Corruzione sui fondi UE per la scuola: chieste 16 misure cautelari

Inchiesta della Procura Europea su un network criminale tra Napoli e Palermo: docenti e ricercatori accusati di aver svenduto gli appalti digitali in cambio di regali tecnologici.

(Prima Pagina News)
Martedì 24 Febbraio 2026
Napoli - 24 feb 2026 (Prima Pagina News)

Inchiesta della Procura Europea su un network criminale tra Napoli e Palermo: docenti e ricercatori accusati di aver svenduto gli appalti digitali in cambio di regali tecnologici.

Sono sedici le persone che rischiano di finire agli arresti domiciliari nell'ambito di una vasta indagine condotta dall'ufficio palermitano della Procura Europea (EPPO), che ha svelato un ramificato sistema di tangenti legato ai progetti finanziati con i fondi del PNRR.

L'inchiesta, guidata dai procuratori europei Amalia Luise e Geri Ferrara, rappresenta l'allargamento del filone investigativo nato dallo scandalo della scuola Falcone dello Zen di Palermo, che aveva coinvolto l’ex preside Daniela Lo Verde.

Dalle aule del quartiere palermitano, l'indagine si è ora estesa a prestigiose istituzioni accademiche e scientifiche, coinvolgendo l'Università Federico II di Napoli, il CNR e la Fondazione Minoprio in Lombardia.

Il meccanismo scoperto dagli inquirenti ricalca un modus operandi che uno dei rappresentanti indagati ha definito "assolutamente normale" davanti ai magistrati: il via libera alle forniture informatiche per corsi, dipartimenti e fondazioni arrivava sistematicamente in cambio di regali tecnologici come smartphone, computer, televisori e iPad.

"Si lavorava così", hanno ammesso gli indagati, confermando l'esistenza di una prassi consolidata dove la corruzione era il lubrificante necessario per ottenere gli affidamenti.

Al centro del mirino sono finiti diversi contratti per la fornitura di materiale digitale, con importi che variano da poche migliaia di euro fino a sfiorare il mezzo milione di euro, tutti coperti dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il comune denominatore dell'indagine rimane il ruolo delle società informatiche campane e palermitane, già emerse nel primo troncone dell'inchiesta sulla scuola dello Zen. In questo nuovo capitolo, tuttavia, l'attenzione si sposta dall'uso dei fondi europei ordinari a quelli straordinari del PNRR, evidenziando una gestione predatoria delle risorse destinate alla modernizzazione del Paese.

Mentre il GIP di Palermo ha già dato inizio agli interrogatori preventivi, il quadro delineato dalla Procura Europea descrive un asservimento della funzione pubblica dove televisori e dispositivi di archiviazione venivano barattati con la gestione discrezionale di appalti e forniture dirette.

 


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