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Il rilancio dell’asse italo-francese passa da Antibes
© Imagoeconomica
26 Giugno 2026

Il rilancio dell’asse italo-francese passa da Antibes

Al 36° vertice intergovernativo Meloni e Macron archiviano anni di tensioni e firmano sette accordi su difesa, nucleare, spazio e Libano. Il Trattato del Quirinale torna al centro della cooperazione bilaterale.
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Ad Antibes, sulla Costa Azzurra, si è tenuto il 36° vertice intergovernativo tra Italia e Francia, il primo da quello di Napoli del febbraio 2020 e il primo in assoluto dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Era anche il primo bilaterale ufficiale tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron da quando la premier italiana è entrata a Palazzo Chigi nell’ottobre del 2022. Un incontro lungamente atteso e più volte rinviato, reso necessario da un’agenda internazionale che lasciava poco spazio alle incomprensioni bilaterali: il G7 di Evian, il vertice E5 di Berlino e il prossimo summit Nato di Ankara rendevano il coordinamento tra Roma e Parigi non più rinviabile.

I due leader si sono ritrovati a Villa Eilenroc, sul promontorio di Cap d’Antibes, dopo una visita congiunta al Museo Picasso. Il clima era quello della ritrovata cordialità. Alla domanda sui “rapporti glaciali”, Macron ha risposto che “non c’è più nulla di glaciale”, e Meloni ha aggiunto che le loro relazioni sono sempre state “tra persone serie che parlano di politica”, non tra nemici. Un disgelo certificato anche dai numeri: nel 2025 l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha superato i 112 miliardi di euro, con la Francia primo investitore estero in Italia.

Difesa e nucleare al centro degli accordi

Il capitolo più sostanzioso riguarda la difesa. I due governi hanno adottato una tabella di marcia bilaterale 2026-2031 con le priorità della cooperazione militare, incentrata sui missili Aster e sul sistema SAMP/T, l’unico sistema europeo di difesa aerea e antimissile a lungo raggio. Meloni ha sottolineato che l’esperienza ucraina e la crisi del Golfo hanno dimostrato l’efficacia del sistema: “Una cooperazione che vogliamo rendere sempre più forte”. Crosetto e la sua omologa francese Catherine Vautrin hanno dato il via all’adozione del Cronoprogramma di Difesa Italia-Francia 2026-2031, insieme a un documento sulla sicurezza nel Mediterraneo. Previsto anche lo scambio di ufficiali interforze tra i due stati maggiori.

Sul nucleare civile, la novità è destinata a fare discutere. Edison ha sottoscritto insieme a EDF, Nuward e agli operatori della filiera nucleare italiana una dichiarazione di intenti per lo sviluppo congiunto di un impianto nucleare di terza generazione basato sulla tecnologia Small Modular Reactor, con l’obiettivo di avere i primi impianti operativi entro il 2035. L’accordo coinvolge Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Maire, Framatome, Saipem, WeBuild e altri operatori chiave della filiera. Macron ha ricordato che “la Francia anni fa ha fatto una scelta netta con il nucleare” e che con l’Italia si punta a sviluppare “un nuovo tipo di reattore civile”. Per Meloni si tratta di un passo verso la maggiore indipendenza energetica che Roma persegue ormai da tempo.

Spazio e infrastrutture nel pacchetto italo-francese

Nel settore spaziale, Macron e Meloni hanno riaffermato il sostegno al Progetto Bromo, la joint venture tra Thales Alenia Space, Airbus e Leonardo destinata a creare un polo europeo dei satelliti, in parallelo al programma IRIS per la connettività satellitare. “Nel settore spaziale la nostra cooperazione è stata un motore storico per l’Europa e deve restarlo”, ha detto Macron, evocando la necessità di rafforzare l’accesso autonomo allo spazio e la difesa orbitale. I due Paesi partecipano congiuntamente ai lanciatori Vega C e Ariane 6, ultima garanzia europea di autonomia di accesso allo spazio.

Sul versante infrastrutturale, i dossier prioritari riguardano la seconda canna del Fréjus, il tunnel del Colle di Tenda e il collegamento ferroviario Marsiglia-Genova. Viene ribadito anche l’impegno comune sulla linea Torino-Lione e la tratta Cuneo-Breil-Ventimiglia, che potrà beneficiare di finanziamenti europei. In campo economico, Bpifrance e Cassa Depositi e Prestiti hanno siglato un protocollo per investimenti nella deep tech, mentre ICE e Business France hanno stretto un accordo per favorire gli investimenti incrociati. La Camera Nazionale della Moda Italiana ha infine avviato una cooperazione con la Fédération de la Haute Couture et de la Mode.

Il dossier Libano e la polemica con Rutte

Sul piano internazionale, l’intesa più rilevante riguarda il Libano. Con la scadenza del mandato Unifil prevista per fine 2024, Macron e Meloni hanno annunciato l’avvio di una coalizione internazionale, sostenuta da UE e ONU, per garantire una presenza continuativa nel cosiddetto Paese dei Cedri. “Aprire un vuoto sarebbe pericoloso”, ha avvertito Meloni. L’obiettivo è una forza multinazionale con un mandato il più chiaro possibile, che possa coinvolgere Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi europei e regionali. “Italia e Francia possono fare molto”, ha aggiunto la premier. Anche lo Stretto di Hormuz figura tra le priorità strategiche condivise, in vista del vertice Nato di Ankara.

La conferenza stampa ha offerto a Meloni l’occasione per rispondere alle dichiarazioni del segretario generale della NATO Mark Rutte sul presunto utilizzo delle basi italiane per i raid americani contro l’Iran. “Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, ha detto la premier, precisando che le basi sono state cedute esclusivamente per attività logistiche e di rifornimento non cinetiche, nel rispetto degli accordi vigenti. “Nella sua entusiastica ricostruzione il segretario NATO ha messo insieme cose diverse tra loro”, ha aggiunto, invitando alla prudenza su questi temi.

Un asse strutturale tra divergenze tattiche

Il vertice di Antibes ha prodotto in tutto sette accordi bilaterali, ai quali si aggiungono le intese siglate al Business Forum di Le Cannet. La stampa internazionale ha riletto l’incontro soprattutto come un riposizionamento dei due leader in chiave anti-trumpiana: con Macron che punta a presentarsi come interlocutore unico capace di dialogare con tutti, compresa Mosca, e Meloni che consolida la propria proiezione europea senza rinunciare al rapporto con Washington. Il Foglio ha scritto di un “capolavoro involontario di Donald Trump”, che nel tentativo di dividere l’Europa ha spinto ad abbracciarsi anche gli opposti.

Restano le divergenze. Sull’immigrazione i toni dei due leader sono stati diversi, anche se hanno concordato sulla costituzione di una squadra mista per il contrasto alla clandestinità. Sull’Ucraina Meloni esclude l’invio di truppe in caso di accordo di pace, posizione non condivisa da Parigi. Sul futuro dell’Europa i due continuano a esprimere visioni differenti. Ma sul piano della cooperazione industriale, energetica e di sicurezza, Roma e Parigi hanno dimostrato che il Trattato del Quirinale può essere qualcosa di più di un documento diplomatico. Il prossimo test sarà il vertice Nato di Ankara.

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