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Il tycoon annuncia la distruzione del 50% degli obiettivi nemici e punta il deposito di Kharg. Teheran minaccia: "Colpiremo i siti civili". Sospiro di sollievo ad Haifa: scongiurato il disastro ambientale.
Il tycoon annuncia la distruzione del 50% degli obiettivi nemici e punta il deposito di Kharg. Teheran minaccia: "Colpiremo i siti civili". Sospiro di sollievo ad Haifa: scongiurato il disastro ambientale.
La guerra totale tra Stati Uniti e Iran segna un nuovo punto di non ritorno. Dallo Studio Ovale, accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, Donald Trump ha rivendicato con orgoglio l'assenza di comunicazioni preventive agli alleati circa l'attacco a Teheran: “Quando entriamo in azione lo facciamo in modo deciso, e non abbiamo detto nulla a nessuno perché volevamo la sorpresa”. Il presidente ha poi incalzato la collega nipponica con un riferimento storico: “Chi conosce meglio la sorpresa del Giappone? Perché non ci avete avvisato di Pearl Harbor? Se lo dici a tutti, non è più una sorpresa”.
I risultati dell'operazione, secondo la Casa Bianca, superano le aspettative: “Nei primi due giorni abbiamo distrutto circa il 50% degli obiettivi, molto più di quanto ci aspettassimo. In due settimane abbiamo distrutto la loro Marina, la loro aeronautica e tutta la loro tecnologia è andata. Al di là di questo l'Iran sta bene”, ha aggiunto Trump con sarcasmo. Nonostante i successi rivendicati, il Pentagono ha richiesto uno stanziamento monstre da 200 miliardi di dollari (Trump parla di una necessità complessiva di 350 miliardi) per ricostituire le scorte di munizioni, svuotate dai precedenti invii a Kiev: “Vogliamo avere enormi quantità di munizioni. Biden ha dato via così tanto all'Ucraina, ma non ha ricostruito nulla”.
Sul fronte operativo, l’intelligence americana conferma che Trump sta valutando il sequestro o la distruzione totale dell'isola di Kharg, polmone petrolifero iraniano. “L'Iran è quasi raso al suolo, l'unica cosa rimasta è lo Stretto di Hormuz. Noi stiamo difendendo lo Stretto per tutti”, ha dichiarato il tycoon, pur precisando di aver chiesto a Benjamin Netanyahu di non colpire direttamente i siti di petrolio e gas e assicurando categoricamente che “non invierà soldati in Iran”.
La risposta di Teheran è affidata al ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che su X ha lanciato un avvertimento agghiacciante: “La nostra risposta all'attacco di Israele ha impiegato solo una piccola parte della nostra potenza. L'unica ragione di tale moderazione è stato il rispetto della richiesta di allentamento delle tensioni. Ma non ci sarà nessuna moderazione se le nostre infrastrutture verranno colpite di nuovo. Qualsiasi conclusione di questa guerra dovrà tenere conto dei danni subiti dai nostri siti civili”.
In Israele si è sfiorata la catastrofe ambientale. La raffineria Bazan di Haifa è stata colpita da frammenti di un intercettore, innescando un incendio in un deposito di materiali infiammabili. L'Autorità antincendio ha rassicurato la popolazione: “Dopo aver effettuato approfondite ispezioni, l'incendio è stato domato. Non sussiste alcun pericolo, è stato escluso il rischio di una fuoriuscita di sostanze pericolose”.
In Italia, il dibattito politico sulla missione a Hormuz è incandescente. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha smentito categoricamente ogni ipotesi di scontro frontale: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa. Riteniamo che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica”. Sulla stessa linea Antonio Tajani: “È un documento politico, non militare. Non siamo parte della guerra e non vogliamo esserlo”. Durissimo invece Giuseppe Conte: “Diciamo assolutamente no. Trump ha creato questa instabilità con attacchi illegali. Trump risolve il problema, non chiede a noi di mandare i nostri uomini e le nostre navi”.
Infine, l'Iran alza il tiro diplomatico contro la Germania, chiedendo spiegazioni sull'uso della base di Ramstein: “Abbiamo chiesto di chiarire il ruolo di Ramstein, non ci è ufficialmente chiaro e finora non abbiamo ricevuto risposta”, ha dichiarato l'ambasciatore Majid Nili, ipotizzando una violazione delle risoluzioni ONU da parte di Washington.
