Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Il presidente Anac Busia chiede una nuova gara per il Ponte sullo Stretto, alla luce dei costi saliti a 13,5 miliardi e del passaggio a finanziamento totalmente pubblico. Restano forti dubbi sul decreto 32/2026 e sul rispetto delle regole Ue sugli appalti.
Il presidente Anac Busia chiede una nuova gara per il Ponte sullo Stretto, alla luce dei costi saliti a 13,5 miliardi e del passaggio a finanziamento totalmente pubblico. Restano forti dubbi sul decreto 32/2026 e sul rispetto delle regole Ue sugli appalti.
Sul Ponte sullo Stretto si apre un nuovo fronte istituzionale con lo scontro tra l’Autorità Nazionale Anticorruzione e la Stretto di Messina. Davanti ai senatori della Commissione Ambiente, il presidente Anac Giuseppe Busia ha spiegato che il quadro del progetto è radicalmente mutato rispetto alla gara originaria: si è passati da uno schema che prevedeva una copertura privata stimata intorno al 60 per cento a un modello di finanziamento interamente pubblico. Una trasformazione strutturale che, alla luce della direttiva europea 2014/24 sugli appalti, per Busia richiede una nuova gara, per allineare l’iter alle regole Ue ed evitare contenziosi futuri.
A cambiare lo scenario non è solo la struttura finanziaria, ma anche l’esplosione dei costi dell’opera. Il valore del Ponte è cresciuto dai circa 4 miliardi posti a base di gara a una stima attuale intorno ai 13,5 miliardi, superando ampiamente la soglia del 50 per cento di incremento rispetto all’appalto originario indicata dalle norme europee come limite critico. Busia considera quindi “assolutamente opportuno” un confronto serrato con la Commissione europea, proprio mentre il Parlamento esamina il decreto legge 32/2026 su commissari straordinari e concessioni, che contiene anche disposizioni dedicate al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
Il presidente Anac giudica il decreto non risolutivo: il testo tenta di trasformare procedure amministrative in legge, attenua alcune garanzie nella catena autorizzativa e rischia di alimentare liti e ricorsi invece di prevenirli. Da qui la proposta di una nuova procedura di gara e di un nuovo contratto, che consentirebbero di aggiornare il progetto, recepire migliorie tecniche e riportare l’opera entro un perimetro pienamente conforme ai principi di concorrenza e trasparenza europei. Una linea che contrasta con la posizione della Stretto di Messina, che ribadisce l’assenza di procedure d’infrazione e punta ad aprire i cantieri entro il 2026, ma che rende evidente come la battaglia sul Ponte sia ormai anche giuridica e regolatoria, oltre che politica.