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Argomento: Energetiche

Le emissioni italiane tornano a salire, Panetta avverte sui costi del cambiamento climatico

L’Italia rallenta sulla transizione energetica proprio mentre i costi economici del cambiamento climatico diventano sempre più evidenti. Lo dicono due interventi arrivati nella stessa giornata. Il think tank ECCO ha presentato il suo rapporto annuale sull’attuazione del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, il PNIEC, secondo cui nel 2025 le emissioni di gas serra del paese sono tornate a crescere di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto all’anno precedente. Quasi in contemporanea il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, aprendo a Manila la quinta edizione della Green Swan Conference, ha ricordato che nel 2025 gli eventi meteorologici estremi hanno causato nel mondo danni diretti per oltre 200 miliardi di dollari.

Il conto del ritardo

Per rispettare gli impegni europei al 2030, secondo ECCO, l’Italia deve ancora tagliare circa 95 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto ai livelli del 2025, cioè un quarto delle emissioni nazionali in cinque anni. Il rischio maggiore riguarda i settori esclusi dal mercato europeo del carbonio, come trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti, per i quali gli obiettivi sono vincolanti. In base alle proiezioni dell’ISPRA, tra il 2021 e il 2025 il Paese ha già superato i limiti per circa 30 milioni di tonnellate, che potrebbero salire a 39 entro il 2030, con una spesa stimata tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per acquistare diritti di emissione. “Il ritardo nella transizione lo paghiamo due volte: in bolletta e nei conti pubblici, fino a 5,7 miliardi per compensare le emissioni in eccesso”, ha detto Chiara Di Mambro, direttrice Strategia Italia e Europa di ECCO. Il rapporto segnala anche che il PNRR si chiude con il 45% dei fondi per la transizione effettivamente spesi e che dei 18,2 miliardi incassati con le aste ETS tra il 2012 e il 2024 solo il 9% è andato a misure per il clima.

Trasporti ed edifici i settori più indietro

I trasporti, responsabili di oltre il 30% delle emissioni nazionali, restano il punto più debole. Il PNIEC prevede 4,3 milioni di auto elettriche entro il 2030, ma ad agosto ne circolavano 445mila, circa un decimo. Con gli incentivi la quota di immatricolazioni elettriche era salita al 9%, contro il 22% della media europea, ma dopo la fine dei fondi a giugno il mercato è tornato ai livelli precedenti. Nel settore degli edifici la quota di rinnovabili termiche è ferma da cinque anni e la direttiva europea Case Green non è ancora stata recepita. Il Conto Termico ha esaurito i fondi annuali in un mese, mentre del Fondo nazionale per l’efficienza energetica sono stati usati solo 18 milioni di euro su 284. Sul gas ECCO rileva che la domanda resta di 11,2 miliardi di metri cubi sotto il livello del 2019, nonostante un aumento del 2,1% nel 2025, ma lamenta l’assenza di una strategia di uscita.

Rinnovabili in crescita, bollette no

Il segnale positivo arriva dalle rinnovabili, con circa 7 gigawatt installati nel 2025, poco meno dei 10 all’anno necessari per l’obiettivo al 2030. Tempi lunghi per le autorizzazioni e congestione delle reti frenano lo sviluppo, tanto che l’energia rinnovabile prodotta e non immessa in rete è salita a circa 802 gigawattora, più del doppio del 2024. Secondo il rapporto i benefici non arrivano ancora in bolletta, perché il prezzo dell’elettricità dipende in larga parte dal gas e tasse e oneri pesano più sulla bolletta elettrica che su quella del gas. Anche per questo l‘elettrificazione dei consumi è ferma al 23%. ECCO chiede di usare la legge di bilancio per riequilibrare questi oneri e di anticipare il Piano sociale per il clima, che vale oltre 9 miliardi ma non sarà operativo prima del 2027.

L’avvertimento di Panetta

Dal palco di Manila, dove la Banca d’Italia ha organizzato la conferenza con la Banca dei regolamenti internazionali, la banca centrale delle Filippine e il Network for Greening the Financial System, Panetta ha spiegato che il cambiamento climatico “riduce la produttività, distrugge capitale fisico e mette sotto pressione le finanze pubbliche“. I danni del 2025 sono “più del doppio rispetto ai livelli registrati nei primi anni Duemila” e gli shock climatici “possono inoltre incidere sull’inflazione”. Per il governatore la mitigazione “resta indispensabile, ma non può eliminare il rischio fisico legato al clima, e alcuni danni connessi al cambiamento climatico sono ormai inevitabili”. Da qui la necessità di investire nella resilienza e di estendere le coperture assicurative, come ha fatto l’Italia rendendo obbligatoria per le imprese la polizza contro alluvioni, terremoti e frane. “Nessuna singola istituzione può conseguire questi obiettivi da sola”, ha avvertito Panetta, chiedendo cooperazione tra governi, intermediari, assicurazioni e banche centrali.

