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Thailandia: intervista al Maestro Carlo Zundo, musicista a tutto tondo che reinterpreta la tradizione italiana porgendola in chiave rimodernata al pubblico thailandese e internazionale
Trasferitosi da Venezia a quella che viene definita “la Venezia d’Oriente”, cioé Bangkok, il Maestro Carlo Zundo, reinterpreta e cura con arrangiamenti davvero particolari e innovativi, un ampio repertorio di partiture della Musica tradizionale italiana, consegnando al pubblico cosmopolita di Bangkok e della intera Thailandia una nuova versione dei Classici italiani di ogni tempo.
di Francesco Tortora
Martedì 24 Maggio 2022
Dal nostro corrispondente a Bangkok - 24 mag 2022 (Prima Pagina News)
Trasferitosi da Venezia a quella che viene definita “la Venezia d’Oriente”, cioé Bangkok, il Maestro Carlo Zundo, reinterpreta e cura con arrangiamenti davvero particolari e innovativi, un ampio repertorio di partiture della Musica tradizionale italiana, consegnando al pubblico cosmopolita di Bangkok e della intera Thailandia una nuova versione dei Classici italiani di ogni tempo.

Il Maestro Carlo Zundo ha occhi azzurri, un sorriso aperto e sincero, musicista preparato e colto, ha attraversato generi musicali di ogni tipo, approdando oggi, alla reinterpretazione di Classici della Musica Italiana ormai famosi in tutto il Mondo, suonandoli in modo innovativo ma sempre con gran rispetto delle radici culturali di appartenenza. Nella sua configurazione professionale è da annotare il conseguimento del Master in Chitarra Classica, titolo attraverso il quale oggi insegna una materia ed uno strumento che richiedono grande competenza teorica e pratica. 

 

Secondo quali vie e percorsi sei giunto a Bangkok, partendo dalla tua terra veneta di origine? 

 

Nel 2002 avevo un negozio, studio di registrazione e scuola di musica a Mestre, dove tenevo corsi per ingegneri del suono e chitarra/basso/mandolino, sia collettivi che individuali, inoltre lavoravo attivamente nella produzione e registrazione musicale per indipendenti e Major come Sony, ECM, Rai Trade, Fox Tv, Sugar e molte altre Case Discografiche. 

Uno dei miei soci mi invitò ad andare a Bangkok per un paio di settimane da un suo amico che lavorava per una grossa compagnia alberghiera. Durante una festa aziendale, conobbi la mia futura ed attuale moglie che lavorava nel purchasing department. Ci siamo sposati qui con rito Thai/Cinese e -dopo poco- ci siamo trasferiti in Italia, dove siamo stati per circa 10 anni. Quando Leonardo ed Elisa, i nostri figli, compirono rispettivamente 5 anni e 2 anni, decidemmo di trasferirci a Bangkok, l'inserimento scolastico sarebbe stato altrimenti molto difficile per loro in una fase successiva, vista la totale diversità sia dei metodi che dei contenuti del sistema didattico delle scuole a Bangkok. 

 

Viaggiando, trasferendoti, confrontandoti con la Thailandia, quali differenze hai notato rispetto al tuo precedente modo di vivere in Italia? Che cosa ti ha particolarmente impressionato, da questo punto di vista? 



Credo che qui a Bangkok la vita sia molto diversa a seconda che si viva in centro, in un contesto internazionale, dove si respira una Thailandia globalizzata, si parla inglese e per alcuni aspetti è estremamente organizzata ed evoluta, o se invece si sta in un villaggio Thai, dove per forza di cose ci si trova più velocemente a scontrarsi contro una visione della realtà totalmente differente, a volte per molti stranieri incomprensibile. 

Penso che le differenze più evidenti si riscontrino nelle regole -o meglio nei rituali- che regolano le relazioni personali anche semplici e nella velocità e pazienza con il quale ci si deve immergere nella vita di tutti i giorni. 

