
Cinque circuiti, una sola rete. L’Europa prova a pagare da sola
Chi oggi vuole mandare dieci euro con lo smartphone a un amico di Lisbona ha poche strade. L’app che usa ogni giorno per dividere il conto della pizza, in Portogallo non funziona. Quella dell’amico, a Milano, nemmeno. Spesso la soluzione finisce per passare da una carta con un marchio americano. È il problema che cinque sistemi di pagamento europei hanno deciso di affrontare insieme. Il 30 settembre Bancomat, la spagnola Bizum, EPI con il suo portafoglio digitale Wero, la portoghese SIBS con MB Way e la nordica Vipps MobilePay hanno annunciato la nascita della European Network for Payments, una società con sede a Madrid partecipata in quote uguali dai cinque fondatori. Il progetto era partito a febbraio con un protocollo d’intesa. Ora ha una forma giuridica e una governance.
Una rete dietro lo schermo
Il compito della nuova società è costruire un punto di interconnessione, uno strato tecnico comune basato su standard europei e su pagamenti istantanei da conto a conto. Ogni circuito conserva marchio e app. La novità sta dietro lo schermo, dove i sistemi imparano a riconoscersi. Insieme raggiungono circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi, oltre il 70% della popolazione dell’Unione e della Norvegia. La rete resta aperta ad altre soluzioni europee che rispettino i requisiti tecnici e operativi. Le tappe sono graduali. Il comunicato parla di uno sviluppo progressivo, e secondo Reuters il servizio partirà nel 2027 con i trasferimenti tra persone oltre confine. Seguiranno gli acquisti online e, solo dopo, i pagamenti nei negozi.
La dipendenza dai circuiti americani
Il contesto spiega perché la notizia pesa. Visa e Mastercard gestiscono circa due terzi delle transazioni con carta nell’area euro, e secondo la BCE in 15 dei 21 Paesi dell’area manca una soluzione nazionale diffusa per i pagamenti digitali nei negozi. Dove esiste, come in Italia, funziona entro i confini e per l’estero si appoggia ai circuiti internazionali. Nel rapporto sui rischi pubblicato il 23 settembre dalle autorità europee di vigilanza, le banche interpellate indicano le soluzioni di pagamento extraeuropee come il secondo fronte di dipendenza più rilevante, dopo i fornitori informatici. Reuters la collega anche al timore che l’accesso alle infrastrutture di pagamento statunitensi possa diventare, in una fase di tensione, uno strumento di pressione. Finora i tentativi europei si sono arenati sulla frammentazione. È stata a lungo il principale ostacolo per i circuiti del continente, ha riconosciuto Martina Weimert, amministratrice delegata di EPI. Questa volta la strategia rinuncia a un marchio unico da imporre al posto di quelli nazionali e collega quelli che già funzionano e che i cittadini conoscono. È una scelta pragmatica, che punta su abitudini consolidate. Bizum conta 32 milioni di utenti in Spagna, Bancomat gestisce circa 2,7 miliardi di transazioni l’anno, Wero ha superato i 50 milioni di utenti.
La vera partita alla cassa
La parte più semplice, però, è quella che arriva per prima. Nei pagamenti tra persone il compito è circoscritto: si tratta di permettere a due sistemi diversi di instradare e regolare la transazione senza che l’utente debba cambiare app. Nei negozi la partita cambia natura. Servono terminali in grado di leggere un pagamento da conto a conto, commercianti disposti a cambiare abitudini, commissioni competitive rispetto a circuiti che hanno decenni di vantaggio e accordi capillari con banche ed esercenti. Sul piano nazionale alcune basi esistono già. Bizum dichiara 1,6 milioni di negozi fisici, MB Way oltre 500.000 punti di accettazione in Portogallo, Vipps MobilePay quasi 400.000 imprese nei Paesi nordici. Wero, nato per i trasferimenti tra persone, è già entrato nei pagamenti al dettaglio in alcuni mercati, con un’estensione che prosegue nel 2026. Il salto richiesto ora è un altro: rendere quei punti vendita accessibili anche agli utenti degli altri circuiti, così che un cliente spagnolo possa pagare con la sua app in un negozio di Porto o di Roma. È lì che si misurerà la portata reale dell’alleanza. Lo osserva anche il giurista Marcel Hörauf, citato da Reuters: il risultato in termini di sovranità dipenderà dall’evoluzione delle regole europee sui pagamenti, dall’accettazione da parte dei commercianti e dal sostegno politico. Resta poi da capire come la rete si combinerà con l’euro digitale, per il quale la BCE indica il 2029 come possibile data di avvio, se arriverà il via libera legislativo. Secondo i promotori i due progetti potranno affiancarsi, uno come moneta pubblica e l’altro come infrastruttura privata, con lo stesso obiettivo di offrire un’alternativa europea valida in tutto il continente. Perché l’incastro funzioni, standard e tempi dovranno convergere. Per anni la sovranità dei pagamenti è rimasta un tema da documenti ufficiali. Con la nuova rete entra nel mercato, e il suo esito dipenderà da quante persone sceglieranno di usarla quando, alla cassa, l’alternativa americana resterà a portata di mano.

