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Il Guardasigilli a Rete4 difende il Capo di Gabinetto dopo le polemiche: "Dimissioni per cose più serie, è stata solo una voce dal sen fuggita". Sulla riforma costituzionale assicura: "Paternità mia, ma il voto non influisce sul mio mandato".
Il Guardasigilli a Rete4 difende il Capo di Gabinetto dopo le polemiche: "Dimissioni per cose più serie, è stata solo una voce dal sen fuggita". Sulla riforma costituzionale assicura: "Paternità mia, ma il voto non influisce sul mio mandato".
Carlo Nordio spegne l'incendio scoppiato intorno alla figura di Giusi Bartolozzi e rilancia la sfida referendaria sulla separazione delle carriere.
Ospite del programma “Realpolitik”, il Ministro della Giustizia ha derubricato le recenti e controverse dichiarazioni del suo braccio destro come semplici “osservazioni che magari in un colloquio informale, nella vivacità del momento, vanno oltre quello che è il significato che uno vorrebbe dare alle espressioni”.
Secondo il Guardasigilli, l'ipotesi che una magistrata possa voler colpire la propria categoria è priva di fondamento, attribuendo il polverone al clima elettrico della competizione elettorale. “Come si può pensare che una magistrata, che per altro dipende da un ministro della Giustizia che è stato magistrato per 40 anni, voglia di fatto eliminare la magistratura o considerarla un plotone di esecuzione? Siamo in una campagna elettorale molto accesa e si è detto tutto il contrario di tutto”, ha puntualizzato Nordio, accogliendo l'invito del Quirinale a stemperare i toni dello scontro.
Il Ministro ha poi confermato la piena fiducia nella sua collaboratrice, escludendo categoricamente l'addio della magistrata agli uffici di via Arenula. Per Nordio, Bartolozzi “è una capo Gabinetto di grandissima esperienza che ha accumulato l’esperienza politica con l’esperienza di magistrato, è sempre stata estremamente fedele e laboriosa”.
Il titolare della Giustizia ha poi ribadito che “le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie di quella che invece può essere stata, come effettivamente è stata, una voce dal sen fuggita. È stato già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore, lei stessa si è detta molto rammaricata, credo che la cosa dovrebbe finire qui”.
Spostando il focus sulla consultazione popolare riguardante la riforma della magistratura, Nordio ha chiarito che l'esito delle urne non sarà un test sulla sua permanenza al governo. “Sicuramente non penserei alle dimissioni, non sarebbero neppure istituzionalmente corrette, tanto più che questa legge è stata approvata dal Parlamento in maggioranza schiacciante. Quindi, benché me ne assuma con orgoglio la paternità, visto che la sostengo da 30 anni, le dimissioni di un ministro dipendono da fattori completamente diversi”, ha spiegato il Ministro.
Tuttavia, ha ammesso che una sconfitta rappresenterebbe un'occasione persa per il Paese, sottolineando che, in caso di bocciatura, il giorno dopo andrebbe “in ufficio sereno, ma contento no, perché sarei consapevole che affossata questa riforma, per altri parecchi anni non riusciremo più a fare una riforma moderna, liberale, che si allinei con le altre democrazie europee”.
La chiusura dell'intervento è stata dedicata alle ragioni del "Sì", puntando sull'equidistanza del magistrato giudicante e sul rigore disciplinare. Secondo il Guardasigilli, bisogna votare a favore della riforma “per avere un giudice assolutamente imparziale e terzo rispetto a chi porta l’accusato davanti al tribunale e per avere una Corte di giustizia disciplinare che finalmente faccia pagare ai magistrati inetti gli errori che talvolta fanno”.