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Migranti, Sassoli (UE): "Non criminalizzare chi salva le vite in mare"
"Servono regole comuni"
(Prima Pagina News)
Giovedì 19 Novembre 2020
Roma - 19 nov 2020 (Prima Pagina News)
"Servono regole comuni"
“Teniamo questa conferenza a pochi giorni da una delle tante, troppe tragedie in mare nel Mediterraneo, tra la Libia e l’Italia. La ONG Open Arms, la sola che con la guardia costiera italiana ogni giorno soccorre persone in quel braccio di mare, ci ha mostrato le immagini di una madre, stremata su un gommone, gridare e implorare i soccorritori di cercare il suo bambino perso in mare. Quel bambino aveva 6 mesi, si chiamava Joseph, veniva dalla Guinea ed è morto poco dopo essere stato portato a bordo della nave di Open Arms, in attesa di soccorsi arrivati purtroppo troppo tardi”. Così il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, nel corso del suo intervento alla Conferenza interparlamentare di alto livello su migrazione e asilo in Europa.

“Voglio parlare di questo bambino - continua Sassoli - perché dietro ai numeri di cui parliamo giustamente nell’analisi dei flussi migratori ci sono persone e ci sono storie. Persone e storie che devono essere il cuore di ogni politica efficace di migrazione e asilo”.

“Credo che il nuovo ciclo politico ci dia oggi l’opportunità storica di fare questo salto di qualità: svolgere politiche efficaci e umane. E voglio salutare la proposta della Commissione europea di un Patto sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di proposte legislative che rappresenta una prima base di lavoro”.

“Qualsiasi sistema efficace di migrazione e di asilo europeo - prosegue ancora Sassoli - deve essere sviluppato tenendo presenti alcuni principi. Una ripartizione della responsabilità - che è collettiva - per l’accoglienza delle persone, per le operazioni di identificazione, l’esame delle richieste di asilo, l’accoglienza dei rifugiati, l’esecuzione delle operazioni di rimpatrio. Questo implica un impegno molto maggiore sia nella ricollocazione dei rifugiati all’interno dell’Unione che nel reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi. Dobbiamo definire percorsi legali alternativi per la protezione, come i visti umanitari”.

E' necessario, inoltre, “un sistema di regole condivise per il salvataggio in mare e lo sbarco delle persone, senza criminalizzare chi salva vite in mare perché adempie non solo ad un obbligo sancito dal diritto internazionale del mare, ma ad un obbligo morale”, e serve anche “un lavoro comune delle nostre forze di polizia e di intelligence per smantellare le organizzazioni criminali a capo del traffico di persone lungo tutte le rotte principali, in collaborazione con i nostri partner nei Paesi di origine e transito”, nonchè, conclude Sassoli, “l'apertura di canali legali per l’immigrazione per motivi di lavoro sulla base delle necessità dei nostri mercati del lavoro”.

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