
Il Premio America Innovazione trasforma le startup in eccellenze internazionali
La Fondazione Italia USA è attiva dal 1983 nella promozione delle relazioni culturali, economiche e scientifiche tra Italia e Stati Uniti. Istituita a Roma nel 2005 su iniziativa di Corrado Maria Daclon, accademico e saggista riconosciuto come tra i maggiori esperti internazionali di geopolitica, insieme a un gruppo di eminenti figure del panorama istituzionale e accademico, la Fondazione nasce con l’intento di agire come un ponte indipendente capace di favorire il dialogo tra le istituzioni italiane e quelle americane.
All’interno di questo quadro si inserisce il Premio America Innovazione, il riconoscimento dedicato all’ecosistema delle startup e delle PMI innovative italiane. Affiancato al Premio America, lo storico riconoscimento destinato alle più prestigiose personalità di chiara fama internazionale, il Premio America Innovazione vuole valorizzare ogni anno i talenti imprenditoriali del nostro Paese che hanno ideato e realizzato startup e PMI innovative e competitive nel mercato globale.
Merito senza candidature
Il meccanismo di selezione è uno degli elementi più distintivi del premio. I vincitori non sono individuati tramite candidature spontanee, ma attraverso un’analisi meritocratica condotta in collaborazione con il sistema camerale e Unioncamere, valutando oltre 15.000 realtà ogni anno per individuarne le 300 più promettenti. Lo ha spiegato con chiarezza lo stesso Corrado Maria Daclon: “La Fondazione Italia USA non accetta autocandidature. Per vincere questo premio non serve avere un parente o un amico da qualche parte, ma avere capacità imprenditoriale e lungimiranza”.
Costituisce un fattore valutativo privilegiato l’imprenditorialità femminile e quella di giovani al di sotto dei 35 anni.
Un biglietto da visita internazionale
Il premio non è solo un riconoscimento simbolico. Rappresenta una qualificazione e una certificazione di qualità di fronte agli investitori. In termini pratici, oltre alla pergamena consegnata in una cerimonia ufficiale a Roma presso la Camera dei deputati, gli innovatori ricevono una borsa di studio per fruire del master online esclusivo della Fondazione Italia USA in “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy”. È sempre Daclon a sintetizzare il valore del riconoscimento: “Il premio America Innovazione è un riconoscimento di prestigio internazionale che viene attribuito alle migliori 300 startup innovative. Diamo un biglietto da visita internazionale ai migliori talenti imprenditoriali del paese”.
Startup e PMI: un motore da sostenere
Il ruolo della Fondazione è cruciale nella promozione dell’internazionalizzazione attraverso numerose attività, premi, borse di studio e programmi di scambio, con una forte ricaduta positiva per quelle realtà italiane che vedono nel mercato americano una possibilità di crescita e di sviluppo. Il premio nasce anche dalla consapevolezza che innovazione e PMI sono pilastri del sistema produttivo italiano, spesso sottovalutati rispetto al loro reale impatto. Come ha dichiarato Daclon, “un comparto strategico come l’innovazione, per quello che è il suo contributo al PIL e al valore stesso del made in Italy, ha necessità di essere sostenuto e valorizzato”.
La premiazione è anche l’occasione per uno sguardo ampio sull’ecosistema startup italiano, con soluzioni e realtà che indicano l’evoluzione e l’ampiezza dei differenti asset dell’innovazione nazionale di sicuro valore anche internazionale

SweetScience ha vinto il Premio America Innovazione 2026, il riconoscimento che viene assegnato dalla Fondazione Italia USA alle migliori PMI e startup innovative nazionali, scelte per il loro posizionamento e per il potenziale di sviluppo e di crescita. L’azienda, fondata a gennaio 2025, è una realtà all’avanguardia attiva nel settore sport-tech e il core business principale è sviluppare soluzioni digitali con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’esperienza dentro il mondo delle palestre.
Dynamis, il cuore di SweetScience
“Siamo molto grati di aver ricevuto questo premio così rilevante, perché rappresenta una conferma importante del percorso intrapreso e un forte stimolo per le prossime fasi di sviluppo”, ha dichiarato Pier Luigi Riet, fondatore di SweetScience e ideatore di Dynamis, il primo prodotto sviluppato dalla società. Dynamis è il fiore all’occhiello di SweetScience ed è una piattaforma progettata con lo scopo di gestire in maniera smart i flussi di persone nelle palestre. In poche parole, riduce l’affollamento nelle ore di punta e ottimizza l’uso degli spazi e delle attrezzature.
