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La Corte dei conti esamina il PNRR. Bene la digitalizzazione, male le infrastrutture
© Imagoeconomica
15 Maggio 2026

La Corte dei conti esamina il PNRR. Bene la digitalizzazione, male le infrastrutture

Dalla delibera 46 emerge un panorama tra luci e ombre, esaminato anche il PNC. Punto a favore per la transizione digitale grazie alla CIE e allo SPID. Arrancano le grandi opere, frenate dal costo più alto dei materiali. Valutazione negativa anche per la rivoluzione green e per l’edilizia penitenziaria.

L’anno cruciale per il PNRR è iniziato da ormai cinque mesi e si iniziano a tirare le somme. Lo ha fatto la Corte dei conti con la delibera numero 46 attraverso la sua sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato. Dopo aver analizzato sia il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia il Piano nazionale complementare (PNC), emerge un panorama chiaroscuro. Perché per quanto siano in linea con le aspettative, ci sono vari problemi interni (vedasi la gestione infrastrutturale del PNRR).

Dall’analisi dei magistrati contabili emerge che, al 31 dicembre 2025, la spesa sostenuta per l’intero PNRR ha raggiunto il 60,08% delle risorse programmate fino a quella data. Un dato che segnala quanto sia molto importante la tenuta della macchina amministrativa e che evidenzia l’importanza delle modifiche concordate con l’Europa. Sì, perché grazie ai cambiamenti strutturali in accordo con Bruxelles, si è riusciti a adattare gli obiettivi alle reali capacità di spesa e ai tempi tecnici dei cantieri. Non un ritardo, ma un’operazione necessaria per garantire l’effettiva conclusione dei lavori entro il 2026, data di scadenza.

L’esempio virtuoso: la digitalizzazione

Tra i settori più virtuosi, la delibera promuove la digitalizzazione. Complici i rilasci della Carta d’identità elettronica (oltre 42,3 milioni di CIE) e l’adozione dello SPID in più di 10mila pubbliche amministrazioni, gli obiettivi europei per il 2025 sono stati raggiunti in anticipo rispetto alla tabella di marcia. In crescita anche la piattaforma di notifiche digitali SEND. La Corte dei conti segnala con positività l’abbattimento delle barriere burocratiche digitali, che favorisce un rapporto più diretto con le istituzioni e si tiene al passo con la l’avanzamento tecnologico dell’Italia.

Sanità, indicazioni buone. La C. conti però avverte: piena operatività delle strutture

Anche dalla cosiddetta missione 6, il settore della salute, arrivano delle indicazioni buone. Pur essendoci stato un ridimensionamento degli obiettivi iniziali e a fronte di una riduzione dei target per le Case della comunità, scese da 1.350 a 1.038, a fine 2025 si contano lavori avviati per 1.327 edifici e 258 strutture già ultimate. Un risultato che la Corte dei conti commenta come “coerente con il conseguimento del target UE”, ma lancia un monito: una volta completate le mura, sarà fondamentale garantire la piena operatività futura delle strutture. La sfida sarà reclutare personale qualificato per poter mandare avanti questi centri e non vanificare l’investimento.

Le infrastrutture a rilento

Ecco però che arrivano le grane, non di poco conto. Il comparto delle infrastrutture procede a rilento e desta le maggiori preoccupazioni. Queste criticità derivano da una grande “concentrazione delle attività realizzative” in poco tempo e al fotofinish. L’esempio lampante sono le opere ferroviarie: molto complesse a livello strutturale, hanno subito forti rallentamenti per colpa dell’aumento dei costi dei materiali e delle difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Questo, quindi, ha creato il classico effetto imbuto, ovvero la sovrapposizione di tanti cantieri negli ultimi mesi del Piano che riduce i margini di manovra. Oggi qualsiasi intoppo di natura procedurale rischia di diventare un ritardo irrecuperabile, con il rischio di non poter usufruire al massimo dei finanziamenti per le opere che devono essere ultimate entro giugno 2026.

Ritardi e programmazione assente: i casi della rivoluzione green e dell’edilizia penitenziaria

Oltre alle grandi opere, un bilancio non positivo ce l’hanno anche altri due campi: la rivoluzione green e l’edilizia penitenziaria. Per la rivoluzione green la Corte dei conti si è focalizzata soprattutto sugli investimenti in fognatura e depurazione. I progetti terminati sono troppo pochi, 51 su 175 avviati, vale a dire 1 ogni 3,5, con un ritardo particolare soprattutto nelle aree soggette a procedure d’infrazione europee. Per quanto riguarda l’edilizia penitenziaria, i magistrati hanno riscontrato una totale assenza di programmi definiti e di obiettivi per la costruzione dei nuovi padiglioni “modello”, da qui il sollecito direttamente al ministero della Giustizia per favorire un’inversione di marcia.

La situazione del PNC

Sul PNC invece la maggior parte dei lavori risulta avviata, anche se alcune difficoltà di realizzazione rendono indispensabile la revisione dei cronoprogrammi. A pesare sono soprattutto i progetti gestiti da più enti, dove il coordinamento e i passaggi burocratici stanno rallentando l’esecuzione delle opere.

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