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Dal Veneto a Bangkok, Federico Bardellotto Penzo e la sua nuova location “Black Pirate”

Trasferitosi nella Capitale thailandese seguendo le vie della espressione stilistica, artistica, nella cura degli allestimenti degli ambienti e dei locali che si affidano al suo estro ed alla sua raffinata esperienza, Federico Bardellotto Penzo nel suo settore è un valido punto di riferimento.

di Francesco Tortora
Martedì 27 Settembre 2022
Dal nostro corrispondente a Bangkok - 27 set 2022 (Prima Pagina News)

Trasferitosi nella Capitale thailandese seguendo le vie della espressione stilistica, artistica, nella cura degli allestimenti degli ambienti e dei locali che si affidano al suo estro ed alla sua raffinata esperienza, Federico Bardellotto Penzo nel suo settore è un valido punto di riferimento.

Incontriamo Federico Bardellotto Penzo nel suo locale recentemente aperto a Bangkok, BLACK PIRATE, una location davvero particolare, contiene un coffee shop ma è molto di più: è una sisha location tranquilla, un angolo di riservatezza, relax e intimità in uno dei cuori pulsanti della megalopoli thailandese. Si trova in una sede davvero molto particolare, sulla sommità di una palazzina che ospita al suo interno “Cloud on Sala Daeng”, una struttura edilizia di stile cinese tradizionale, dove impera il colore rosso lacca e variamente impreziosita dai tratti cinesi tipici e coloratissimi. Disposta su più livelli, oggi accoglie turisti e viaggiatori in quanto è stata adibita a struttura ricettiva, un ostello che bisogna proprio voler cercare nel Distretto di Sala Daeng, perché è in uno stretto vicolo che si discosta dalla road principale e ti lascia improvvisamente immergere in una quiete ed un rilassante silenzio che pare assolutamente e profondamente diverso dal caos urbano che impera a pochi passi. 

Lo incontriamo all’interno di BLACK PIRATE, dove si possono godere gli allestimenti raffinati che egli stesso ha contribuito a creare con le sue mani, oltre che col suo ingegno, la raffinatezza del garden roof top caratterizzato da numerose piante, tra di esse naturalmente anche la cannabis, vista la natura stessa di sisha di BLACK PIRATE. 

Una densa nuvola di fumo lo avvolge, la luce soffusa proveniente dalle ampie vetrate, trafiggono la nuvola di fumo e la rendono luminosa, come dotata di una luce che traspare dal suo interno, assapora la sigaretta che si è preparata con le sue mani e ci appare in tutta la sua quiete esistenziale raggiunta con grande fatica, nonostante la sua giovane età. La quiete dopo la tempesta potremmo dire, una tempesta fatta anche di tante asprezze vissute nella propria vita. 

Nel mentre, c’è da annoverare la sua conversione all’Islam, seguendo in questo sua moglie. La quiete che leggi oggi sul suo volto è composta da una moglie Thai, una bambina piccola e un bambino nato da poco, una quiete che oggi intravedi nel suo viso sempre luminoso e dove campeggia un ampio sorriso che lascia a tratti immaginare il lungo e talvolta sofferto percorso che c’è dietro.  

 

Come mai sei finito in questo posto provenendo dal Veneto? 

 