Ridurre l’affollamento in palestra: i dettagli
Grazie a Dynamis, SweetScience è riuscita a dare un orizzonte alla propria visione: rendere i centri fitness in spazi polifunzionali, progettati per rispondere in maniera dinamica ai comportamenti degli utenti e con benefici sia per gli utenti, sia per i gestori. L’affollamento rappresenta infatti uno dei principali problemi del settore fitness: secondo i dati raccolti da HFA – Health & Fitness Association e IHRSA, il 20-23% delle persone decidono di non rinnovare l’abbonamento in palestra per questo motivo. Attraverso il supporto di palestre partner, il progetto punta a una soluzione concreta e scalabile, progettata per riflettere le reali esigenze dei professionisti del comparto fitness.
Prossimo appuntamento: RiminiWellness
Il progetto è stato selezionato dalla Casa delle Tecnologie Emergenti, incubatore promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e da EY. Nell’ambito di questo percorso, il prototipo è stato presentato al Mobile World Congress di Barcellona nel 2025. Nelle prossime tappe, in calendario c’è la partecipazione all’Innovation Area del RiminiWellness, uno degli eventi di riferimento a livello globale per il settore del fitness, in cui Dynamis verrà presentato agli operatori del settore.

Vegetal Harmony Cucina Italiana & Co è fra le 300 startup e PMI vincitrici del Premio America Innovazione 2026.
Un modello di ristorazione sostenibile
Vegetal Harmony è una startup con otto soci, nata per sviluppare una catena di ristorazione vegetale italiana, che si ispira alle tradizioni culinarie regionali nel rispetto della sostenibilità alimentare. È la prima catena fast casual vegetale italiana che unisce: la cucina vegetale tradizionale italiana con quella globale; un modello operativo e supply chain sostenibili; rispetto dei 14 obiettivi SDG dell’ONU (Peace, justice & strong institution, climate action, zero hunger, no poverty e molti altri). Un altro obiettivo SDG coperto è quello della formazione continua, che avviene tramite strumenti di e-learning, processi condivisi e metodologie organizzative dedicate.
Vegetal Harmony ha sviluppato anche un business plan, un modello operativo, un processo produttivo standardizzato, una roadmap espansiva e un sistema orientato alla filiera corta, alla qualità e soprattutto alla riduzione degli sprechi. Inoltre, il progetto è stato pensato per poter essere replicato anche su scala tramite hub, delivery e franchising.
Scopo e organizzazione
Il progetto nasce dal forte desiderio di unire la sostenibilità ambientale con la salute, l’organizzazione umana e l’economia. L’idea di partenza è quella di creare un modello capace di unire la generazione di un profitto con l’attenzione alla persona, alla comunità, ai produttori locali e alla distribuzione del valore creato. Vegetal Harmony dialoga anche con temi ESG (Environmental, Social, Governance), SDG ONU (Sustainable Development Goals), Economia del bene comune e DSC (Dottrina Sociale della Chiesa).
La startup è organizzata seguendo dei modelli organizzativi di ispirazione ben precisi, in particolare quello “Holacracy”, un metodo di gestione aziendale innovativo che elimina le gerarchie tradizionali, distribuendo l’autorità decisionale tra squadre auto organizzate, invece che tra capi. L’obiettivo è quello di creare ambienti di lavoro autonomi, responsabili e collaborativi.

Un passo decisivo verso il futuro per lo sport, soprattutto per lo sci alpino. SORÌ Srl è una startup innovativa con sede a Moena, in provincia di Trento, nel cuore della Val di Fassa ed è stata insignita del Premio America Innovazione 2026
I dettagli
Fondata dal giovane imprenditore Alessio Gottardi, SORÌ è nata per un’esigenza concreta e vissuta in prima persona, ovvero la difficoltà costante di riuscire a trovare libere le piste da sci per gli allenamenti. Tra chiamate, messaggi e qualsiasi altro mezzo obsoleto per poter usufruire di questi impianti, SORÌ è riuscita a ottimizzare e automatizzare il processo, anche perché negli ultimi anni questa frammentazione dell’offerta ha reso per anni difficile il confronto dei prezzi e delle disponibilità, creando inefficienze tra gestori di impianti e sci club. La novità introdotta da Gottardi è molto semplice. Una piattaforma “all in one” che funziona come se fosse un ponte digitale. Attraverso l’applicazione, disponibile anche per i circuiti iOS e Android in italiano e inglese, la ricerca e la prenotazione vengono centralizzate. Così facendo eliminano i tempi morti di attesa e garantiscono una totale trasparenza.