La cosa che mi ha più impressionato è sicuramente il rendersi conto che -per molte cose- era il mio approccio ad essere totalmente sbagliato, frettoloso ed a volte, senza cattiveria, un po' irrispettoso nei confronti degli altri. Sono veneto e mi viene naturale correre e soffermarmi poco a pensare sulle cose per così dire futili e sulla forma.  Qui ho imparato ad apprezzare il loro ritmo ed a prendermi e godermi i miei spazi. Sono sicuramente più rilassato rispetto a quando vivevo in Italia, nonostante la vita da musicista non sia sempre priva di preoccupazioni e di rischi, anzi. 


La realtà culturale e musicale thailandese che tipo di stimoli e suggerimenti ti hanno finora offerto? 


Bangkok è un calderone di generi musicali e contaminazioni di tutti i tipi e provenienti da tutto il mondo. Per i musicisti che vivono di concerti, suonare qui è certamente gratificante in termini di emozioni e possibilità. In Italia la vita del concertista è ostacolata da una ottusa gestione burocratica delle cose artistiche che la sta portando da anni sempre più giù a raschiare il barile. Ricordo una discussione che ebbi durante un concerto con uno zelante ispettore ENPALS perché durante lo scarico dell'auto (una chitarra acustica del peso di 2 kg) non indossavo le scarpe anti-infortunistiche. Questo non vuol dire ovviamente che tutto sia perfetto ma perlomeno appare meno ridicolo e grottesco. 

Al mio arrivo in Thailandia non conoscevo nessuno e dopo qualche mese conobbi alcuni musicisti in un locale poco distante da casa mia. Quando seppero che ero un chitarrista mi trascinarono sul palco. Da lì le connessioni, specialmente con i musicisti Thai, mi hanno dato un’enorme soddisfazione personale e mi hanno aiutato a far circolare il mio nome permettendomi di continuare a fare quello che ho sempre sognato e per il quale ho dato la mia vita. 

Da musicista una delle cose più stimolanti è stata senza dubbio il poter cambiare repertorio, band praticamente ogni sera. Ogni giorno suonavo in posti differenti con bravi e preparati musicisti Thai soprattutto Standard Jazz e Pop.  Provenendo dal mondo classico, anche se nella vita lavorativa ho sempre spaziato molto nel mondo musicale, il non avere le cose pianificate e chiare mi ha dato non pochi grattacapi. Adesso sono quasi dieci anni che vivo qui, insegno privatamente chitarra e suono sia da solista sia in gruppo in diversi locali e per eventi pubblici e privati, chitarra e mandolino, con repertorio internazionale e tradizionale Italiano.
Seguo l'educazione artistica dei miei figli che lavorano nel mondo della moda e spettacolo ed hanno partecipato a diversi film e pubblicità a livello nazionale ed in tutto il Sud-Est Asiatico.
Per l'immediato futuro sto lavorando intorno al progetto di aprire una scuola di musica che possa legare la tradizione musicale e culturale italiana e renderla alla portata di tutti. Ci sono decine di giovani piccoli Italiani/Thai che troverebbero un ambiente ed un metodo di studio diverso dallo standard proposto nelle scuole Internazionali o private Thai. 

 

Che consigli senti di poter dare a chi -come te- decida un giorno di trasferirsi a vivere o lavorare in Thailandia? 

 

Sinceramente consiglio la Thailandia solo a chi ha già trovato lavoro dall'Italia o ha intenzione di sposarsi con un cittadino Thai. 

Purtroppo -se si parla di visti- la Thailandia non è molto flessibile ed ho visto molte persone tornare a casa o per problemi di salute (gli ospedali sono privati e se non avete un’ottima assicurazione difficilmente si riesce a sostenere le spese di degenza o cure particolari), o per rotture con il partner dove figli o no, proprietà o no, si viene rispediti a casa con tanti saluti. La Thailandia è un posto fenomenale che amo e sento come casa mia ma non è per tutti. Il rispetto per le loro tradizioni e delle loro abitudini è fondamentale per riuscire a sentirsi parte di essa. Se non siete disposti ad aprirvi e cambiare le vostre abitudini difficilmente vivrete felici qui ma se siete desiderosi di vedere e vivere una nuova prospettiva di vita qui rimarrete bambini curiosi in eterno. 

 
 

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