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Crisi energetica, il governo proroga il taglio delle accise ma cambia le regole
© Imagoeconomica
1 Maggio 2026

Crisi energetica, il governo proroga il taglio delle accise ma cambia le regole

Il Consiglio dei ministri ha rinnovato il decreto carburanti per altri 21 giorni, fino al 21 maggio. Il gasolio resta protetto, la benzina no: per gli automobilisti a verde quasi nove euro in più a pieno. L’autotrasporto aspetta ancora.

Il governo italiano ha prorogato il taglio delle accise per altri 21 giorni, per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti legato alla crisi energetica aggravata dalla guerra in Iran. Si tratta del terzo intervento in poco più di sei settimane. Il primo decreto fu varato il 18 marzo, il secondo approvato prima di Pasqua. Ogni volta, la misura ha tamponato un’emergenza senza risolverla, perché alle spalle i prezzi continuano a salire, trascinati dalla crisi geopolitica nel Golfo Persico e dalle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz.

Cosa cambia dal 1° maggio

Il provvedimento conferma il taglio sul diesel, fissato a 20 centesimi al litro, mentre per la benzina la riduzione scende a soli 5 centesimi al litro. Fino al 30 aprile entrambi i carburanti godevano di uno sconto di 24,4 centesimi. La copertura è garantita attraverso le sanzioni dell’Antitrust e l’extragettito IVA.

La logica della scelta differenziata è stata illustrata dalla stessa Meloni: “In queste settimane la benzina è aumentata mediamente del 6%, il gasolio del 24%. Abbiamo quindi concentrato la proroga soprattutto sul gasolio”. Un principio di proporzionalità che, sulla carta, ha una sua coerenza. Nella pratica, però, la riduzione del taglio sulla benzina a 5 centesimi comporterà un aumento medio di 18,3 centesimi al litro, pari a circa 9,15 euro in più per un pieno.

La reazione dei consumatori

Il Codacons ha calcolato che la riduzione dello sconto sulle accise per la benzina costerà complessivamente agli italiani 92 milioni di euro solo a titolo di maggiori accise nei 21 giorni di durata del provvedimento, con circa 4,37 milioni di euro al giorno in più a carico di chi si rifornisce di verde. L’associazione parla di “stangata” per i circa 17 milioni di italiani che guidano auto a benzina.

Il governo non ha del tutto ignorato le critiche sull’insufficienza delle misure, ma Meloni ha aggiunto una riflessione che suona quasi come un avvertimento in vista delle prossime scadenze: “In assoluto sono una grande sostenitrice del taglio delle accise. Dopo di che, si lavora per le priorità. Il taglio delle accise costa molto per il beneficio che produce: per paradosso, la gran parte delle risorse spese vanno ai redditi più alti”. Un’apertura implicita all’idea che il meccanismo, così com’è, non sia sostenibile all’infinito.

Il nodo autotrasporto

Il settore che paga il prezzo più alto della crisi energetica è l’autotrasporto. Nelle prime otto settimane di conflitto, nonostante il taglio di 20 centesimi sulle accise, l’autotrasporto merci ha sostenuto un extracosto stimato attorno a 1,5 miliardi di euro. UNATRAS, la principale federazione del settore, ha confermato il fermo nazionale dei servizi dal 25 al 29 maggio, in attesa di essere convocata dal governo per conoscere le misure ad hoc previste per il comparto. Il governo ha precisato che le misure per l’autotrasporto saranno inserite in un provvedimento successivo, dopo un confronto con le associazioni di categoria. Tempi e contenuti di questo intervento restano ancora da definire.

Fino a quando?

Il Consiglio dei ministri ha rinnovato la riduzione delle accise che altrimenti sarebbe terminata il primo maggio, ma la misura produce come conseguenza quella di favorire il consumo di un bene che in questo momento scarseggia, il contrario di quanto stanno facendo altri paesi, che stanno razionando le scorte e adottando misure per ridurre la domanda di carburante. Già un mese fa il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen aveva esortato i paesi membri ad adottare un atteggiamento più prudente, privilegiando la transizione verso l’energia pulita. Il nuovo piano europeo AccelerateEU va nella stessa direzione. Il governo italiano, al momento, ha scelto la strada del rinvio: la proroga scade il 21 maggio, e a quel punto si tornerà al bivio.

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