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Ludoil prende la guida di ISAB, la raffineria di Priolo torna italiana
© Ludoil Energy S.p.A.
24 Settembre 2026

Ludoil prende la guida di ISAB, la raffineria di Priolo torna italiana

Ludoil perfeziona l’acquisizione del 51% di ISAB e prende la guida della raffineria di Priolo, la più grande d’Italia. Dopo quattordici anni di controllo russo e la parentesi cipriota, il polo torna in mani italiane con un piano da 1,3 miliardi.

La più grande raffineria italiana torna in mani italiane. Ludoil Capital, società interamente controllata da Ludoil Energy, holding della famiglia Ammaturo, ha perfezionato l’acquisizione del 51% di ISAB da GOI Energy dopo l’esito positivo del procedimento Golden Power, assumendo da ieri la guida industriale e la gestione del complesso tra Priolo, Melilli e Siracusa. L’impianto, che lavora oltre un quinto del greggio raffinato nel Paese ed è tra i maggiori del Mediterraneo, ha un valore d’impresa di un miliardo di euro. Con l’integrazione di ISAB il gruppo diventa la più grande Multi-Energy Company privata italiana, con ricavi consolidati attesi di circa 13 miliardi di euro l’anno.

Dalla stagione russa alla parentesi cipriota

Per capire il peso dell’operazione bisogna tornare al 2008, quando ERG cedette la raffineria alla russa Lukoil. Con l’invasione dell’Ucraina e l’embargo europeo sul greggio russo, scattato il 5 dicembre 2022, l’impianto si trovò di colpo senza materia prima e il governo ne dispose l’amministrazione temporanea, sottoponendo ogni vendita al proprio via libera. Nel 2023 la raffineria passò alla cipriota GOI Energy, legata al fondo Argus New Energy Fund, per circa 1,5 miliardi di euro. Il Golden Power esercitato allora impose paletti precisi, dalla fornitura di greggio affidata a Trafigura alle garanzie contro l’arrivo di petrolio da Paesi sotto sanzione, fino alla tutela dell’occupazione. Gli anni successivi sono stati segnati da tensioni e contenziosi, anche con la stessa galassia Lukoil, finché il 13 maggio 2026 Ludoil ha annunciato l’accordo per rilevare la quota di controllo.

Un’operazione costruita in Italia

Tra l’annuncio e il closing sono trascorsi poco più di quattro mesi, con l’autorizzazione Antitrust e l’esame europeo sulle sovvenzioni estere conclusi senza prescrizioni. Il gruppo sottolinea come il governo, in una stagione di tensioni internazionali e di costi energetici elevati, abbia salvaguardato il principale polo di raffinazione del Paese “accompagnandone il ritorno in mani italiane”. Italiano è anche il sostegno finanziario. Il finanziamento, assistito da garanzia SACE, è stato fornito da BPER e UniCredit come Global Coordinator e da Monte dei Paschi come Mandated Lead Arranger, mentre Ludoil ha curato l’intera operazione con le proprie strutture interne. Una partecipazione che il gruppo legge come prova della capacità del sistema bancario nazionale di sostenere investimenti industriali di lungo periodo. Con ISAB, inoltre, Ludoil completa una catena del valore tutta nazionale, che va dalla raffinazione ai depositi costieri distribuiti da nord a sud fino alla rete di stazioni di rifornimento.

Il piano da 1,3 miliardi e la svolta dei biocarburanti

Il piano industriale prevede investimenti per circa 1,3 miliardi di euro in cinque anni lungo due direttrici. La prima riguarda l’efficienza degli impianti, con la rimessa in servizio e l’ammodernamento di unità dismesse come la distillazione primaria e la desolforazione nel sito Nord e il solvent deasphalting e il thermal cracking nel sito Sud, per aumentare la capacità e produrre distillati con meno zolfo. La seconda è la conversione ai biocarburanti, già avviata a luglio con il co-processing nel sito Nord, per arrivare a una filiera integrata di biobenzine, carburante sostenibile per l’aviazione e HVO da oli vegetali non alimentari. L’organico attuale è confermato per intero, le commesse coinvolgeranno circa mille persone in più da tutta Italia e a regime serviranno un centinaio di nuovi tecnici. Nel nuovo consiglio di amministrazione, composto da tre membri, l’amministratore delegato è Paolo Fedeli.

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