Georgieva, l’IA può aggiungere mezzo punto di crescita l’anno ma crescono i segnali di fragilità

Georgieva, l’IA può aggiungere mezzo punto di crescita l’anno ma crescono i segnali di fragilità – Bangkok 16 ottobre 2026 – (PPN ADI) Mezzo punto percentuale di crescita globale in più ogni anno per il prossimo decennio. È la spinta alla produttività che l’intelligenza artificiale potrebbe garantire secondo la direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva, che sul blog del Fondo descrive la prospettiva di un mondo in cui “gli esseri umani, aiutati dalla tecnologia che hanno inventato, riusciranno a fare cose che non avremmo mai ritenuto possibili”. Ma, avverte, “non tutti stanno cavalcando l’onda. Senza un’adozione più ampia, troppi Paesi rischiano di restare a guardare”.

Le crepe si vedono già sui mercati. I colossi del settore, gli hyperscaler, ricorrono sempre di più al debito obbligazionario e in appena due anni la loro quota sulle emissioni investment grade è passata da meno dell’1% al 10%, in un comparto molto concentrato e segnato da operazioni spesso circolari. “Se le aspettative corressero più veloci dei risultati concreti, la delusione potrebbe essere brusca”, scrive Georgieva, con il rischio di una correzione di mercato capace di diffondersi a livello globale. A questo si aggiungono l’esposizione all’IA di circa il 40% dei posti di lavoro nel mondo, che sale al 60% nei Paesi avanzati, e le minacce informatiche, con tempi tra attacco e difesa ridotti alla velocità delle macchine.

La risposta indicata dal FMI poggia su tre pilastri: difendere la stabilità macroeconomica e finanziaria, favorire adozione e innovazione con infrastrutture digitali ed energetiche adeguate, visto che entro il 2030 i data center consumeranno più elettricità di quanta ne usi oggi il Giappone, e proteggere i lavoratori con riqualificazione e reti di sicurezza moderne. Senza correttivi, conclude la direttrice del Fondo, i benefici rischiano di concentrarsi in poche mani, con le economie avanzate in grado di crescere più del doppio rispetto ai Paesi a basso reddito.

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FMI, crescita europea fragile ma le rinnovabili hanno attutito l’impatto della crisi in Medio Oriente

FMI, crescita europea fragile ma le rinnovabili hanno attutito l’impatto della crisi in Medio Oriente – Bangkok, 16 ottobre 2026 – (PPN ADI) Senza la spinta sulle energie rinnovabili il conto della guerra in Medio Oriente per l’economia europea sarebbe stato più salato. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel rapporto dedicato all’Europa diffuso durante le assemblee autunnali con la Banca mondiale in Thailandia, secondo cui questo risultato “indica che l’Europa può ottenere risultati quando agisce unita e con senso d’urgenza”.

Il quadro resta però incerto. Per il FMI “la crescita economica è fragile, dato che i rischi geoeconomici e geopolitici persistono, le spese su difesa e altre poste pubbliche aumentano e i tassi sui titoli di Stato stanno aumentando”. E i problemi non spariranno con la fine delle tensioni sull’energia: “Tuttavia, anche quando le forniture di energie dovessero normalizzarsi, le debolezze strutturali dell’Europa continueranno a frenare la crescita sul medio termine”. Il rischio, avverte il Fondo, è che “il basso potenziale di crescita” renda il continente “meno resiliente, in modo tale che l’impatto anche di piccoli shock può essere amplificato e minacciare una recessione”.

