Gaza, ultimatum di Israele: 60 giorni per il disarmo totale. Rafah riapre con il riconoscimento facciale

La Commissione NCAG si prepara a rilevare l'amministrazione civile.

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Lunedì 02 Febbraio 2026
Roma - 02 feb 2026 (Prima Pagina News)

La Commissione NCAG si prepara a rilevare l'amministrazione civile.

Il futuro della Striscia di Gaza si gioca su un doppio binario: da un lato la minaccia di una distruzione definitiva per Hamas, dall’altro un tentativo di ritorno alla circolazione civile mediato dalla tecnologia. Il Ministro delle Finanze israeliano, Betzalel Smotrich, ha lanciato un avvertimento perentorio: il movimento islamista ha due mesi di tempo per il disarmo completo. In caso contrario, Israele procederà allo smantellamento totale delle infrastrutture militari e civili del gruppo, in linea con la "Fase 2" del piano strategico promosso da Donald Trump.

In questo clima di tensione, il valico di Rafah ha ripreso le operazioni dopo quasi un anno di blocco. La novità non risiede solo nella riapertura, ma nelle modalità di gestione:

Supervisione remota: Israele non presidia fisicamente il lato egiziano, ma controlla ogni passaggio da sale operative attraverso software di riconoscimento facciale.

Controllo biometrico: Il cancello si apre solo dopo il "nulla osta" digitale dello Shin Bet, incrociato con le liste approvate dal Cairo.

Presenza internazionale: Sul campo operano rappresentanti dell'ANP e della missione UE (Eubam), segnando un parziale ritorno delle autorità di Ramallah nella gestione dell'enclave.

Mentre Smotrich dichiara "morta" l'idea di uno Stato palestinese, sul terreno si prepara il passaggio di poteri. Hamas ha confermato di voler cedere la gestione quotidiana alla Commissione Nazionale per l’Amministrazione della Striscia (NCAG). Questo organismo tecnocratico, guidato da Ali Shaath, è incaricato di gestire la crisi umanitaria e la ricostruzione civile, cercando di navigare tra le richieste di disarmo israeliane e le necessità di una popolazione allo stremo.

L’Egitto si prepara a un possibile afflusso massiccio. Il Ministero della Salute egiziano ha allertato 150 ospedali, pronti a ricevere feriti e pazienti cronici dalla Striscia. Nonostante la ripresa dei flussi pedonali, resta però il veto israeliano per la stampa internazionale, impedendo di fatto una documentazione indipendente della transizione in corso.


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