Breaking news infrastrutture energetiche – Parisi: “Solare più conveniente del nucleare, costi dimezzati ogni cinque anni”

Audito alla Camera sulla delega per l'energia nucleare sostenibile, il Nobel Giorgio Parisi frena sul ritorno all'atomo e indica il fotovoltaico come asse portante della strategia energetica italiana, con costi in rapido calo e produzione già in forte crescita.

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Giovedì 05 Febbraio 2026
Roma - 05 feb 2026 (Prima Pagina News)

Audito alla Camera sulla delega per l'energia nucleare sostenibile, il Nobel Giorgio Parisi frena sul ritorno all'atomo e indica il fotovoltaico come asse portante della strategia energetica italiana, con costi in rapido calo e produzione già in forte crescita.

L'intervento di Giorgio Parisi in Commissione Ambiente alla Camera riaccende il dibattito sul ruolo del nucleare nella transizione energetica italiana. Il premio Nobel per la Fisica ha invitato i deputati a valutare la convenienza dell'atomo non in astratto, ma nel quadro complessivo del mix energetico, alla luce di tempi lunghi di realizzazione, costi elevati e criticità ancora irrisolte, a partire dalla gestione delle scorie e dalla definizione del deposito nazionale. 

Parisi ha ribadito come, allo stato attuale, il solare sia “la soluzione di gran lunga più conveniente”, richiamando due elementi chiave: la dinamica dei costi e la traiettoria di crescita già in atto. Negli ultimi anni il prezzo delle tecnologie fotovoltaiche è calato a ritmi dell'ordine del 10% l'anno, con una tendenza che, proiettata su orizzonti di decenni – gli stessi che servono per progettare, autorizzare e realizzare nuove centrali nucleari – rende sempre più competitivo l'investimento in rinnovabili rispetto all'atomo. 

Sul fronte dei volumi, il Nobel ha ricordato che la produzione solare in Italia è cresciuta del 25% nell'ultimo anno, un dato confermato dalle statistiche ufficiali: nel 2025 il fotovoltaico ha raggiunto i 44 TWh, coprendo oltre il 16% della produzione elettrica nazionale, con un incremento di 9 TWh rispetto al 2024. In questo scenario, le proiezioni indicano un possibile raddoppio dei livelli attuali entro il 2030, addestrato da nuovi impianti di utilità scala, comunità energetiche e installazioni su tetti e residenziali industriali. 

Per Parisi, guardando ai prossimi decenni, la produzione energetica tenderà a concentrarsi sul solare, con le altre fonti relegate a un ruolo “accessorio” per coprire i picchi, garantire flessibilità e bilanciare la rete. Il punto centrale, ha sottolineato, è che il nucleare non risolve il problema strutturale dell'intermittenza delle rinnovabili, perché fornisce energia di base ma non affronta direttamente il disallineamento tra produzione diurna e domanda serale. 

La risposta, secondo il fisico romano, va cercata piuttosto nello sviluppo di sistemi di accumulo (batterie di nuova generazione, idrogeno verde, soluzioni power-to-gas) e in una rete elettrica più intelligente, in grado di gestire surplus e deficit di produzione. In parallelo, Parisi ha richiamato la necessità di valorizzare altre risorse rinnovabili come la geotermia e l'idroelettrico modernizzato, insieme a investimenti sull'efficienza energetica, ritenuti decisivi per ridurre fabbisogni e bollette nel medio-lungo periodo. 

Sul piano politico, le parole del Nobel pesano all'interno dell'esame dei progetti di legge che intendono dare al governo una delega sullo sviluppo del “nucleare sostenibile”. Già nelle precedenti audizioni aveva definito l'opzione nucleare un investimento “azzardato” e, a distanza di un anno, la sua posizione appare ancora più netta: puntare con decisione sulle rinnovabili nei Paesi con forte iraggiamento, come Italia, Spagna e Grecia, e lasciare all'atomo un ruolo limitato nei contesti dove il solare è meno competitivo.


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