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Aprire un’impresa in Europa è ancora troppo complicato. Bruxelles ha una proposta
© European Commission
14 Aprile 2026

Aprire un’impresa in Europa è ancora troppo complicato. Bruxelles ha una proposta

Il 28° regime e EU Inc.: un quadro giuridico unico per le imprese europee. Cos’è, perché arriva adesso e dove si annidano i problemi

C’è un paradosso al cuore del mercato unico europeo. Quattrocentocinquanta milioni di consumatori, un territorio integrato, una moneta comune in buona parte del continente. Eppure chi vuole aprire un’impresa e farla crescere oltre i confini nazionali si trova ancora a fare i conti con ventisette sistemi giuridici diversi, oltre sessanta forme societarie nazionali, burocrazia che varia da paese a paese, costi legali che si moltiplicano a ogni frontiera. Il risultato è che molte delle startup europee più promettenti scelgono di costituirsi in Delaware o nel Regno Unito, dove le regole sono più semplici. L’Europa perde competenze, capitali e controllo sulle imprese che produce.

Cos’è EU Inc. e come funziona

Il 18 marzo 2026, la Commissione europea ha presentato una risposta formale a questo problema. Si chiama EU Inc., ed è la concretizzazione del cosiddetto 28° regime: un quadro giuridico europeo unico, opzionale, che si affianca ai ventisette ordinamenti nazionali senza sostituirli. Chi vuole può continuare a costituirsi secondo le regole del proprio Paese. Chi preferisce può scegliere EU Inc. e operare su tutto il territorio europeo con un solo set di regole, riconosciuto ovunque nell’Unione. Non è pensata solo per chi parte da zero: la EU Inc. potrà nascere anche tramite conversione, fusione o scissione di imprese già esistenti. Chi ha già una società e vuole espandersi in Europa senza costruire filiali paese per paese ha uno strumento concreto a disposizione.

Una società costituita interamente online, in quarantotto ore, con una spesa inferiore a cento euro e senza requisiti minimi di capitale. Nessun notaio fisico, nessuna registrazione multipla, nessuna duplicazione di documenti. Un’interfaccia digitale unica collegata ai registri nazionali, destinata a diventare nel tempo un registro centrale europeo autonomo.

Il contesto: il rapporto Draghi e la competitività europea

Il rapporto Draghi sulla competitività europea, pubblicato nel 2024, aveva quantificato il problema con una precisione difficile da ignorare: la frammentazione del mercato interno danneggia le imprese europee più dei dazi che arrivano dall’esterno. Una startup che nasce in California ha davanti un mercato omogeneo con un solo sistema legale e un solo mercato dei capitali. Una startup che nasce a Milano o a Varsavia deve costruire la propria espansione europea pezzo per pezzo, con costi che divorano risorse che andrebbero all’innovazione.

C’è una dimensione che spesso resta in secondo piano e che riguarda direttamente il finanziamento. Un’identità societaria digitale unica, riconosciuta in tutti i ventisette stati membri, cambia i termini del rapporto con gli investitori. Chi fa venture capital oggi deve fare due diligence su ventisette sistemi diversi. Con EU Inc. trova una struttura uniforme, leggibile, confrontabile. La proposta prevede anche una potenziale revisione delle norme sui fondi pensione europei come investitori in startup, e stock option armonizzate valide in tutta l’Unione, tassate solo al momento della vendita. Sono le condizioni che determinano se un’impresa riesce a raccogliere capitali in Europa o deve andare a cercarli altrove.

Il legame con la sovranità digitale e i nodi da sciogliere

Il collegamento con la sovranità digitale, di cui questa rubrica si è occupata nelle settimane precedenti, è diretto. Molte delle imprese che gestiscono infrastrutture digitali critiche si sono costituite sotto giurisdizioni straniere perché era più conveniente. Una forma societaria europea semplice e riconoscibile non risolve la dipendenza tecnologica, ma è una condizione necessaria perché un ecosistema imprenditoriale europeo possa crescere senza dover scegliere tra restare piccolo o emigrare. Vale per le startup digitali. Vale anche per le imprese di infrastrutture che cercano capitali europei per partecipare a gare transfrontaliere e si scontrano con la stessa frammentazione.

I nodi irrisolti sono reali. Il primo è il diritto del lavoro: EU Inc. non lo tocca, fiscalità e norme sul lavoro restano di competenza nazionale. È una scelta comprensibile politicamente, che però riduce l’ambizione del progetto. Il secondo è il forum shopping: se i controlli variano da paese a paese, c’è il rischio che le imprese si registrino dove le regole sono più leggere, replicando le distorsioni già viste nel mercato bancario e fiscale europeo. Il terzo riguarda la trasparenza. Il controllo di legalità non sparisce, ma si trasforma: affidato a notai e autorità in modalità digitale, senza presenza fisica. È una semplificazione della forma, non una rinuncia alla sostanza. Che funzioni dipenderà da come ogni paese sceglierà di applicarlo.

Gli obiettivi

EU Inc. ha il vantaggio di essere un regolamento, direttamente applicabile senza recepimento nazionale. Un dettaglio tecnico che può fare la differenza, perché riduce le discrepanze interpretative che hanno indebolito molti strumenti europei in passato. L’obiettivo è un accordo tra Parlamento e Consiglio entro la fine del 2026, con le prime EU Inc. operative già nel 2027.

Aprire un’impresa in Europa dovrebbe essere facile quanto aprirne una negli Stati Uniti. Non lo è ancora. EU Inc. è un tentativo serio di cambiare. Se funzionerà dipenderà da quanto gli stati membri vorranno davvero che funzioni, e da quanto velocemente riusciranno a mettere da parte l’interesse a mantenere le proprie regole nazionali come vantaggio competitivo.

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