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Marcello Walter Bruno, Pino Nano: “Era uno di noi alla Rai”

Si sono svolti ieri a Cosenza i funerali del prof. Marcello Walter Bruno, storico programmista e regista alla Rai, che ad un certo punto della sua vita aveva lasciato per dedicarsi alla cattedra universitaria di semiotica. Un personaggio di rara sensibilità intellettuale.

di Pino Nano
Martedì 19 Luglio 2022
Cosenza - 19 lug 2022 (Prima Pagina News)

Si sono svolti ieri a Cosenza i funerali del prof. Marcello Walter Bruno, storico programmista e regista alla Rai, che ad un certo punto della sua vita aveva lasciato per dedicarsi alla cattedra universitaria di semiotica. Un personaggio di rara sensibilità intellettuale.

Se ne è andato in silenzio Marcello, per come aveva vissuto per tutta la sua vita. Se ne è andato inseguendo la sua passione più grande, che era la musica, il jazz, il teatro, lo spettacolo, il cinema, la letteratura. Se ne è andato via accasciandosi per terra dopo l’ennesima bizza del suo cuore malato. Forse se ne è andato via anche felice, perché inconsapevole che quella corsa verso l’ultimo spettacolo che era andato a vedere con i suoi amici a Lucca lo avrebbe portato di corsa in paradiso.

Dico “paradiso” non a caso, perché Marcello Walter Bruno era uno di quegli intellettuali che viveva nell’ombra, che aveva dedicato la sua vita ai suoi studenti, all’Università della Calabria, con una dedizione, un trasporto, un amore filiale che rimarrà esempio portante per le generazioni future che verranno. I suoi studenti, che amava e coccolava come fossero suoi figli, lui che figli non aveva e che non aveva trovato il tempo di costruirsi una famiglia tutta sua.

Marcello avrebbe compiuto i suoi 70 anni tra poco, e ai suoi amici più cari che aveva continuato ad avere in RAI dove di fatto lui era entrato da ragazzo, aveva espresso il desiderio di fare una grande festa per salutare tutti, per festeggiare la sua pensione, per rivedere vecchi amici e vecchi compagni di lavoro, per ritrovare insieme -diceva- il sorriso di quegli anni indimenticabili. Progetti futuri rimasti nel cassetto della sua vita ormai per sempre.

In RAI Marcello era stato alla fine degli anni 70, lavorava ai programmi regionali, era la fase della sperimentazione regionale, una vera rivoluzione culturale per una regione come la Calabria, una fase storica di cui Marcello fu tra i protagonisti di primissimo piano. Ricordo che quando io venni assunto in RAI e per la prima volta misi piede nel palazzo di Via Montesanto al numero 25 di Cosenza lui, era il 24 maggio 1982, lui era già una realtà importante di quel “mondo fatato”, e lo sarebbe diventato ancora di più se un giorno non avesse invece deciso di lasciare quel tanto che aveva per realizzare il sogno forse più intimo della sua vita, che era quello di fare il ricercatore universitario e poi forse anche il titolare di cattedra.

Insieme a Marcello Walter Bruno, al secondo piano della Sede Rai di Via Montesanto c’erano anche Maurizio Fusco, Annarosa Macrì, Vito Teti, Pupa Pisani, Giampiero De Maria e Valerio Nataletti, un pool di pionieri, ragazzi e ragazze pieni di vita, intelligenze vive, cronisti e professionisti carichi di grandi passioni civili, e che hanno poi segnato con la propria presenza e la propria genialità il percorso futuro di tutta la storia della RAI calabrese.

Per Marcello Walter Bruno è stata una vita piena di lavoro, e anche di grandi sacrifici personali.

Non fu facile adattarsi ad una vita da eterno precario all’Università, perché tale fu la sua condizioni iniziale all’Unical, dopo aver lasciato alla RAI un posto sicuro e uno stipendio importante, ma quello era il sogno che aveva deciso di inseguire “qualunque prezzo ci fosse da pagare”.