Non solo lo sci alpino
Un progetto all’avanguardia e accessibile a tutti. Per i provider sportivi, infatti, non è previsto alcun costo di attivazione o abbonamenti fissi, ma un modello di business che guadagna sulle commissioni per ogni prenotazione andata a buon fine. Ed è questa la vera forza di SORÌ, un modello win-win che è partito dallo sci alpino, ma che punta a diventare un modello di riferimento per qualsiasi altro sport che necessiti di una gestione professionale delle infrastrutture. Lo sviluppo completo della startup ha beneficiato anche di una sinergia con l’Università di Ferrara. Grazie a questo supporto accademico, la squadra operativa di SORÌ è stata guidata per la creazione del business plan e per l’approfondimento degli aspetti legali e della proprietà intellettuale. Supportata dal partner tecnologico Resmedia Srl, la startup trentina punta ora ad espandersi grazie a una rete di promoter locali e a una strategia di acquisizione mirata al mercato B2B.

Un passo decisivo verso il futuro della sostenibilità idrica. ARES è una startup nata nel 2021 da un’intuizione tanto semplice quanto visionaria, ed è stata insignita maggio scorso del Premio America Innovazione 2026.
Come funziona
È possibile purificare le acque di scarico di lavatrici e lavastoviglie per renderle nuovamente riutilizzabili grazie a un trattamento chimico? Questa è la domanda che ha dato inizio a tutto. A porsela è stato Piero, CEO della startup, che ha contattato un vecchio compagno di scuola, Bartolo, neolaureato in chimica, trasformando un’intuizione in un progetto concreto. La squadra si è consolidata con l’ingresso di Nicola, ingegnere dell’automazione con esperienza in ambito robotico, e di Pasquale, ingegnere meccanico con solide competenze manageriali e di business.
La sfida che ARES intende raccogliere è duplice: ridurre il consumo idrico nelle applicazioni industriali, un problema che genera costi stimati attorno ai 50 miliardi di euro l’anno; contrastare la dispersione di microplastiche nell’ambiente. La risposta è una tecnologia proprietaria, di cui la startup detiene la piena proprietà intellettuale.
Una soluzione integrata, hardware e software
Il cuore dell’innovazione di ARES si articola in due componenti strettamente integrate. La prima permette di recuperare e riutilizzare fino all’80% dell’acqua di scarico nel ciclo produttivo successivo. La seconda è digitale: una piattaforma che combina funzionalità IoT (Internet of Things) per il monitoraggio da remoto e un’interfaccia HMI (Human-Machine Interface) che consente all’operatore di gestire i parametri del sistema in tempo reale, ricevere notifiche e intervenire senza bisogno di essere fisicamente presente.
Un percorso già avviato
Prima del riconoscimento della Fondazione Italia USA, ARES aveva già ottenuto la validazione di programmi come Dock3 e 081, che avevano contribuito a strutturare il progetto nelle sue fasi iniziali. Il Premio America Innovazione rappresenta però un salto di scala: un segnale che la tecnologia sviluppata dai quattro fondatori ha superato la fase di prototipo e si candida a diventare una risposta concreta a una delle sfide industriali e ambientali più pressanti del nostro tempo. Basti pensare ai data center.

L’azienda calabrese ha ricevuto il prestigioso riconoscimento che ogni anno viene assegnato dalla Fondazione Italia USA alle 300 migliori startup e PMI innovative italiane, selezionate tra oltre 15.000 realtà nazionali. Le premiate sono le fondatrici Alessia Bauleo ed Elena Falcone, che hanno avviato il progetto comune con l’obiettivo di trasformare le competenze accademiche in un’attività produttiva per il territorio calabrese.
Screening e consulenze sulla medicina predittiva e la diagnostica molecolare
Attualmente, Biogenet opera nel settore della diagnostica genetica avanzata. Risulta essere l’unico laboratorio mono specialistico di Genetica medica in Calabria accreditato con il Sistema Sanitario Regionale, e rientra tra i centri regionali che erogano prestazioni diagnostiche per l’analisi del DNA tramite tecnologie di ultima generazione. Consultando i canali istituzionali dell’azienda, la struttura fornisce servizi di screening e consulenza genetica focalizzati sulla medicina predittiva e sulla diagnostica molecolare.
L’organico del laboratorio è prettamente orientato alla ricerca scientifica e si avvale di un team totalmente femminile e altamente specializzato. Metà del personale in servizio è in possesso di un dottorato di ricerca universitario, mentre la restante parte è costituita da professioniste specializzate nei settori della genetica medica e della diagnostica molecolare. La direzione ha espresso che il riconoscimento conseguito rappresenta un traguardo per il lavoro svolto dal gruppo e una conferma del modello di impresa nato dalla ricerca nel Mezzogiorno, oltre a uno stimolo per i futuri investimenti in alta specializzazione.

