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Trump annuncia il disarmo di Hamas e l’uscita di Israele da Gaza
© Imagoeconomica
31 Luglio 2026

Trump annuncia il disarmo di Hamas e l’uscita di Israele da Gaza

Il presidente americano ha annunciato su Truth un presunto accordo storico per il disarmo completo di Hamas e delle fazioni armate a Gaza, condizionando a questo il ritiro dell’esercito israeliano. Sebbene Hamas confermi le trattative per la Fase 2 gestite dal Board of Peace, subordina la consegna delle armi alle garanzie di ritiro e ricostruzione.

Donald Trump quando affida i suoi pensieri e le sue parole a Truth o solleva polveroni (caso Meloni stalker) o dà notizie di primo livello sulla situazione in Medio Oriente. Questa volta è toccato al secondo caso, perché il messaggio di stanotte è emblematico e per certi versi inaspettato: il tycoon ha proclamato il raggiungimento di un accordo storico e sostiene che Hamas avrebbe accettato il disarmo al 100%. Ne conseguirebbe quindi il ritiro definitivo e totale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza. Secondo il presidente americano, l’intesa è stata mediata dal Board of Peace, l’organismo multilaterale creato dalla Casa Bianca per gestire la fase successiva al conflitto, con il supporto di Egitto, Qatar e Turchia. L’annuncio segna un tentativo di accelerazione sulla seconda fase del processo di pace avviato dopo la tregua dell’ottobre 2025. I dettagli resi noti indicano uno schema preciso, la cui applicazione pratica richiede una serie di passaggi complessi e ad alto rischio.

In cosa consiste l’accordo

Il meccanismo descritto nel messaggio di Trump e confermato nelle sue linee generali dai mediatori si articola su tre direttrici principali. La prima riguarda la smilitarizzazione progressiva, che impone ad Hamas e alle altre organizzazioni militari palestinesi di consegnare le armi e smantellare le proprie strutture militari. In secondo luogo, l’area lasciata scoperta dai miliziani passerà sotto il controllo di una Forza Internazionale di Stabilizzazione e di una nuova forza di polizia locale palestinese. Infine, il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia sarà condizionato al completamento della smilitarizzazione, mentre il governo del territorio verrà affidato al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, una struttura transitoria affiancata dal Board of Peace. L’obiettivo dichiarato dalla diplomazia statunitense è azzerare la capacità offensiva dei gruppi armati per consentire l’avvio dei finanziamenti internazionali dedicati alla ricostruzione dell’enclave.

Le reazioni di Hamas e di Tel Aviv

Le reazioni arrivate nelle ore successive mostrano come la cornice politica dell’accordo sia interpretata in modo differente dai due contendenti sul campo. Hamas ha confermato di aver raggiunto l’intesa sulla seconda fase del piano di pace, ma ne ridimensiona la portata rispetto alla narrazione americana. Attraverso le dichiarazioni del negoziatore Ghazi Hamad, il gruppo ha chiarito che il disarmo non avverrà sotto forma di una resa immediata né tramite una consegna diretta delle armi alle forze israeliane. L’intero processo verrà gestito dal comitato amministrativo palestinese e sarà subordinato all’effettivo e completo ritiro delle truppe di Tel Aviv. Secondo Hamad, serviranno almeno due settimane di negoziati supplementari per definire le tempistiche e le modalità tecniche di applicazione. Da parte israeliana, l’esecutivo giudica il disarmo di Hamas un requisito irrinunciabile per la fine delle operazioni militari, ma mantiene un atteggiamento di forte prudenza. Il timore espresso dagli ambienti della difesa riguarda il rischio che il gruppo palestinese utilizzi la fase di transizione per rinviare la consegna effettiva degli arsenali o per occultare parte della propria rete sotterranea.

I nodi da risolvere

Se il quadro generale dell’intesa appare tracciato, restano aperte diverse questioni operative necessarie per l’attuazione del piano. Il primo nodo irrisolto riguarda i meccanismi di verifica, dato che non è stato ancora specificato chi si occuperà di controllare sul terreno l’effettivo smantellamento dei depositi di armi e della rete dei tunnel. Israele richiede garanzie dirette o controlli di terze parti ritenute affidabili, mentre Hamas rifiuta ogni presenza o ingerenza delle forze armate israeliane. A questo si aggiunge un problema di sincronizzazione dei tempi, visto che Hamas chiede che il ritiro israeliano sia il primo passo per procedere alla smilitarizzazione, laddove Tel Aviv subordina l’arretramento dei propri soldati alla verifica preventiva della distruzione delle armi. Infine, restano da definire la composizione della Forza Internazionale di Stabilizzazione e i relativi compiti di ingaggio sul campo. Le prossime settimane, con i vertici negoziali previsti in Egitto tra i paesi mediatori, chiariranno se l’intesa annunciata da Trump potrà trasformarsi in un protocollo operativo o se i nodi tecnici ne rallenteranno l’applicazione.

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