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Per il FMI l’energia pulita costa ormai meno di quella fossile in Italia, Francia e Germania

Per il FMI l’energia pulita costa ormai meno di quella fossile in Italia, Francia e Germania – Bangkok, 16 ottobre 2026 – (PPN ADI) In Italia, Francia e Germania produrre energia pulita costa ormai meno che bruciare combustibili fossili, se si considera l’intero ciclo di vita degli impianti. È uno dei passaggi dell’analisi regionale sull’Europa del Fondo monetario internazionale, secondo cui le rinnovabili sono diventate “una fonte di energia sempre più conveniente, piuttosto che un semplice strumento per la decarbonizzazione”, con la conseguenza che “l’elettrificazione continuerà a progredire e la generazione da fonti rinnovabili si espanderà ulteriormente”.

Per il FMI “proseguire nella transizione energetica è fondamentale per ridurre i costi dell’energia e diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”. Un ruolo chiave spetta ai collegamenti tra le reti nazionali, che abbassano i prezzi all’ingrosso dell’elettricità soprattutto nei mercati più cari e con maggiori limiti di trasmissione. Secondo il Fondo “una maggiore interconnettività transfrontaliera e una maggiore capacità di generazione a basse emissioni di carbonio possono compensare completamente la pressione al rialzo sui prezzi dell’elettricità derivante dall’aumento della domanda e dalla prezzatura del carbonio”.

Più in generale, l’istituzione di Washington chiede all’Europa riforme per una crescita più alta e solida, basate su innovazione, capacità di espansione e resilienza. Per questo, avverte, “occorre inoltre proseguire con determinazione, sia a livello dei singoli Stati che dell’Unione europea, per completare il mercato unico e abbattere le barriere ancora esistenti, che frammentano i mercati dei prodotti e ostacolano la mobilità di capitali e lavoro”.

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Ansaldo Energia e Hitachi Energy firmano un memorandum per alimentare la crescita dei data center

Ansaldo Energia e Hitachi Energy firmano un memorandum per alimentare la crescita dei data center – Roma, 16 ottobre 2026 – (PPN ADI) Turbine a gas e generatori da una parte, reti di trasmissione dall’altra. Ansaldo Energia e Hitachi Energy hanno siglato un memorandum d’intesa per mettere insieme le rispettive tecnologie e offrire soluzioni integrate di generazione ed elettrificazione, con un’attenzione particolare ai data center, per far fronte all’aumento della domanda di elettricità. L’accordo unisce l’esperienza del gruppo italiano nella produzione di energia con quella di Hitachi Energy nell’integrazione dei sistemi di rete, dall’alta tensione ai trasformatori fino ad automazione ed elettronica di potenza, e punta a proposte adatte sia ai mercati a 60 Hz sia a quelli a 50 Hz.

Nella nota congiunta le aziende ricordano che la richiesta mondiale di elettricità “è destinata quasi a raddoppiare entro il 2050, mentre l’elettrificazione accelera nelle infrastrutture digitali, nell’industria e nei trasporti”. Una sfida che pesa soprattutto negli Stati Uniti, “dove la rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center sta determinando una domanda di energia senza precedenti, creando un’esigenza urgente di infrastrutture energetiche affidabili e su larga scala, che possano essere realizzate più rapidamente”.

“La domanda di energia elettrica sta crescendo a un ritmo che non vedevamo da decenni, mentre il mondo entra nell’era dell’elettricità”, ha osservato il CEO di Hitachi Energy Andreas Schierenbeck. “Poiché la crescita della domanda continua a superare quella delle infrastrutture disponibili, la necessità di soluzioni energetiche scalabili e rapidamente implementabili è diventata sempre più urgente”. Per il CEO di Ansaldo Energia Fabrizio Fabbri, l’unione delle competenze permetterà di offrire “soluzioni integrate in grado di accelerare la realizzazione dei progetti e garantire la scala, la flessibilità e l’affidabilità richieste dalla nuova generazione di infrastrutture industriali, digitali ed energetiche”.

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Vertice UE, intesa nella notte su ETS e nuovi strumenti contro gli squilibri con la Cina

La prima giornata del Consiglio europeo di Bruxelles è finita solo verso mezzanotte, dopo quasi dodici ore di discussione su energia e sistema di scambio delle quote di emissione, l’ETS. Sul tavolo c’erano il caro energia, peggiorato dalla guerra in Iran cominciata a febbraio, che ha spinto il prezzo del gas sul mercato di riferimento europeo intorno agli 85 euro al megawattora, e la richiesta di un gruppo di Paesi guidato dall’Italia di modificare le regole sul carbonio. Il compromesso finale, nato da una formulazione proposta dalla Germania, non rinvia l’avvio dell’ETS2 ma chiede alla Commissione di rivalutarne gli effetti. Nella stessa giornata i leader hanno parlato anche degli squilibri commerciali con la Cina.