Alla fine, la vita gli ha dato ragione e ogni qualvolta saliva in cattedra riconquistava il sorriso e il carisma degli “uomini di successo”.

So che continuava ad avere rapporti importanti con Annarosa Macri, Vito Teti, Brunella Eugeni, Carla Vertecchi, Ciccio Di Michele, Edoardo Marino, Mimmo Marchese, Bruno Castagna, Rosario Greco, Roberto De Napoli, eterni e indimenticabili suoi compagni di lavoro e di vita in RAI.

All’Unical Marcello Walter Bruno lascia il segno della sua immensa umanità e anche della sua alta specializzazione in materie modernissime ma abbastanza complesse come le teorie della comunicazione verbale e non verbale, la semiotica e la sociologia delle comunicazioni di massa, le tecnologie e i linguaggi della comunicazione audiovisiva, le teorie e le tecniche della pubblicità e della comunicazione politica, la narratologia e l’ermeneutica dei testi, la regia e la sceneggiatura cinematografica, l’etnografia dei media e le teorie della ricezione.

Uno specialista a 360 gradi sul mondo della comunicazione moderna, pioniere della Terza Rete della RAI, negli anni 70, quando le sedi regionali vi dicevo avviavano la prima fase della sperimentazione dei programmi regionali.

 

Bruno, da programmista regista di mamma RAI, sotto la guida dell’allora indimenticabile Capo Struttura dei Programmi Antonio Minasi, firma la regia di decine di documentari diversi, che sono diventati poi la storia stessa della Calabria degli anni ’80 e ‘90.

È abbastanza lungo l’elenco dei suoi docufilm, allora si chiamavano semplicemente “Speciali TV”, che a partire dal 1981 raccontavano la Calabria della ripresa culturale e della crescita sociale di quegli anni. Sono del 1981: - Il giorno truccato (film, 30’); - Rom: la fine del viaggio (film/video, 30’) in collaborazione con Nuccio Ordine - Il paradosso energetico (video, 30’); - Bettilemmi! Bettilemmi! con Otello Profazio (video, 30’). Nel 1982: - Pentedattilo? avete detto Pentedattilo? (film, 30’); nel 1983 - I cinque nomi del silenzio (video, 30’); - Dentro/Fuori con Mimmo Rotella (film, 60’); - Enea il dandy elettronico con il gruppo Krypton (video, 30’); nel 1984:- Boccioni a Reggio con Francesco Gigliotti e Maurizio Calvesi (video, 30’);- Il mare d’inverno (video, 30’);- La provincia elettronica (premio Cosenza-Mezzogiorno indetto dalla Confindustria);nel 1985:- Lo spirito del tempo con Filiberto Menna (video, 30’);- La nuova onda con Alfredo Pirri (video, 30’);- Territori di caccia (video, 30’) - L’essenziale è lo scarto (video, 30’); - Edipo a Caulonia con Armando Verdiglione (video, 30’); nel 1986:- La periferia sperimentale (video, 30’);nel 1987:- L’animale dipinto (video, 30’);nel 1988: - L’uomo che ritrattava (film, 30’).

Drammaturgo sofisticato e innovativo Marcello Walter Bruno firma nel 1988 “Tibet. I nove miliardi di nomi di Dio (produzione: Krypton; con la regia di Cauteruccio; prima al Teatro Manzoni di Pistoia); nel 1989 Codice (produzione Krypton, regia Cauteruccio; prima al Teatro Cives di  Roma);nel 1989 Senza titolo (produzione Krypton; regia Cauteruccio, la prima al Teatro Variety di Firenze); nel 1988 Zasen (pièce radiofonica prodotta da Krypton per la RAI, regia di Cauteruccio; nel 1990), Teorema Studio per “Pitagora il maestro del silenzio(produzione: Krypton; regia: Cauteruccio, la prima al Teatro Mossovet di Mosca), infine nel 2006 Hamlet Cuts.