Sono originario di San Donà di Piave, mi sono trasferito in Thailandia nel 2014, quando avevo 26 anni. Ho una formazione professionale differente da quel che oggi svolgo in ambito lavorativo, infatti, sono laureato nella posizione di Infermiere Professionale, titolo conseguito presso l’Università di Padova. Ma quando ho cominciato a svolgere quella professione, i miei aneliti iniziali ed il mio entusiasmo si sono scontrati con una realtà molto più dura, una notevole disillusione sulla quale si sono schiantate le mie speranze di alleviare le sofferenze e nello svolgere una professione che fosse utile per gli altri, senza distinzione di cultura, colore della pelle o religione oppure senza differenze di censo. Il mondo ospedaliero e della Medicina più in generale, mi hanno mostrato un volto sul quale mi son trovato alquanto presto in disaccordo, dove il fattore umano diventa nettamente subalterno rispetto ai propositi delle multinazionali farmaceutiche o della casta medica ed ospedaliera. In un certo qual senso, si cura la malattia ma non in modo totale, è come se sia stato messo in piedi un meccanismo perverso, nel quale il paziente è messo nella condizione per la quale dipenda dall’apporto medico e farmaceutico il più a lungo possibile, in modo che continui a dipendere nel Tempo, assicurando -così- i vantaggi dei medici e delle case farmaceutiche praticamente senza fine. Tutto è inquadrato in un’ottica basata sulla monetizzazione e sul profitto, sia in ambito privato sia in ambito pubblico. E così, la mia idea iniziale cui ero particolarmente affezionato, quello della Sanità Pubblica accessibile a tutti, si è rivelata una pia illusione presto naufragata in una realtà che per me non era più accettabile. 

 

Quindi hai deciso di cambiare qualcosa nella tua vita? 

 

Un primo cambiamento importante è connesso con la ricerca di mio padre, per vicende familiari difficili ho dovuto ricostruire il mio imprinting familiare, i social, da questo punto di vista, mi sono stati d’aiuto, questo fattore ha comportato una svolta successiva, ovvero, quella di “andare a bottega” da un maestro, un artista famoso in questo settore, per sette anni, impegnandomi profondamente nell’imparare la lavorazione del vetro. E’ stata una esperienza per me molto importante, ho imparato tante cose nel settore specifico ma ho anche imparato molti aspetti nella cura del dettaglio e nell’approccio artistico e stilistico alle cose. Tornai una seconda volta in Thailandia, nel 2016 e decisi di aprire uno studio di tatuaggi. Alla fine di una storia sentimentale particolarmente complessa, mi ritrovai letteralmente depredato di tutto ciò che avevo in quel momento, attrezzi, oggetti, strumenti, denaro, tutto. E’ stato -ancora una volta- come rinascere ed essere genitore della mia stessa rinascita.  

Un’altra esperienza lavorativa e formativa importante, per me, è stata in Cina, dove per un noto Marchio italiano, ho svolto opera di arredo interni e stilistico contribuendo alla creazione ed al management di una vera e propria “boutique della casa”, all’interno di essa c’era delle vere e proprie ricostruzioni complete di un appartamento, con tanto di arredi, mobili, etc. Il cliente poteva quindi scegliere dei veri e propri “pattern” abitativi fatti e finiti, sia che si trattasse di clienti privati, sia che si trattasse di catene alberghiere e cose simili. Tutta questa esperienza mi è stata utile nel condurre questa professione, oggi, in Thailandia, a Bangkok, dove vivo con la mia famiglia. 

 

C’è una specie di linea guida nel tuo modo di svolgere il tuo lavoro? Intendo dire, un tuo approccio personale determinato dalle tue esperienze esistenziali e professionali precedenti? 

 

Mi sono sempre ispirato agli stilemi dell’Arte intesa nel suo aspetto più globale, cioé composta da fattori tipici dello stile italiano, turco, indiano, cinese, per fare degli esempi. Un melting pot culturale rielaborato, però, attraverso la mia personale esperienza artistica e stilistica. Così, nei miei allestimenti, puoi trovare elementi rinascimentali italiani, delle grafie medio-orientali, arabeggianti oppure delle componenti stilistiche provenienti da contesti geograficamente e culturalmente differenti. Alla base di tutto questo, però, c’è una mia personale idea per la quale mi focalizzo sul coltivare i poteri nascosti della mente, in modo tale che sia sempre essa a guidare la mano e non viceversa. Il dato materiale, quindi, non prevale nelle sue necessità o nei suoi obblighi imposti ma cerco -perlomeno mi sforzo- di fare sempre sì che sia la Mente, nei suoi indefiniti e immensi poteri, anche creativi, a dettare la guida alla mano che poi esegue. 

 

Black Pirate, Soi Saladaeng 1/1 Bang Rak, Bangkok, Thailand, 080 578 7180 

 

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