
Leonardo e la sfida della transizione: il gruppo scommette su 1,2 miliardi di euro di investimenti verdi
Leonardo, primo gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio per ricavi, ha presentato il proprio “Transition Plan 2026”, documento che formalizza l’integrazione della strategia climatica e ambientale nel Piano Industriale 2026-2030. Il Piano prevede circa 1,2 miliardi di euro di investimenti legati alla transizione, e arriva in un momento in cui il settore difesa europeo è attraversato da spinte contraddittorie: da un lato la corsa al riarmo imposta dal contesto geopolitico, dall’altro le crescenti aspettative regolatorie e di mercato in materia di sostenibilità.
Un settore sotto pressione normativa e finanziaria
Il contesto in cui si inserisce il piano Leonardo è quello della progressiva implementazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) europea, che impone alle grandi imprese rendicontazioni sempre più dettagliate sugli impatti ambientali, sociali e di governance. Per un gruppo come Leonardo, con oltre 62.000 dipendenti e presenza in 150 paesi, la conformità a questi standard non è solo un obbligo formale ma un elemento di competitività sul mercato dei capitali: il 79% delle fonti di finanziamento del Gruppo risulta oggi agganciato a parametri ESG, il che significa che il costo del debito è direttamente influenzato dalle performance ambientali dichiarate.
La logica è quella del cosiddetto “decoupling”: separare la crescita del fatturato dalla crescita del consumo di risorse e delle emissioni. Leonardo rivendica di averlo già in parte realizzato: a fronte di ricavi cresciuti del 41% rispetto al 2019, le emissioni dirette Scope I e Scope II Market Based sono scese del 44% rispetto al 2020, con riduzioni significative anche negli acquisti di energia elettrica dalla rete esterna (-32%), nei prelievi idrici (-23%) e nella produzione di rifiuti (-22%).
Materie prime critiche e catena di fornitura: il nodo strategico
Uno degli elementi più rilevanti del piano riguarda la gestione delle materie prime critiche (CRM), affrontata anche attraverso la partecipazione al progetto europeo CRM4Defence. La dipendenza dell’industria della difesa da terre rare e minerali strategici (la maggior parte dei quali proviene da Cina o da paesi considerati ad alto rischio geopolitico) è da anni identificata come una vulnerabilità sistemica dall’Unione Europea. Il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel 2024, ha fissato obiettivi vincolanti per diversificare le fonti di approvvigionamento, e i grandi gruppi del comparto sono ora chiamati a integrare questi rischi nella propria pianificazione industriale.
Per Leonardo, che produce sistemi elettronici, elicotteri, velivoli da combattimento e sistemi cyber, la resilienza della supply chain è anche una questione di continuità operativa nei contratti con i governi committenti, sempre più sensibili alle garanzie di fornitura nel lungo periodo.
Il posizionamento ESG come leva competitiva internazionale
Il Transition Plan consolida anche il posizionamento reputazionale del Gruppo negli indici internazionali di sostenibilità. Leonardo è stata confermata leader ESG nei Dow Jones Sustainability Indices per il sedicesimo anno consecutivo, con il punteggio più alto nel settore Aerospace, Defence & Security a livello globale. Un risultato che vale, concretamente, in termini di accesso agli investitori istituzionali con mandati ESG, una categoria in forte espansione nel panorama finanziario europeo.
Il piano si struttura attorno a tre pilastri: Ambition, Actions e Accountability, che coprono strategia climatica, gestione delle risorse naturali e circolarità, e una “Just Transition” focalizzata su competenze e inclusione. La componente digitale è indicata come abilitatore trasversale: dati e tecnologie sono considerati strumenti essenziali per monitorare e raggiungere gli obiettivi dichiarati, in un settore dove la complessità delle filiere rende la misurazione degli impatti particolarmente sfidante.
Il capitale umano come fattore abilitante
Il Piano sottolinea anche la dimensione del capitale umano: il 64% della forza lavoro Leonardo possiede qualifiche STEM, e oltre 37.000 dipendenti hanno partecipato nell’ultimo anno a programmi di formazione sulla sostenibilità. In un comparto che compete globalmente per attirare ingegneri e tecnici specializzati, l’identità ESG dell’azienda è anche uno strumento di employer branding, oltre che di rendicontazione.