Lo scontro sul mercato del carbonio

La trattativa più lunga ha riguardato l’ETS2, il nuovo mercato che dal 2028 applicherà il prezzo delle emissioni anche ai combustibili usati per riscaldare gli edifici e per il trasporto su strada. Italia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, appoggiate da Grecia e Cipro, volevano farlo slittare al 2030, sostenendo che la crisi in Medio Oriente ha cambiato le condizioni economiche. Dall’altra parte c’erano Finlandia, Svezia e Danimarca, che alla vigilia avevano difeso il sistema con una lettera, avvertendo che indebolirlo avrebbe reso gli investimenti meno prevedibili. Alla fine il rinvio è saltato. Nelle conclusioni il Consiglio europeo “invita la Commissione UE ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS2”, con particolare attenzione alla struttura del sistema e alle misure di salvaguardia. Il testo ribadisce anche “la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile“, capace di ridurre la volatilità del prezzo e il suo peso sulle bollette elettriche, pur preservando il ruolo del sistema nella lotta al cambiamento climatico. “È stata una discussione molto impegnativa”, ha detto il primo ministro ceco Andrej Babiš, che con Giorgia Meloni aveva mostrato ai colleghi due grafici sulle differenze tra i risultati dell’ETS e le previsioni della Commissione.

Aiuti di Stato e flessibilità sui conti

Sul caro energia non sono arrivati nuovi strumenti comuni. Le conclusioni accolgono la proroga del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, l’ottimizzazione della capacità di raffinazione e l’aggregazione volontaria della domanda di energia. Alla Commissione viene chiesto di valutare altri interventi di breve periodo, mentre Consiglio e Parlamento dovranno accelerare la riforma della riserva stabilizzatrice del mercato, il meccanismo che ritira le quote in eccesso per contenere le oscillazioni dei prezzi. Meloni ha chiesto anche di trattare i costi energetici come un fattore esterno nell’applicazione delle regole fiscali, ma solo la Grecia l’ha sostenuta apertamente. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha invitato alla prudenza sui conti pubblici e ha indicato la proroga degli aiuti di Stato come l’unica misura praticabile nell’immediato. L’Italia, in ogni caso, ha già ottenuto dalla Commissione la clausola di salvaguardia nazionale, che le consente di spendere di più per difesa ed energia.

Gli squilibri commerciali con la Cina

A pranzo i leader hanno discusso del deficit commerciale con la Cina, che nel 2025 è arrivato a circa 360 miliardi di euro. Le conclusioni non nominano Pechino, ma chiedono alla Commissione di portare avanti dialoghi orientati ai risultati, di sfruttare bene gli strumenti già disponibili e di rafforzare con urgenza quelli di difesa commerciale. “Le imprese europee devono poter competere in condizioni di parità”, ha scritto sui social il presidente del Consiglio europeo António Costa. Entro fine anno la Commissione dovrebbe presentare uno strumento per diversificare le catene di approvvigionamento e un meccanismo di solidarietà per i Paesi colpiti da eventuali ritorsioni, mentre Francia e Germania chiedono interventi rapidi su chimica e plastica. Si parte dall’accordo raggiunto il 9 ottobre a Pechino, che per quattro anni limita a 350mila l’anno le importazioni di auto ibride cinesi e allenta le restrizioni sull’export di terre rare. Per il commissario al Commercio Maroš Šefčovič è solo un primo passo, e diversi governi chiedono protezioni anche per acciaio e macchinari.

Il bilancio rinviato e la seconda giornata

Rimane invece aperta la trattativa sul bilancio pluriennale 2028-2034, che divide i Paesi favorevoli ai tagli, come Germania e Paesi Bassi, da quelli che difendono i fondi di coesione, come Italia e Spagna. Costa seguirà personalmente il negoziato e ha in programma un vertice straordinario a fine novembre, con l’obiettivo di chiudere entro l’anno e garantire i finanziamenti da gennaio 2028. Oggi i lavori sono ripresi con l’Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky, e proseguono con difesa, Medio Oriente e migrazioni.

