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A tavola a Gaeta con il ventre nel cuore
La riscoperta della Tiella e del Caniscione di Gaeta nel nuovo libro di Giuseppe Nocca.
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Giovedì 21 Luglio 2022
Roma - 21 lug 2022 ()
La riscoperta della Tiella e del Caniscione di Gaeta nel nuovo libro di Giuseppe Nocca.
Se Sherlock Holmes fosse stato inviato a Gaeta per indagare sulla Tiella e il Caniscione, di sicuro al suo attendente avrebbe detto: “Alimentare Watson!”. Infatti, non avrebbe potuto minimamente esordire con il suo solito “Elementare!”, perché la Tiella e il Caniscione di elementare hanno ben poco.

Pur provenendo per tradizione dalla cucina povera del golfo, a ben indagare si tratta invece di pietanze ricche sia per la moltitudine degli ingredienti con cui ancora oggi vengono farciti, sia per la appassionante storia a cui appartengono.

Non c’è stato però bisogno di scomodare Sir Arthur Conan Doyle e il suo conosciutissimo detective famoso per le sue intuizioni, l’onnipresente pipa, la mantellina ed il cappello da cacciatore, perché con abiti più sobri e meno appariscenti ad indagare sapientemente su Tiella e Caniscione è stato l’agro-nutrizionista Giuseppe Nocca.

Per i tipi di AliRibelli, Nocca ha, infatti, dato alle stampe un pregevole volumetto in cui, confermando che “appassionanti folate di vento stanno attraversando l’alimentazione italiana”, ha avuto la certosina pazienza di indagare l’origine di questi due presidi alimentari che, di fatto, rappresentano pienamente la tradizione del ducato marinaio di Gaeta.

Docente di Scienza degli Alimenti, Nocca accompagna il “goloso” lettore attraverso una ricerca storico-gastronomica, concentrando l’attenzione su quelle interconnessioni esistenti – e solo da un bravo detective rilevabili – che nel cibo esistono tra archeologia, storia, agricoltura, nutrizione e scienze sociali.

La ricerca sulle nostre tradizioni alimentari riesce sempre a mettere in evidenza le radici profonde legate alle nostre comunità e questo volumetto riesce perfettamente in questa missione che, detto papale papale, farebbe venire l’acquolina in bocca se non a Sherlock Holmes e al suo attendente Watson, sicuro a Sir Arthur Conan Doyle, conosciuto nel XIX secolo non solo per isuoi romanzi gialli, ma anche perché è stato una buona forchetta. (Maurizio Lozzi)

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