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Massimo Fioranelli, “Basta con questo terrorismo mediatico che attribuisce al covid-19 qualsiasi malattia”

E’ un’analisi spietata quella che il famoso fisiologo Prof. Massimo Fioranelli fa della Fase 3-Covid19, soprattutto quando spiega ai “potenti” dell’attuale regime che il terrorismo mediatico di questi mesi gioca contro il recupero psicologico e culturale di intere generazioni devastate da questo clima di terrore.

di Massimo Fioranelli
Martedì 18 Agosto 2020
Roma - 18 ago 2020 (Prima Pagina News)

E’ un’analisi spietata quella che il famoso fisiologo Prof. Massimo Fioranelli fa della Fase 3-Covid19, soprattutto quando spiega ai “potenti” dell’attuale regime che il terrorismo mediatico di questi mesi gioca contro il recupero psicologico e culturale di intere generazioni devastate da questo clima di terrore.

"Abbiate il coraggio di seguire quello che avete nel cuore, lasciatevi guidare dall'intuito. Siate affamati. Siate folli"; queste le parole che il 12 giugno 2005 Steve Jobs rivolgeva ai laureandi della Stanford University. Da quel discorso, considerato come il sue testamento e motivo di inspirazione per molte generazioni, sono passati 15 anni. Prima di lui, Erasmo da Rotterdam nel 1500 donò all’umanità un testo in cui la follia, in un ambiguo ed apparentemente ilare discorso, elogia se stessa e paradossalmente è fonte di rivelazione. Ma la follia va conquistata, non si acquisisce una nuova visione del mondo e della realtà senza un percorso culturale ricco di domande ed esigente nelle risposte. Diceva il grande Gabriel Garcia Marques: Se Dio ha creato il mondo, gli uomini hanno poi creato gli aggettivi e gli avverbi, trasformando un impresa tutto sommato noiosetta in una meraviglia.”; oggi, tuttavia, non troviamo più le parole per descrivere il degrado culturale, morale, legislativo, scientifico che rappresenta la reale epidemia di questo paese. Attraverso una visione riduttiva della medicina, del concetto di salute e con uno pseudorazionalismo basato su una scienza male interpretata, la nostra classe politica si appresta a disarticolare una intera società, dissolvendo in pochi mesi, attraverso l’arma del terrore, tutte quelle conquiste sociali e legislative di uno stato libero e democratico, sospendendo di fatto diritti umani e costituzionale. In nome di un epidemia che non c’e’ più, con terapie intensive vuote ed in assenza di malati, si prolunga uno stato di emergenza e si emanano norme, come quella di indossare le mascherine dalle 18.00 alle ore 6.00, che evidenziano come sia semplice e rapido coprirsi di ridicolo. Ma quand’e’ che finirà quest’incubo? Su quali indici deciderete che questa società potrà ritornare alla normalita? Quand’e’ che torneremo a fronteggiare in modo adeguato le malattie prevalenti? Siamo ormai ostaggi di un sistema informativo che con un lessico miserevole definisce contagi coloro che risultano positivi ai tamponi; persone che in teoria non sono ne malate, ne infettanti. Siamo bloccati su un test, il tampone, di cui non è stata valutata ne la sensibilità ne la specificità. Questo test, come disse il suo inventore Kary Banks Mullis, non èaffidabile, da solo, nella diagnosi di malattia infettiva. Piu’ tamponi farete e piu’ positivi troverete; non ci vuole un genio per capirlo. Se si facessero tamponi per un qualunque rhinovirus o metapneumovirus avremmo un numero di positivi sicuramente superiori; ma questo non significa che quei soggetti siano malati o contagiosi. Se non si comprende questo semplice concetto non usciremo mai da questo terrorismo mediatico che attribuisce al covid-19 qualsiasi malattia fino a prova contraria; ma soprattutto non inizieremo mai quel percorso di recupero psicologico e culturale di intere generazioni devastate da questo clima di terrore. Oggi nella nostra società la follia, intesa come la intendeva Steve Jobs, è un lusso che si possono permettere solo le menti più raffinate. Sottile è la linea di confine tra un genio ed un eretico; il genio vede un orizzonte nuovo nel momento in cui la società è pronta a recepirlo; l’eretico invece vive una desolante solitudine in una società ignara di una nuova visione. Eduard Brezin, che fu presidente dell' Academie des Sciences, disse che non abbiamo inventato la lampadina cercando di migliorare la candela. Albert Fert, premio Nobel per la fisica 2007 «Il paesaggio finale non è mai visibile dal punto di partenza»; le grandi scoperte sono innanzitutto il frutto di un'esplorazione alquanto casuale; i grandi progressi sorgono più spesso da luoghi imprevedibili. Le grandi conquiste scientifiche sono sempre passate attraverso l’eresia, raramente attraverso la genialità. Tuttavia ogni volta che si propone una visione diversa, un ipotesi che contrasta con la banalità del pensiero corrente, appare la solita oca sapiens di turno, che non avendo neanche gli strumenti culturali per leggere un articolo scientifico, si erge a guardiana della scienza. Nella nostra solitudine mediatica noi siamo orgogliosi di essere un po’ “folli”.


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