La biotech, spin-off di due atenei italiani, sta sviluppando una terapia cellulare per rigenerare il tessuto nervoso danneggiato. Studio clinico previsto entro il 2028 e la CEO, Cristina Vignoli, ha ricevuto il Premio America Innovazione 2026. Il riconoscimento valorizza il percorso di innovazione portato avanti dalla società nel campo della medicina rigenerativa e delle terapie cellulari avanzate, con particolare riferimento alla piattaforma terapeutica proprietaria REMaST® per il trattamento delle lesioni del midollo spinale.
Una scoperta nata osservando il comportamento dei tumori. È da questa intuizione che prende forma Hemera, startup biotech italiana fondata nel 2021 come spin-off dell’Università di Verona e dell’Università Statale di Milano. L’azienda si è posta un obiettivo ambizioso: trasformare in terapia concreta e accessibile ai pazienti una scoperta scientifica capace di aprire nuove possibilità di cura per danni del sistema nervoso centrale oggi considerati irreversibili, a partire dalle lesioni del midollo spinale.
La terapia
Per raggiungere questo obiettivo, Hemera ha sviluppato REMaST® (Regenerative Educated Macrophage Self Transplantation), una piattaforma terapeutica cellulare autologa e scalabile che stimola la rigenerazione del tessuto nervoso riprogrammando i macrofagi, cellule del sistema immunitario già note per il loro ruolo nel microambiente tumorale.
Il trattamento parte da un semplice prelievo di sangue del paziente, dal quale vengono isolati i monociti, che in laboratorio, nell’arco di circa sette giorni, vengono trasformati in macrofagi con capacità riparative potenziate. Una volta reintrodotti in prossimità della lesione, questi macrofagi “educati” agiscono sul microambiente ostile che si forma dopo il trauma, caratterizzato da infiammazione cronica e cisti fibrotica, stimolando la ricrescita assonale, la formazione di nuovi vasi e la frammentazione della barriera che impedisce la rigenerazione.
Gli studi preclinici hanno dimostrato che REMaST® agisce su quattro meccanismi complementari: effetto neurogenerativo trofico, azione antinfiammatoria, rimodellamento della cicatrice fibrotica e promozione dell’angiogenesi. L’intervento va effettuato tra la seconda e l’ottava settimana successiva al trauma, prima che subentri la fase cronica.
Alle origini della cura
La strada che porta a questa terapia è nata dall’osservazione di un fenomeno già noto in oncologia. All’interno delle masse tumorali, i macrofagi vengono riprogrammati dal cancro per servirlo: costruiscono nuovi vasi sanguigni, abbattono barriere tissutali e, in questo processo, stimolano anche la crescita di nuove fibre nervose. I ricercatori Ilaria Decimo dell’Università di Verona, Massimo Locati e Francesco Bifari dell’Università Statale di Milano, insieme a Guido Fumagalli, hanno intuito che lo stesso principio poteva essere sfruttato per stimolare la guarigione di lesioni nervose gravi, senza che il cancro entrasse in gioco.
Nel processo terapeutico di REMaST®, i macrofagi vengono riprogrammati in laboratorio senza mai entrare in contatto con cellule tumorali vive. La ricerca, svolta in collaborazione con l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano, il Helmholtz-Centre for Environmental Research di Lipsia e il Francis Crick Institute di Londra, ha trovato il suo riconoscimento internazionale a febbraio 2026, quando i risultati sono valsi la copertina di Immunity, una delle più autorevoli riviste nel campo dell’immunologia.
Il quadro normativo e brevettuale
Hemera ha sviluppato il protocollo di produzione cellulare che è tutelato da brevetto europeo, con estensione in corso in altri 12 Paesi tra cui Stati Uniti, Giappone, Russia e Israele. L’azienda ha, inoltre, ottenuto dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) la Orphan Drug Designation, che consente l’accesso a procedure accelerate per patologie rare con bisogno medico non soddisfatto.
L’avvio dello studio clinico è previsto entro il 2028, con l’obiettivo di accedere alle procedure europee PRIME, accelerando il percorso regolatorio e l’arrivo sul mercato. Per sostenere la ricerca la CEO Cristiana Vignoli ha raccolto oltre 3 milioni di euro in round pre-seed (primissimo ciclo di raccolta fondi di una start up) e si sta preparando ad aprire il round Seed.





