
Caro materiali, Rixi ad ADI “Chiederemo 1,2 miliardi in manovra”
La legge di bilancio per il 2027 non contiene risorse per il caro materiali ma il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti proverà a inserirle durante l’esame parlamentare. Lo annuncia il viceministro Edoardo Rixi in un‘intervista esclusiva a ADI che sarà pubblicata integralmente lunedì 9 novembre sul sito e sui canali social della testata. “Lo chiederemo perché è un tema fondamentale. Abbiamo bisogno di un miliardo e due per chiudere il 2025”, spiega Rixi. Il conto dei rincari per il 2025 vale infatti 1,7 miliardi, a fronte dei quali sono disponibili 500 milioni la cui liquidità arriverà però solo nel 2027. Le parole del viceministro arrivano mentre l’Associazione nazionale dei costruttori edili alza la voce contro una manovra che, denuncia, mette sul piatto miliardi per le opere pubbliche ma lascia scoperti gli extracosti dei cantieri già aperti.
Il rischio di una montagna di crediti non pagati
Secondo il viceministro il problema riguarda soprattutto le amministrazioni più piccole. “In parte i soldi sono già stati anticipati alle aziende per quanto riguarda RFI e ANAS, per tutte le altre stazioni appaltanti no”, spiega, aggiungendo che una questione analoga si porrà per il 2026 e peserà sul bilancio 2027. Le norme consentivano alle stazioni appaltanti di assorbire i rincari nei propri quadri economici, rinunciando ad alcune opere o rimodulando gli appalti ma “in realtà l’unica stazione appaltante in grado di farlo è RFI, per cui tutti gli investimenti fatti con il PNRR dai comuni, dalle stazioni appaltanti minori ma anche dalle autorità portuali creeranno una mole di non pagato da parte delle pubbliche amministrazioni sul caro materiali particolarmente ingente”. Da qui la proposta di chiudere subito il 2025 e di intervenire con la prossima legge di bilancio. “Nella prossima finanziaria si può pensare alla riapertura di un fondo o comunque trovare un sistema, perché altrimenti rischiamo di lasciare moltissimi crediti in pancia alle aziende, che poi faranno contenziosi con lo Stato, con le amministrazioni e con le stazioni appaltanti, perché sono lavori fatti, eseguiti e certi”. Rixi indica anche un secondo fronte, gli extracosti legati alla gestione di terre e rocce da scavo. Quando nel terreno si trovano sostanze presenti in natura come mercurio o amianto, anche uno spostamento minimo trasforma il materiale in rifiuto da portare in discarica, spesso all’estero, con un costo che il viceministro stima in 7 o 8 miliardi l’anno e su cui il confronto con il ministero dell’Ambiente è ancora aperto.
L’allarme dei costruttori
La manovra stanzia 2,7 miliardi aggiuntivi per le opere pubbliche nel 2027, ma nessuna nuova risorsa per i rincari, lasciando senza copertura circa 13mila cantieri censiti dall’ANCE. “Sulla manovra in quattro anni ci sono 11,2 miliardi di euro per le opere pubbliche. La quantità è congrua, bisogna però valutare la qualità del dato. E la qualità non è soddisfacente”, osserva il presidente dell’associazione Antonio Ciucci, secondo cui le risorse si concentrano su poche grandi opere ferroviarie. “Ci siamo dimenticati completamente il caro materiali”, denuncia. Per i costruttori le richieste per il 2025 ammontano a 1,8 miliardi contro i 500 milioni già stanziati per il 2027, e nelle tabelle della manovra il fondo perde altri 95 milioni, con un disavanzo che l’ANCE stima in circa 1,4 miliardi. Più della metà dei cantieri interessati fa capo agli enti locali, cioè proprio alle stazioni appaltanti che secondo Rixi non sono in grado di coprire i rincari con le proprie risorse. “Dietro piccole opere ci sono piccole imprese, quindi è chiaro che la tenuta finanziaria di piccole imprese è sempre difficile”, avverte Ciucci, che chiede di “Reintegrare subito il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche del MIT“. Il 30 ottobre a Genova il ministro Matteo Salvini aveva assicurato che nella manovra ci sarebbero state risorse per il caro materiali, e in una nota il MIT ha fatto sapere che il ministro, “insieme al vice ministro Rixi e a tutto lo staff”, è al lavoro “per trovare le risorse necessarie per evitare un impensabile blocco dei cantieri in tutta Italia”.
La partita si sposta in Parlamento
Le cifre del ministero e quelle dei costruttori non coincidono del tutto, ma il quadro è lo stesso. Manca oltre un miliardo per pagare i rincari già maturati e le imprese rischiano di restare con crediti che le amministrazioni non sono in grado di onorare. La partita si giocherà ora durante l’esame parlamentare della legge di bilancio, dove l’ANCE punta a recuperare le coperture e il MIT a ottenere l’1,2 miliardi indicato da Rixi, senza escludere, secondo i costruttori, un veicolo legislativo diverso. Nell’intervista integrale, in uscita lunedì 9 novembre, il viceministro affronta anche la riforma dei porti e i suoi tempi, l’EETS marittimo, il futuro degli interporti, la crisi del trasporto merci su ferro e le misure allo studio per l’autotrasporto.



