Papa Leone XIV: gioia evangelica contro strategie di guerra, un monito geopolitico per l'umanità

Papa Leone XIV, nell'Angelus  invita a riscoprire la "gioia vera" del Vangelo contro ferite personali e collettive, denunciando strategie di potenze militari che negano futuro all'umanità. Appello alla fratellanza globale, preghiere per inondazioni in Italia meridionale (Niscemi), Spagna, Portogallo, Marocco e dolore per attacchi in Nigeria: un monito geopolitico per pace e solidarietà.

di Maurizio Pizzuto
Domenica 08 Febbraio 2026
Roma - 08 feb 2026 (Prima Pagina News)

Papa Leone XIV, nell'Angelus  invita a riscoprire la "gioia vera" del Vangelo contro ferite personali e collettive, denunciando strategie di potenze militari che negano futuro all'umanità. Appello alla fratellanza globale, preghiere per inondazioni in Italia meridionale (Niscemi), Spagna, Portogallo, Marocco e dolore per attacchi in Nigeria: un monito geopolitico per pace e solidarietà.

In un Angelus dominato da un messaggio di speranza e rigenerazione spirituale, Papa Leone XIV ha tracciato un parallelo inedito tra la gioia cristiana e le sfide geopolitiche contemporanee, denunciando le "strategie di potenze economiche e militari" che "non danno futuro all'umanità". Pronunciato davanti a migliaia di fedeli in Piazza San Pietro, il discorso pontificio – commentando il Vangelo odierno – ha illuminato il cammino verso una fratellanza globale, opponendosi alle tentazioni di dominio che Gesù stesso respinse nel deserto.

Al centro del messaggio, l'invito a riscoprire la "gioia vera" che "sprigiona da uno stile di vita" alternativo: non l'esibizione di potere, ma "gesti concreti di apertura agli altri e di attenzione" che riaccendono la luce interiore. "Quante persone si sentono da buttare, sbagliate – ha osservato Leone XIV – come se la loro luce sia stata nascosta". Eppure, ha proseguito, "Gesù ci annuncia un Dio che mai ci getterà via", un Padre che custodisce l'unicità di ciascuno. In ottica geopolitica, queste parole riecheggiano come un rifiuto delle logiche di esclusione che alimentano conflitti: la "vita donata" del Pane eucaristico diventa metafora di un multilateralismo solidale, controcorrente rispetto a identità nazionaliste o egemonie che "fanno rumore" ma perdono sapore.

Il Papa ha esteso il suo appello alla pace concreta, pregando per l'Italia meridionale – in particolare Niscemi in Sicilia, colpita da inondazioni e frane – e per Portogallo, Marocco e Spagna (con focus su Grazalema in Andalusia). Un gesto che rafforza i legami euro-mediterranei, incoraggiando comunità "unite e solidali sotto la materna protezione della Vergine Maria". Non meno significativo il cordoglio per la Nigeria, dove "recenti attacchi contro varie comunità" hanno causato "gravi perdite di vite umane": Leone XIV ha espresso "dolore e preoccupazione", auspicando che le autorità "operino con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita". Qui emerge la visione geopolitica del Pontefice: la storia insegna che solo "rispetto e fratellanza tra i popoli" costruiscono futuro, non le scorciatoie di potenza.

In un mondo segnato da tensioni in Africa subsahariana, crisi climatiche nel Mediterraneo e polarizzazioni globali, l'Angelus di Leone XIV si configura come un'agenda diplomatica soft power. Le Beatitudini diventano via di guarigione per ferite collettive – da quelle personali a quelle planetarie – invitando leader e popoli a scegliere la gioia evangelica contro derive belliciste. Un messaggio che, nel 2026, interpella l'ONU, l'UE e i BRICS: il vero "sapore nuovo" sta nel Vangelo, non nelle strategie di corto respiro.


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