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“Ridateci le nostre malattie. Il problema è che abbiamo da tempo abdicato al metodo clinico"

A 60 anni il grande fisiologo romano si confessa in pubblico, e riconosce che la grande sconfitta della medicina è che i medici “non sanno più guardare al malato e alla sua malattia, hanno demandato tutto alla tecnica e non più alla clinica, ed oggi ci troviamo persi e disorientati”.

di Massimo Fioranelli
Domenica 26 Aprile 2020
Roma - 26 apr 2020 (Prima Pagina News)

A 60 anni il grande fisiologo romano si confessa in pubblico, e riconosce che la grande sconfitta della medicina è che i medici “non sanno più guardare al malato e alla sua malattia, hanno demandato tutto alla tecnica e non più alla clinica, ed oggi ci troviamo persi e disorientati”.

Diceva Immanuel Kant, il padre della scienza, nei suoi “Prolegomeni ad ogni metafisica futura” "... la ragione umana è così pronta nelle sue costruzioni che già più volte ha eretto l'edificio e poi ha dovuto di nuovo demolirlo per vedere come erano costruite le fondamenta... Alcuni …non sono capaci di vedere se non ciò che è uguale a ciocche’ altre volte hanno veduto...".

La scienza non è la verità assoluta ci dice il grande filosofo. Credo tuttavia che la lezione più grande, applicabile al contesto attuale, sia il concetto, kantiano derivato dalle categorie aristoteliche, che se la realtà non viene pensata, non si riesce a vedere neanche l’evidenza.

Ed è esattamente quello che succede oggi; non riusciamo a renderci conto dell’evidenza, perché’ la nostra mente, il nostro modo di pensare non è in grado di percepire il reale. Kary Banks Mullis, morto il 7 agosto 2019 per polmonite, e’ stato insignito del premio Nobel per aver ideato la tecnica della PCR. Disse che l’idea, come per tutti i grandi geni, gli venne seguendo il proprio intuito, in controtendenza agli schemi classici della ricerca di quel tempo, forse come fece intuire, sotto l’effetto dell’LSD.

La tecnica della Reverse Transcriptase-Polymerase Chain Reaction (RT-PCR) , il cosiddetto tampone, permette la moltiplicazione di frammenti di acidi nucleici di DNAcon grande velocità e dunque di accelerare la ricerca di sequenze di nucleotidi. Mullis disse che questa tecnica non era applicabile alla diagnosi di una malattia infettiva.

Vari test RT-PCR sono utilizzati in tutto il mondo; diverse metodiche amplificano e rilevano varie regioni del genoma SARS-CoV-2: il capside nucleare, l’envelope, gli spikes, etc. L'accuratezza e i valori predittivi dei test SARS-CoV-2 non sono stati valutati sistematicamente e la sensibilità dei test probabilmente dipende dal tipo di metodica utilizzata, dalla qualità del campione ottenuto, dal periodo della malattia. Secondo un rapporto congiunto tra l'OMS e le autorità sanitarie cinesi, esistono 104 ceppi diversi del virus SARS-CoV-2 che, tra fine dicembre 2019 a metà febbraio 2020, sono stati isolati e sequenziati usando i test Illumina e quello della Oxford Nanopore Sequencing.

La sensibilità e la specificità sembra davvero molto bassa. Tuttavia, applichiamo questo test indiscriminatamente a qualsiasi condizione clinica e su di esso si basa quasi tutta la diagnostica che, direttamente, influenza le scelte dei governi. Robert Koch enunciò dei principi, i cosiddetti postulati che definiscono l’identificazione dell’agente eziologico di una malattia infettiva: il presunto agente responsabile deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia, deve essere possibile isolare il microrganismo dall'ospite malato e farlo crescere in coltura, quando il microrganismo viene inoculato in un ospite sano (ma suscettibile alla malattia), si riproduce la malattia; il microrganismo deve poter essere isolato nuovamente dall'ospite infettato.

Questi postulati, per quanto estremamente rigorosi, hanno evidenti limiti sperimentali ed ovvie limitazioni cliniche. Il problema è che abbiamo da tempo abdicato al metodo clinico, quello che ci avevano insegnato i nostri maestri. Nella nostra giovinezza professionale ritenevamo che quel metodo fosse obsoleto. Abbiamo sbeffeggiato i nostri predecessori dall’alto della nostra sicurezza tecnologica.

Avendo ucciso i nostri padri ed i loro insegnamenti, siamo diventati una generazione di medici che hanno demandato tutto alla tecnica e non più alla clinica ed oggi ci troviamo persi e disorientati. Non sappiamo più guardare al malato ed alla sua malattia. Impauriti, terrorizzati, bloccati mentalmente quando la tecnologia non ci aiuta. Ma se quest’atteggiamento tecnocratico può essere comprensibili nei giovani, a voi esperti che sedete sui più importanti scranni della scienza, voi che soli siete purtroppo ascoltati dalla politica, vi chiediamo di essere geniali, di percepire un orizzonte diverso. La lampadina non è nata perfezionando la candela.

Su, guardatevi intorno, prendete anche voi un po’ di coraggio, magari un po’ di LSD; forse vi verrebbero idee migliori. Sarebbe sufficiente per noi che pensaste la realtà: vi rendereste conto dell’ovvio. Una preghiera non è possibile in uno stato moderno avere dirigenti e delegare l’emergenza a personaggi con evidenti conflitti di interesse ed appartenenti ad associazioni segrete.


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