenza Cardón IV), il più grande impianto di gas offshore scoperto nell’America Latina. Recentemente Cardón IV ha siglato il Sustainability Agreement, accordo che prevede di continuare in maniera sostenibile, e rilanciare, la produzione di Perla. Inoltre, detiene una partecipazione del 26% nella società mista PetroSucre (PDSVA detiene il 74%), che opera nel campo a olio offshore di Corocoro, e una partecipazione anche in Supermetanol, la società petrolchimica che è attiva nella produzione di metanolo.
Descalzi: “Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica”
La sigla dell’accordo per l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas del Paese che, spiega, “avviene proprio in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l’equilibrio mondiale. Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica che potrà portare grande beneficio alla popolazione locale e alla disponibilità energetica globale. L’operatorship di un’area importante come Junin-5 è il riconoscimento della nostra capacità di realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi, e valorizza la nostra presenza storica nel Paese, che – ha concluso Descalzi – non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti più difficili”.


