
La partita bilaterale in Medio Oriente
La quiete dopo la tempesta, di proiettili. Al termine di due giorni di colloqui senza sosta tra gli ambasciatori al dipartimento di Stato statunitense, Libano e Israele hanno annunciato una nuova tregua e anche l’istituzione di zone di sicurezza pilota. Nel frattempo, a Washington la Camera dei rappresentanti ha approvato lo stop della guerra in Iran. Con 215 voti favorevoli e 208 contrari, ordina al presidente Donald Trump il ritiro delle truppe dalla zona di conflitto, cominciato lo scorso 28 febbraio. Una mossa forte, con quattro esponenti repubblicani che hanno sfiduciato il tycoon e che lo rendono più vulnerabile per le prossime manovre. Queste due decisioni cambiano l’assetto delle operazioni militari in Medio Oriente proprio nel momento in cui continuano i raid nel sud del Libano e l’Iran risponde colpendo le basi logistiche del Golfo.
Hezbollah arginato
Questo nuovo cessate il fuoco nella frontiera israelo-libanese stabilisce delle nuove regole che limitano soprattutto Hezbollah. La tregua, mediata dagli Stati Uniti, determina la cessazione completa delle ostilità da parte del cosiddetto “Partito di Dio” e l’evacuazione dei suoi membri dalla zona a sud del fiume Litani, conquistato dall’esercito israeliano tre giorni fa. L’accordo sancisce inoltre che nelle zone di sicurezza il controllo sarà esercitato esclusivamente dalle Forze armate libanesi (LAF) e da nessun altro gruppo paramilitare non statale. Nel testo pubblicato, i due governi rifiutano l’idea di tenere in ostaggio il futuro del Libano, con un chiaro riferimento a Teheran e si danno appuntamento al 22 giugno per fissare un nuovo ciclo di colloqui. Da Hezbollah però non ci stanno e il suo leader Naim Qassem ha descritto il patto come “una capitolazione e una sconfitta. È una dichiarazione d’intenti volta a sabotare il Libano”.
Israele è stato molto chiaro: stop ai raid sul suolo libanese, ma Hezbollah non avrà il cessate il fuoco garantito in caso di violazioni. Lo ha dichiarato l’ambasciatore israeliano negli USA Yechiel Leiter, il quale ha confermato che quest’intesa ha lo scopo di estromettere le influenze iraniane dal Libano. Alle parole del diplomatico non è rimasto indifferente il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha definito la tregua “un grave errore” e ha affermato che Beirut sostiene le milizie sciite in modo incondizionato. Per quanto sia stato sottoscritto il documento diplomatico, l’efficacia pratica dell’accordo resta una questione ancora aperta; i media ufficiali libanesi hanno riferito questa notte che gli attacchi israeliani sono proseguiti nella regione meridionale anche nelle ore successive alla firma.
La grana di Trump
Negli Stati Uniti invece c’è stato un cambio di programma inaspettato, perché questo voto della Camera rappresenta un blocco istituzionale alla linea di Trump. Con la sfiducia dei quattro parlamentari repubblicani che si sono uniti alla minoranza democratica, il monito è chiaro: il tycoon sta perdendo consensi e il problema ce l’ha prima di tutto in casa. Il testo approvato a Washington vieta al presidente qualsiasi nuova rappresaglia sul territorio iraniano, a meno che non ci sia l’autorizzazione esplicita e preventiva del Congresso. Questo atto della Camera ha però un’efficacia prevalentemente politica e simbolica, perché comunque Trump mantiene il diritto di veto presidenziale sulla legislazione e il Senato è sotto il controllo repubblicano e fedele all’amministrazione.
L’attacco iraniano in Kuwait
La delibera del Congresso arriva un giorno dopo l’ultimo picco militare registrato nel Golfo Persico. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno attaccato il terminal 1 dell’aeroporto internazionale del Kuwait con droni e missili, un raid culminato con la morte di un cittadino indiano e il ferimento di 63 persone. Da Teheran rivendicano l’operazione e specificano che hanno preso di mira le strutture logistiche dei Paesi mediorientali, incluse la base aerea kuwaitiana di Ali Al-Salem e la sede della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, che vengono utilizzate come basi d’appoggio dai bombardieri americani.
Rubio cambia la strategia
Trump però, nonostante il voto contrario alla camera e questa nuova offensiva iraniana, è impegnato al cento per cento a perseguire il suo obiettivo: negare la bomba nucleare a Teheran. Ha affermato che i colloqui bilaterali proseguono e prevede un accordo che potrebbe essere formalizzato entro questo fine settimana. In parallelo, il segretario di Stato Marco Rubio ha precisato al Congresso una nuova rimodulazione dei compiti dell’esercito americano nella regione, con una trasformazione difensiva e una concentrazione sulle scorte e sulla protezione dei vettori commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.