L’agenzia Reuters ha riferito che il presidente statunitense Donald Trump sta valutando l’invio di migliaia di soldati sull'isola di Kharg e lungo le coste dello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza del passaggio marittimo e mettere al sicuro l'uranio arricchito di Teheran.
Secondo il Washington Post, il Pentagono avrebbe richiesto alla Casa Bianca di sottoporre al Congresso un finanziamento bellico da 200 miliardi di dollari, cifra che alcuni funzionari dell'amministrazione giudicano tuttavia irrealistica.
Il tycoon ha inoltre minacciato di distruggere completamente l'immenso giacimento di gas iraniano di South Pars qualora Teheran dovesse colpire nuovamente l'impianto di gnl di Ras Laffan in Qatar.
Le tensioni incendiano i mercati: il greggio Brent è balzato del 5,1% a 112,84 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è salito a 98,69 dollari. Il gas ad Amsterdam ha aperto a 74 euro al megawattora con un rialzo del 26,6%, per poi assestarsi a quota 70.
Sul fronte bellico, la raffineria Samref, proprietà di Aramco ed ExxonMobil, nel porto saudita di Yanbu, simbolo della potenza petrolchimica del Regno, è stata colpita da un attacco aereo e da un drone; le autorità di Riad, pur confermando danni limitati, hanno dichiarato di riservarsi il diritto di reagire militarmente. In Kuwait, un drone ha colpito una seconda raffineria dopo quella di Mina al Ahmadi, provocando un incendio.
In Israele, bombardamenti con bombe a grappolo provenienti dall'Iran hanno danneggiato le raffinerie di Haifa, sebbene il ministro dell'Energia Eli Cohen abbia negato danni significativi alle infrastrutture nazionali.
Downing Street ha annunciato che sei nazioni — Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone — sono pronte a collaborare a un piano per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha discusso della strategia con Mark Rutte e Emmanuel Macron, sottolineando la necessità di un piano realizzabile contro gli attacchi iraniani che hanno già messo fuori uso il 17% della capacità di export di GNL del Qatar, con una perdita stimata di 20 miliardi di dollari.
Fonti della Difesa italiana precisano che una missione internazionale potrebbe avvenire solo sotto l'egida delle Nazioni Unite. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha escluso attacchi diretti dell'Iran all'Italia, ma ha messo in guardia contro le centinaia di cellule dormienti iraniane attivabili per atti terroristici in tutto il mondo.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha evidenziato come questa crisi rappresenti uno stress test impegnativo per i conti pubblici a causa dell'inflazione e del rialzo dello spread.
Nel frattempo, un caccia F-35 statunitense ha effettuato un atterraggio di emergenza dopo essere stato colpito durante una missione sopra l'Iran; è la prima volta che Teheran colpisce un velivolo USA in questo conflitto.
Israele ha attaccato per la prima volta obiettivi iraniani nel Mar Caspio, distruggendo una corvetta, quattro motovedette lanciamissili e un centro di comando a Bandar Anzali.
Il Ministero della Salute libanese riferisce di 1.001 vittime, tra cui 118 bambini, e oltre un milione di sfollati, mentre l'Idf dichiara di aver ucciso 500 membri di Hezbollah, inclusi 200 dell'unità d'élite Radwan.
Centinaia di militari spagnoli sono stati evacuati dall'Iraq verso la Turchia e due droni hanno colpito una base USA vicino all'aeroporto di Baghdad. Dallo Yemen, gli Houthi minacciano nuove azioni nel Mar Rosso, promettendo però di risparmiare gli interessi di Russia e Cina.
Mentre il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres invoca il primato della diplomazia, il ministro israeliano Zeev Elkin definisce ogni giorno di bombardamenti una benedizione e un'opportunità per aggravare i danni inflitti all'Iran. Dall'UE, Luigi Di Maio offre supporto ai paesi del Golfo, mentre Kaja Kallas ricorda che non esiste una base di diritto internazionale per una guerra in Iran senza risoluzione ONU.
Emmanuel Macron ha chiesto una moratoria sulle infrastrutture civili, definendo l'escalation sconsiderata.
L'Italia ha risposto all'emergenza umanitaria inviando a Beirut un volo della Cooperazione con 30 tonnellate di aiuti.
Intanto, in Iran, il presidente Pezeshkian avverte sulle conseguenze incontrollabili per il mondo intero, mentre la polizia arresta decine di civili accusati di cooperare con emittenti ostili.
La Cina, infine, ha definito inaccettabili le uccisioni di alti leader iraniani come Ali Larijani.