
DDL Concorrenza, arriva una stretta sui distributori di carburante
Contrastare i distributori di carburante obsoleti, questo è l’obiettivo della riforma della rete di distribuzione compresa nel Disegno di legge sulla Concorrenza, approvato dal Consiglio dei ministri. Lo scopo è quello di avere meno distributori, ma più grandi ed efficienti in grado di offrire prezzi più accessibili e servizi migliori.
Cosa prevede la norma
Il testo contiene norme più rigide per gli impianti, al fine di chiudere quelli troppo piccoli e obsoleti, ma prevede anche fondi per finanziare la conversione a stazioni di ricarica elettrica o di biocarburanti.
Sul suolo italiano ci sono oltre 22mila stazioni, in Germania invece 14mila e in Francia 10mila. Solo il 5% ha un erogato superiore ai 3,5 milioni di litri l’anno. Secondo il governo avere impianti più grandi significherebbe avere la possibilità di offrire prezzi più bassi. Il DDL sancisce quindi requisiti più rigorosi e maggiori controlli: dal 2028 per ottenere una nuova autorizzazione, gli impianti dovranno offrire un’alternativa di alimentazione rispetto ai carburanti fossili. Al fine di sostenere questa trasformazione viene previsto un Fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030 (40 milioni all’anno). Oltre a questo, viene previsto un contributo fino a 60 mila euro, nella misura massima del 50% delle spese sostenute, per chi decide di riconvertire gli impianti di distribuzione del carburante in stazioni di ricarica per i veicoli elettrici o per la produzione di biocarburanti.
“È una svolta storica, una riforma attesa da anni per un settore strategico del nostro Paese ha dichiarato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Manteniamo l’impegno assunto con la filiera e interveniamo nel momento giusto per accompagnare il comparto nella sua trasformazione”.
Cos’è rimasto fuori?
Non sono entrate nel DDL le norme contro il telemarketing in telefonia. Secondo delle fonti del MIMIT, riporta l’ANSA, se ne riparlerà durante il dibattito parlamentare. Lo stesso avverrebbe per il diritto alla doggy bag (la possibilità di portare il cibo non consumato a casa dal ristorante). Questo tema era previsto all’interno del DDL, ma è sparito dal testo definitivo. Potrebbe però rientrare durante l’iter.




