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La missione di Rubio a Roma, disgelo senza promesse
© Imagoeconomica
9 Maggio 2026

La missione di Rubio a Roma, disgelo senza promesse

Due giorni tra Vaticano e Palazzo Chigi per ricucire i rapporti logorati dagli attacchi di Trump al Papa e dalle tensioni con il governo Meloni. Il bilancio è positivo nei toni, cauto nei contenuti.

La missione è iniziata il 7 maggio con una tappa carica di valore simbolico: l’udienza in Vaticano con Papa Leone XIV. Il colloquio, durato circa 45 minuti, è stato descritto come “amichevole e costruttivo”, suggellato da uno scambio di doni significativo: una penna in legno d’ulivo dal Pontefice e un pallone da football di cristallo da parte di Rubio, omaggio ai White Sox, squadra del cuore del primo Papa americano. Nonostante la cordialità e il rinnovato impegno per la pace espresso nei successivi incontri con il Cardinale Parolin e monsignor Gallagher, le distanze sulla gestione delle crisi in Medio Oriente restano evidenti. Sebbene Rubio, cattolico di origini cubane, abbia cercato di sanare la frattura tra Washington e il Palazzo Apostolico, la Santa Sede mantiene una linea di cautela rispetto alla strategia di massima pressione degli Stati Uniti verso Teheran.

Gli incontri politici

L’8 maggio il focus si è spostato sugli incontri istituzionali. Particolare rilievo ha assunto il faccia a faccia con il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, focalizzato sulla stabilità del Mediterraneo e sul futuro della missione Unifil in Libano. Rubio ha ribadito la necessità di rafforzare le capacità del governo libanese per arginare l’influenza di Hezbollah, sottolineando che “l’Italia può essere utile in questo senso”. Parallelamente, il colloquio alla Farnesina con Antonio Tajani, protrattosi oltre l’orario previsto, ha toccato il tema dei dazi e della difesa della navigazione nello Stretto di Hormuz. Tajani ha ribadito la contrarietà dell’Italia a guerre commerciali, promuovendo l’idea di un grande mercato transatlantico che includa Europa, USA, Canada e Messico, pur riconoscendo che la materia non rientri nelle competenze dirette del Segretario di Stato.  Il vertice con Meloni a Palazzo Chigi è durato un’ora e mezza. La premier ha parlato di “dialogo franco tra alleati che difendono gli interessi nazionali”. La visita si chiude senza accordi ufficiali né svolte sui dossier aperti, ma con un canale diplomatico riaperto. Rubio (cattolico, alla sua terza visita in Italia da Segretario di Stato)ha svolto quella che i diplomatici chiamano una missione di “cooling the rhetoric”: necessaria, ma non ancora sufficiente.

Bilancio finale

Il bilancio della visita può definirsi positivo ma interlocutorio. Rubio ha agito come un “pontiere”, cercando di raffreddare la retorica accesa dell’amministrazione Trump nei confronti della leadership italiana. Tuttavia, i nodi strutturali restano sul tavolo. Sulla questione NATO, Rubio ha mostrato cautela: pur confermando il sostegno all’Alleanza, ha definito “un problema da approfondire” l’utilizzo delle basi militari statunitensi in territorio europeo, specialmente dopo i rifiuti di alcuni alleati a concederne l’uso per operazioni contro l’Iran. In sintesi, la missione romana ha ripristinato un canale diplomatico personale e istituzionale meno teso, condizione necessaria ma non sufficiente per un riallineamento sostanziale sui dossier geopolitici che continuano a dividere le due sponde dell’Atlantico.

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