Referendum giustizia, La Russa: "Toni eccessivi oscurano la scelta dei cittadini"

Dall'analisi del conflitto in Ucraina alla riforma della giustizia, fino agli aiuti per Niscemi: il Presidente del Senato traccia la rotta tra doveri europei e riforme interne.

(Prima Pagina News)
Martedì 24 Febbraio 2026
Roma - 24 feb 2026 (Prima Pagina News)

Dall'analisi del conflitto in Ucraina alla riforma della giustizia, fino agli aiuti per Niscemi: il Presidente del Senato traccia la rotta tra doveri europei e riforme interne.

In un ampio intervento ai microfoni di "Radio anch'io" su Radio Rai 1, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha analizzato le grandi questioni che segnano l'attualità politica e internazionale, partendo dai quattro anni trascorsi dall'inizio del conflitto in Ucraina.

La Russa ha sottolineato come questo sia un tempo “infinito e soprattutto è un tempo che non era previsto da parte dell’aggressore, questo non va mai dimenticato. La prospettiva che si era data Putin e che si era data la Russia, era quella di una guerra lampo. Il fatto che per quattro anni l’Ucraina sia riuscita a resistere, con l’aiuto del mondo occidentale, è quasi un miracolo ed è quindi una sconfitta per la Russia. Non bisogna vanificarla”.

Proseguendo nella sua analisi, ha rimarcato la necessità di una risoluzione equa: “Bisogna che la pace, a cui bisogna tendere con ogni mezzo e con ogni sforzo, tenga presente dei sacrifici di questo popolo eroico, che ha resistito a chi non ha problemi a mandare al fronte anche carne da macello, quindi deve essere per forza di cose una pace giusta: non può esserci una pace punitiva per l’Ucraina”.

Sullo stato di salute dell'Unione Europea, la seconda carica dello Stato non ha risparmiato critiche strutturali, osservando che l’Europa “il peso militare non ce l’ha” e “il peso politico e diplomatico è molto meno di quello che dovrebbe avere un’Europa molto più forte”.

Secondo La Russa, “la destra italiana ha sempre prospettato di concentrarsi, come Europa, sulle cose importanti: sulla difesa, sulla sicurezza, sul coordinamento degli aspetti economici e fiscali, senza invece indugiare troppo nelle particolarità. La vecchia e ormai abusata frase secondo cui l’Europa si occupa della lunghezza delle zucchine anziché della difesa e dei nostri confini diventa sempre più attuale”.

Spostando il focus sulla politica interna e l'imminente consultazione referendaria sulla giustizia, il Presidente ha espresso preoccupazione per il clima mediatico: “Non è normale questo eccesso nei toni nella campagna elettorale per il referendum sulla giustizia ma c’è da aspettarselo, perché se si fa ridurre il tema in questione alla verità, si tratta di far scegliere gli italiani secondo come la pensano, liberamente.

Il giusto sarebbe stato dire agli italiani che questo referendum vuole due cose: chi dice sì, vuole la separazione delle carriere in modo che accusa e difesa siano sullo stesso livello e vuole che il CSM non sia deciso dalle correnti, ma sia deciso dal sorteggio. Piace, si vota sì. Non piace, si vota no. Tutto il resto sono argomenti che creano confusione e non dire solo questo crea falli di reazione che rendono più complicata la decisione dei cittadini”.

La Russa ha poi commentato la visita istituzionale di Mattarella in Sicilia, evidenziando il coordinamento tra le cariche dello Stato: “Ha fatto benissimo il presidente Mattarella ad andare a Niscemi, è un’opera di vicinanza morale verso i cittadini ma il presidente del Consiglio è quello che può decidere gli aiuti. Il fatto che il presidente del Consiglio Meloni si andata già nei giorni scorsi a Niscemi, portando concretamente la notizia degli aiuti che verranno consegnati a chi di dovere per il rilancio di Niscemi, è sicuramente di una importanza capitale e credo che il presidente della Repubblica abbia forse atteso questo annuncio prima di poter andare a portare il proprio sostegno morale necessario alle popolazioni”.

Infine, interrogato sulla sicurezza territoriale, ha concluso che fare prevenzione “è sicuramente necessario, ma una prevenzione non avviene in una legislatura: ormai al punto in cui siamo ci vogliono almeno 20 anni per fare un progetto di prevenzione sostenuto dai fondi necessari e credo che il governo abbia cominciato a farlo”.


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