Allarme sanità territoriale: mancano 5.700 medici di famiglia, è crisi in 18 Regioni

Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa un sistema al collasso: tra pensionamenti record e scarsa attrattività della professione, l'assistenza di base è a rischio. Lombardia, Veneto e Campania le aree più colpite mentre la popolazione invecchia.

(Prima Pagina News)
Martedì 17 Marzo 2026
Roma - 17 mar 2026 (Prima Pagina News)

Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa un sistema al collasso: tra pensionamenti record e scarsa attrattività della professione, l'assistenza di base è a rischio. Lombardia, Veneto e Campania le aree più colpite mentre la popolazione invecchia.

L'Italia si trova ad affrontare una voragine assistenziale senza precedenti: mancano all'appello oltre 5.700 medici di medicina generale, una carenza che sta rendendo quasi impossibile per milioni di cittadini trovare un dottore vicino a casa.

Secondo l'analisi della Fondazione Gimbe, il calo dei professionisti è verticale — oltre cinquemila unità perse in soli cinque anni — e le previsioni per il prossimo triennio sono ancora più fosche, con oltre 8.000 pensionamenti attesi entro il 2028.

Il quadro clinico del Paese mostra uno squilibrio demografico insostenibile. Se nel 1985 gli over 80 erano poco più di un milione, oggi sono 4,5 milioni, spesso affetti da cronicità multiple.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, chiarisce la difficoltà nel mappare il fenomeno: "Al primo gennaio 2025 è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali".

Cartabellotta punta il dito anche sui parametri burocratici: "I criteri per definire il numero massimo di assistiti per medico, inoltre, non hanno mai tenuto conto dell'invecchiamento della popolazione".

Attualmente, la saturazione dei medici rimasti in servizio è altissima, con punte di oltre 1.500 pazienti per camice bianco in Lombardia. Questo scenario mina il diritto alla libera scelta del cittadino e deriva da errori di lungo corso. "Per anni", sottolinea Cartabellotta, "non è stato garantito il ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti, che tra il 2025 e il 2028 saranno 8.180".

La crisi è alimentata anche da una fuga dalla professione: tra borse di studio non assegnate e abbandoni dei percorsi formativi, le nuove leve non bastano. Anche nello scenario più ottimistico, il divario resta incolmabile.

Secondo il presidente di Gimbe, se pure tutti i medici restassero in servizio fino a 70 anni e tutte le borse di studio venissero occupate, "le nuove leve non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti attesi e le carenze stimate al primo gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 professionisti".

La soluzione non può più passare per misure temporanee come l'aumento dei massimali di pazienti. Per questo, Cartabellotta avverte che la crisi "va affrontata alla radice con una riforma organica", proprio mentre il Parlamento inizia a discutere un piano per centralizzare l'attività dei medici nelle Case della Salute.


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