Consiglio di Stato, no a manifesti discriminatori che violano legge

Accolto appello del Comune di Genova contro le affissioni dei manifesti di Unione Atei.

(Prima Pagina News)
Mercoledì 10 Aprile 2019
Roma - 10 apr 2019 (Prima Pagina News)

Accolto appello del Comune di Genova contro le affissioni dei manifesti di Unione Atei.

E’ stata pubblicata oggi la sentenza n. 2327/2019 con la quale la V Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Comune di Genova, che “non aveva concesso l’uso del servizio delle pubbliche affissioni” per i centotrenta manifesti della campagna nazionale promossa dall’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti “Non affidarti al caso”, in tema di obiezione di coscienza in ambito sanitario. Il provvedimento comunale di diniego all’affissione era motivato dal fatto che il manifesto poneva in evidenza «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale (artt. 2, 13, 19 e 21 della Costituzione) e al rispetto ed alla tutela dovuti ad ogni confessione religiosa e a chi la professa». Il Comune chiedeva pertanto la modifica della bozza del manifesto che contrapponeva il busto di un medico a quello di un ministro del culto cristiano, con la scritta “Testa o croce?” e poi “Non affidarti al caso” e “Chiedi subito al tuo medico se pratica qualsiasi forma di obiezione di coscienza”. Il Tar Liguria aveva accolto il ricorso contro il diniego del Comune di Genova. Il comune di Genova ha fatto appello e il Consiglio di Stato ha accolto l’appello. Il Consiglio di Stato -si legge nella sentenza depositata oggi dalla V Sezione- pur riconoscendo «naturalmente legittima la critica alle scelte dei medici obiettori», ha ritenuto alla luce dei principi costituzionali e della CEDU che legittimamente il Comune aveva considerato le caratterizzazioni del manifesto inutilmente discriminatorie, incontinenti e offensive per le scelte etiche o religiose fatte proprie dai medici obiettori di coscienza, la cui opzione professionale è garantita dalla legge n. 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza.


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