Energia, Orsini chiede di sospendere l’ETS e di portare il tema al centro del prossimo vertice europeo

Energia, Orsini chiede di sospendere l’ETS e di portare il tema al centro del prossimo vertice europeo – Modena, 9 ottobre 2026 – (PPN ADI) Sul caro energia l’Europa ha fatto ancora troppo poco e il sistema ETS va sospeso. È la richiesta avanzata dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini a margine dell’incontro “Costruire il futuro: dialogo tra impresa e lavoro”, organizzato dalla CISL Emilia Centrale con la partecipazione della segretaria generale della CISL Daniela Fumarola.

Orsini ha spiegato che sui costi energetici che gravano sulle aziende “ci sono due livelli, quello italiano e quello europeo. A livello europeo io credo che sia ancora troppo poco il lavoro fatto e lo dico da europeista convinto. Noi crediamo nell’Europa ma serve un’Europa forte proprio per quello che sta accadendo attorno al mondo: mi auguro che nel prossimo consiglio dei Paesi che si terrà la prossima settimana il tema dell’energia sia al centro” della discussione, aggiungendo che “da quello che mi risulta sarà così”.

Sul sistema di scambio delle quote di emissione il presidente degli industriali è stato netto: “Bisogna sospendere l’ETS”. Orsini ha poi argomentato: “Noi abbiamo chiesto la rimodulazione, abbiamo chiesto di avere dei benchmark ma così non è stato. Credo che anche la Commissione europea si sia resa conto che i benchmark che ci sono non sono giusti per le imprese. L’ETS impatta ormai sull’energia fuori scala, il tema della competitività col resto del mondo è fondamentale”.

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Energia, Orsini sollecita il decreto bollette e lo sblocco di 400 concessioni rinnovabili per 130 GW

Energia, Orsini sollecita il decreto bollette e lo sblocco di 400 concessioni rinnovabili per 130 GW – Modena, 9 ottobre 2026 – (PPN ADI) In Italia restano ferme 400 concessioni per impianti rinnovabili, per una potenza complessiva di 130 GW. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini lo ha ricordato a margine dell’incontro promosso dalla CISL Emilia Centrale, chiedendo una corsia veloce per le autorizzazioni: “Noi abbiamo chiesto che ci sia un fast track perché abbiamo 400 concessioni di rinnovabili ancora bloccate per 130 GW: io credo che abbiamo bisogno di mettere a terra velocemente”.

Sul fronte nazionale Orsini ha sollecitato anche il via libera rapido al decreto bollette: “A livello italiano, invece, abbiamo bisogno che il decreto bollette venga liberato il prima possibile. Anche questo, ovviamente, è vincolato all’Europa per alcuni punti, però a noi serve che si facciano cose per mettere rendere competitive le nostre imprese”.

Il presidente degli industriali ha poi invitato a “dire anche la verità agli italiani, cioè che il gas è indispensabile perché è quel cuscinetto che serve quando le rinnovabili non ci sono”. Quanto all’atomo, Orsini ha osservato: “Bene il nucleare, però”, ricordando che serviranno “10 anni, quindi non avremo una visione veloce dei benefici degli effetti”.

Le priorità indicate sono quindi “rinnovabili, decreto bollette e spendere quei soldi che sono stati messi per fare cose strutturali”. Orsini ha inoltre rilanciato l’ipotesi di un nuovo meccanismo di cessione di energia a prezzo agevolato: “Io penso a un energy release, ancora, perché noi siamo in un distretto gas release”, così da “aiutare chi è rimasto fuori dalla prima energy release e soprattutto aiutare le imprese a essere competitive”.

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SAIE Bologna, il programma ENEA sulla riqualificazione energetica

SAIE Bologna, il programma ENEA sulla riqualificazione energetica – Bologna, 6 ottobre 2026 – (PPN ADI) Quattro giornate di incontri alla Piazza del Facilitatore della Riqualificazione Energetica, lo spazio di ENEA al SAIE di Bologna. Il 7 ottobre si parte con “Cosa blocca la riqualificazione?”, dedicato ai principali ostacoli agli interventi di efficientamento, dalle barriere economiche agli aspetti psicologici e organizzativi; nel pomeriggio “Prima ascolta, poi progetta” sul dialogo con il committente come fase preliminare per individuare esigenze, criticità e priorità, e “De-sign Pescara: dal quartiere al prototipo”, sulla progettazione interdisciplinare e la rigenerazione urbana, con i risultati della sperimentazione nel quartiere Pescara Porta Nuova. Giovedì 8 ottobre focus sul rapporto tra innovazione tecnologica e cittadini con “Rehouse: il cantiere che parte dalle persone”, progetto di riqualificazione che integra soluzioni tecniche, bisogni degli abitanti e contrasto alla povertà energetica, seguito da “Costruire il futuro”, dalla filiera del legno ai sistemi innovativi per un ambiente costruito sostenibile, e nel pomeriggio da “Riqualificare Off-Site: Strategie Industriali e Linee Guida per il Futuro del Settore Edile”, confronto tra il team del progetto Officio e gli operatori della filiera.

