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40 morti nella capitale iraniana, pioggia di missili sugli Emirati e nel Kurdistan iracheno, Israele bombarda i forzieri di Hezbollah in Libano.
40 morti nella capitale iraniana, pioggia di missili sugli Emirati e nel Kurdistan iracheno, Israele bombarda i forzieri di Hezbollah in Libano.
Una massiccia ondata di attacchi aerei ha colpito nella notte Teheran e diverse città dell'Iran, segnando una drastica escalation nel conflitto regionale. Secondo i media locali, almeno 40 persone sono rimaste uccise in un bombardamento che ha centrato aree residenziali della capitale, mentre l’aeronautica israeliana avrebbe preso di mira specifici laboratori nucleari.
I Guardiani della Rivoluzione hanno reagito con durezza alle recenti dichiarazioni di Donald Trump su una rapida fine delle ostilità, affermando che saranno loro a "decidere la fine della guerra" e sottolineando che "le forze americane non porranno fine alla guerra".
Contemporaneamente, l'offensiva israeliana si è abbattuta sul Libano meridionale e orientale, colpendo le città di Almajadel, Shaqra, Srifa e la Valle della Bekaa. In territorio iraniano, i media statali e l’agenzia Fars hanno riferito di un attacco in corso contro l’aeroporto militare di Kerman, a circa 1.000 km da Teheran, dove testimoni hanno descritto colonne di fumo nero e le autorità hanno confermato l'attivazione delle difese contro "velivoli ostili non identificati". Fonti locali attribuiscono l'azione a "forze aeree israeliane o americane".
La tensione ha lambito anche la Turchia, dove il ministero della Difesa ha dispiegato una batteria di missili Patriot a Malatya dopo l'intercettazione di due vettori balistici iraniani: "Alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, si stanno adottando le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e si stanno tenendo consultazioni con la Nato e i nostri alleati", ha dichiarato il governo di Ankara.
Sul fronte libanese, le IDF hanno completato una serie di raid contro l'associazione Al-Qarch Al-Hassan, considerata il polmone finanziario di Hezbollah. "L’organizzazione sta aggravando la crisi dei cittadini libanesi e sfruttando la loro posizione di debolezza all’ombra della crisi per aumentare la dipendenza dei cittadini libanesi e rafforzare la propria presenza militare. I tentativi di risanamento economico di Hezbollah e l’attività delle filiali dell’associazione Al-Qarch Al-Hassan costituiscono una minaccia per i cittadini dello Stato di Israele", si legge in una nota ufficiale delle forze israeliane, che conclude: "Le Forze di Difesa israeliane continueranno ad agire con forza contro l’organizzazione terroristica Hezbollah, che ha deciso di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime iraniano, e non tollererà alcun danno ai cittadini dello Stato di Israele".
L'Iran ha risposto su più fronti: l’IRGC ha rivendicato un attacco missilistico contro una base militare statunitense nel Kurdistan iracheno, mentre droni e missili sono stati lanciati verso il territorio degli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa emiratino ha confermato l'attivazione dei sistemi Patriot e Thaad in coordinamento con la coalizione internazionale per proteggere lo spazio aereo nazionale. Teheran ha inoltre annunciato un attacco mirato contro la raffineria petrolifera di Haifa, definendolo una "risposta proporzionata e immediata agli atti di aggressione israeliani contro le nostre installazioni petrolifere e alle continue violazioni della sovranità iraniana".
In Israele, un missile balistico intercettato dopo 10 ore di tregua ha fatto scattare le sirene a Gerusalemme e nel sud, mentre le autorità sanitarie hanno confermato il decesso di un operaio ferito il giorno precedente. La violenza ha toccato anche il Bahrein, dove un attacco notturno nella zona di Seef a Manama ha ucciso una donna e ferito otto persone in un edificio residenziale. Il ministero della Difesa del Bahrein ha attribuito l'azione a "elementi iraniani o proxy legati a Teheran", definendolo un "atto di aggressione deliberata contro civili innocenti".
Il portavoce del governo iraniano, Ali Bahadri Jahromi, ha però ribaltato le accuse, sostenendo che l'obiettivo di USA e Israele sia la "disintegrazione del Paese e la distruzione della sua unità nazionale", denunciando che "193 bambini sono stati uccisi negli attacchi americani e israeliani" sul suolo iraniano.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiuso a ogni negoziato con Washington, affermando che "i piani americani e israeliani per un cambio di regime in Iran sono falliti completamente" e che "Washington e Tel Aviv non hanno alcuna finalità realistica in questa aggressione contro di noi".
Sulla stessa linea il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf: "L'Iran non sta certo cercando un cessate il fuoco e crede che l’aggressore debba essere colpito in faccia affinché impari la lezione e non pensi mai più di attaccare l’Iran. Il regime sionista vede la sua vergognosa esistenza come la continuazione del ciclo ‘guerra-negoziati-cessate il fuoco e poi di nuovo guerra’ per consolidare il suo dominio. Noi spezzeremo questo ciclo".
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in visita al Centro nazionale per le emergenze, ha infine risposto: "La nostra aspirazione è portare il popolo iraniano a liberarsi dal giogo della tirannia, ma in ultima analisi dipende da loro. Non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa, e non abbiamo ancora finito. Se riusciremo insieme al popolo iraniano, allora porremo fine a tutto questo in modo permanente".