Ma Marcello ancora prima aveva firmato anche una serie di “Sceneggiature” importanti che lo storico tecario della Sede RAI della Calabria, Peppino Nocito, conserva gelosamente da oltre 40 anni. Nel 1982 Bronzer. Il giorno che rapirono i bronzi di Riace, e nel 1983 La fuga di Pitagora lungo il percorso del sole.

Così come nel corso della sua esperienza accademica aveva provato a indagare meglio il mondo della pubblicità, provando sé stesso dietro una macchina da presa e davanti ad un programma di montaggio, producendo alla fine dei piccoli capolavori di marketing e di comunicazione istituzionale. Era lui stesso che ci ricordava i lavori su cui aveva sfidato sé stesso, immaginando forse di non riuscire mai ad arrivare alla fine, ma producendo in realtà dei format di grande impatto mediatico.

Sotto la sua Direzione creativa nascono le prime campagne importanti: -Carical Gruppo Cariplo (istituzionale e di prodotto) nel 1996; -Regione Calabria e l’accoglienza turistica nel 1997; - Università della Calabria, Un ponte verso il tuo futuro, Video promozionale/istituzionale Unical nel 1997; - Comune di Cosenza nello stesso anno, e- Con la buona salute, Video didattico dell’ASL di Cosenza nel 2000.

All’Università non si parla d’altro oggi, del suo ruolo di capofila. Tutta la sua attività scientifica, muovendosi da un iniziale interesse prevalente per la semiotica testuale verso un’attenzione crescente alle interazioni fra media e società, si è realizzata in tre ambiti principali: la storia delle comunicazioni di massa e dell’industria audiovisiva; la elaborazione concettuale nell’àmbito della sociologia della comunicazione; l’attività critica su prodotti testuali.

Dal 1991 al 2002 è docente a contratto all’Università degli Studi della Calabria, prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (insegna Semiotica, Istituzioni di regia, Teoria e tecnica del linguaggio cinematografico, Semiotica degli audiovisivi) poi anche presso la Facoltà di Scienze politiche (insegna Mass media e società, Comunicazione sociale).

Dal 2002 al 2004 ricercatore presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Unical, Dipartimento di Sociologia, con copertura degl’insegnamenti di Comunicazione politica e Comunicazione sociale. Membro del collegio di dottorato in Scienze, cultura e società, dal 2004 diventato docente associato presso il DAMS della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unical, Dipartimento di Filosofia, e dal 2006 è titolare della cattedra di Istituzioni di linguaggio cinematografico.

Per quanto riguarda la storia della comunicazione e dell’industria culturale, Marcello ci lascia una eredità importante, il saggio Promocrazia. Le tecniche pubblicitarie della comunicazione politica da Lenin a Berlusconi, la prefazione di Renato Mannheimer, e il saggio “Per una storia degli effetti speciali come specifico cinematografico” nel volume V della Storia del cinema mondiale Einaudi.

Per quanto concerne invece quella che gli studiosi chiamano l’elaborazione concettuale, ci lascia un’analisi sulla TV, Neotelevisione. Dalle comunicazioni di massa alla massa di comunicazioni, con la prefazione di Alberto Abruzzese, un saggio sui metalinguaggi artistici e dell’autoreferenzialità dei sistemi comunicativi in una prospettiva culturale che rimanda alla semiotica di Lotman. E infine, “Matière, mémoire, métacinéma” pubblicato negli atti del convegno Henri Bergson: esprit et langage. Ma la cosa di cui lui andava davvero più fiero era il volume monografico su Stanley Kubrick (tradotto anche in francese) che sviluppava un’analisi dell’opera del regista anche attraverso la ricostruzione del contesto socio-politico-culturale degli Stati Uniti del secondo dopoguerra.

Un numero uno davvero.

Addio Marcello, e te lo scrivo a nome di quei tanti compagni di lavoro e colleghi in Rai che ti hanno amato seguito e ammirato per tutto il resto della tua vita, anche quando tu non eri più con tutti noi.

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