Venerdì 9 ottobre, in attesa della finale della masterclass, l’attenzione sarà sugli one stop shop, strumenti sempre più importanti per integrare competenze e servizi a supporto delle decisioni di cittadini, imprese e amministrazioni, e sull’Attestato di prestazione energetica, inteso non solo come indicatore della classe energetica ma come strumento per conoscere le prestazioni di un immobile e orientare gli interventi futuri, con un approfondimento anche sul discomfort estivo e sulle strategie di retrofit degli edifici universitari. Sabato 10 ottobre gli incontri “Non solo bollette – Raccontare il valore della riqualificazione oltre il risparmio” e “Dalla proposta all’azione – Presentare la soluzione tecnica in modo chiaro, credibile e comprensibile” torneranno sul dialogo tra professionista e cliente. Per tutte e quattro le giornate sono previsti anche momenti di express learning, brevi appuntamenti formativi per gli operatori del settore.

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Riqualificazione energetica, Disi (ENEA) il 25% dei proprietari frenato dall’assenza di garanzie sul risparmio

Riqualificazione energetica, Disi (ENEA) il 25% dei proprietari frenato dall’assenza di garanzie sul risparmio – Bologna, 6 ottobre 2026 – (PPN ADI) Si chiuderà al SAIE di Bologna con “Tre minuti per decidere” la masterclass “Facilitatore della Riqualificazione Energetica”, il percorso formativo di ENEA realizzato con il SAIE che ha coinvolto circa 700 professionisti. Tra webinar e laboratori pratici, il corso ha approfondito le barriere che frenano la riqualificazione energetica, l’ascolto dei bisogni dei committenti e il modo di comunicare i vantaggi degli interventi e presentare le proposte tecniche, anche con esercitazioni ispirate a situazioni reali. La prova finale sarà un vero e proprio talent: davanti a una giuria di tre esperti i partecipanti dovranno dimostrare di saper accompagnare un cliente verso una scelta consapevole, individuando in pochi minuti il problema, rendendo comprensibile il valore della proposta e affrontando le incertezze che spesso separano l’interesse iniziale dalla decisione di intervenire.

“Quotidianamente un individuo è impegnato in circa 35 mila decisioni: la riqualificazione energetica è una di queste e deve trovare spazio tra esigenze, impegni e priorità concorrenti. Saper riconoscere e accompagnare il processo decisionale è una competenza che il professionista deve sviluppare accanto a quelle tecniche. A frenare la scelta intervengono anche la difficoltà a valutare il ritorno dell’investimento e la percezione che non sia necessario agire: in un’indagine sui proprietari di abitazioni, il 25% segnala l’assenza di garanzie sul risparmio economico, il 19% l’incertezza sull’aumento del valore dell’immobile e il 23% ritiene la propria casa già efficiente. Facilitare significa rendere concreti i benefici futuri e aiutare le persone a valutare se e quando intervenire”, spiega Antonio Disi, ricercatore ENEA e responsabile del Laboratorio Strumenti comportamentali per l’efficienza energetica.

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Case green, ENEA al SAIE di Bologna dal 7 al 10 ottobre

Case green, ENEA al SAIE di Bologna dal 7 al 10 ottobre – Bologna, 6 ottobre 2026 – (PPN ADI) Conoscere le tecnologie e i benefici della riqualificazione energetica non basta, se il proprietario continua a rinviare l’intervento: serve anche la capacità dei professionisti di accompagnare le persone tra costi, dubbi, priorità e alternative. Parte da qui la partecipazione di ENEA al SAIE Bologna 2026, in programma dal 7 al 10 ottobre a BolognaFiere, dove sarà protagonista la “Piazza del Facilitatore della Riqualificazione Energetica”, spazio con quattro giornate di incontri e attività per progettisti, tecnici, installatori, consulenti energetici e altri professionisti della filiera delle costruzioni. L’iniziativa fa parte di Italia in Classe A, il Programma nazionale di informazione e formazione sull’efficienza energetica promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e realizzato da ENEA. Organizzata in collaborazione con il SAIE, la Piazza affronterà due sfide complementari: la conoscenza degli edifici, delle loro prestazioni e delle soluzioni disponibili, comprese le innovazioni che stanno cambiando la progettazione e la realizzazione degli interventi, e la capacità di guidare le persone nelle scelte, comprendendo le esigenze del committente, individuando gli ostacoli che ne frenano le decisioni e presentando proposte tecniche chiare, credibili e coerenti con le sue priorità.

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Gasolio, niente accise mobili e il tetto ENI sale a 2,25 euro

A mezzanotte è scaduto il taglio fisso delle accise, ridotto ormai a 6,1 centesimi al litro IVA compresa, ma il meccanismo delle accise mobili che avrebbe dovuto sostituirlo non è partito. Manca infatti il decreto interministeriale dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente che deve quantificare la riduzione sulla base dell’extragettito IVA, e che non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È la prima volta da marzo, quando la guerra con l’Iran ha fatto impennare i prezzi, che non è in vigore alcun taglio delle tasse sui carburanti. L’accisa sul gasolio torna così al livello ordinario fissato dal primo gennaio, 672,90 euro ogni mille litri, con un aumento di 50 euro rispetto a ieri. Eppure l’attivazione del meccanismo era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 16 settembre e confermata ancora ieri mattina dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Come funzionano le accise mobili

Quando il prezzo del petrolio sale, aumentano anche gli incassi dello Stato dall’IVA sui carburanti, che si calcolaal 22% sul prezzo finale. Le accise mobili prevedono che questo extragettito, rispetto alle stime di bilancio, venga restituito agli automobilisti attraverso una riduzione delle accise nel periodo successivo. L’entità e la durata del taglio non sono quindi decise in anticipo dal decreto, ma vengono stabilite con un provvedimento del ministero dell’Economia sulla base delle entrate effettivamente registrate. È un meccanismo, già utilizzato in parte nei mesi scorsi, che ha il vantaggio di non gravare sui conti pubblici ma lo svantaggio di rendere il prezzo alla pompa meno prevedibile, soprattutto in una fase in cui le quotazioni internazionali cambiano da una settimana all’altra. E, come dimostra la giornata di oggi, di dipendere dai tempi dell’amministrazione. Se il decreto arrivasse nei prossimi giorni, lo sconto entrerebbe in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione e potrebbe sostituire in tutto o in parte quello appena scaduto.

Le tappe dello sconto

Lo sconto sul gasolio valeva circa 17 centesimi al litro fino al 17 settembre, è sceso a 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e poi a 6,1 centesimi fino a ieri, mentre la benzina è rimasta esclusa dal decreto. Secondo le stime circolate nelle settimane scorse, il sostegno è costato allo Stato circa 2,5 miliardi di euro. Per i camion sopra le 7,5 tonnellate il decreto ha esteso il credito d’imposta per l’autotrasporto agli acquisti fatti da marzo a ottobre. Già a fine luglio, con il gasolio self a 2,18 euro al litro sulla rete ordinaria, Palazzo Chigi aveva messo sul tavolo l’ipotesi delle accise mobili, poi applicata in parte nei mesi successivi.

Il tetto ENI sale, gli altri non lo fissano

La fine dello sconto ha avuto effetti immediati sui listini. ENI, che nell’annunciare il tetto aveva precisato che era “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore”, ha alzato oggi di sei centesimi i prezzi consigliati del gasolio, portando il prezzo massimo da 2,19 a 2,25 euro al litro. IP, Q8 e Tamoil hanno invece adottato calmieri senza indicare un prezzo massimo, e ieri, con lo sconto ancora in vigore, vendevano il gasolio rispettivamente a circa 2,23, 2,19 e 2,23 euro. Sulle medie nazionali l’effetto per ora è minimo. Secondo il ministero delle Imprese e del made in Italy oggi il gasolio self costa in media 2,244 euro al litro, contro i 2,242 di ieri, e la benzina scende a 2,043. Dure le reazioni dei consumatori: per il Codacons il governo non mantiene le promesse, mentre il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona parla di un tradimento. I prezzi restano lontani da quelli precedenti alla guerra con l’Iran, quando la benzina costava meno di 1,67 euro e il gasolio circa 1,72.