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Raid simultanei di Stati Uniti e Israele colpiscono i centri nevralgici a Teheran, Qom e Beirut. Il tycoon avverte gli alleati: "Spagna fuori dai giochi se non spende il 5% del Pil, non abbiamo a che fare con Winston Churchill".
Raid simultanei di Stati Uniti e Israele colpiscono i centri nevralgici a Teheran, Qom e Beirut. Il tycoon avverte gli alleati: "Spagna fuori dai giochi se non spende il 5% del Pil, non abbiamo a che fare con Winston Churchill".
Il Medio Oriente è travolto da un’escalation senza precedenti nel quarto giorno di una guerra totale che vede Israele e Stati Uniti impegnati in attacchi simultanei su larga scala contro le capitali di Iran e Libano.
L'esercito israeliano (Idf) ha confermato di aver raso al suolo a Teheran il "quartier generale più importante e centrale del regime degli ayatollah", oltre al centro di comunicazione e propaganda e all'edificio dell'organismo incaricato di eleggere la futura Guida Suprema.
Durante un bilaterale nello Studio Ovale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Donald Trump ha rivendicato l’efficacia dell’offensiva dichiarando che "l'Iran non ha più la Marina, l'aviazione e le difese aeree. Le abbiamo distrutte. Sapevo che l'Iran avrebbe attaccato se non lo avessimo fatto noi".
Il presidente americano ha inoltre ribadito che tutti i leader che gli Stati Uniti avevano pensato per la successione in Iran "sono morti" e ha usato toni perentori su Truth: "La loro difesa aerea, l'Aeronautica, la Marina e la leadership sono sparite. Vogliono parlare. Ho detto 'Troppo tardi!'".
Trump ha poi avvertito sulla ritorsione per la morte di militari USA assicurando che "presto scoprirete quale sarà la ritorsione" e che "le scorte di munizioni degli Stati Uniti non sono mai state così elevate. Abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi".
Sul fronte diplomatico, Trump ha innescato una crisi interna alla Nato minaggiando di "bloccare tutti gli scambi commerciali con la Spagna", definendola l'unico Paese a non aver accettato il tetto di spesa militare al 5% del Pil. "Hanno detto che non possiamo usare le loro basi nell'ambito dell'operazione contro l'Iran, ma nessuno può dirci di non usare le basi. La Spagna non ha una grande leadership", ha rincarato il tycoon, dicendosi inoltre "non contento" dell'atteggiamento della Gran Bretagna poiché "ci sono voluti tre o quattro giorni per capire dove possiamo atterrare; non abbiamo certo a che fare con Winston Churchill".
Parallelamente, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha giustificato l'urgenza dell'azione a Fox News dichiarando: "Non avremo una guerra infinita qui. Il regime terroristico è nel punto più debole da quando ha strappato l'Iran al coraggioso popolo iraniano 47 anni fa. Questa sarà un'azione rapida e decisiva", rivelando che Teheran stava costruendo bunker nucleari "che avrebbero reso immuni i loro programmi di missili balistici e di bombe atomiche nel giro di pochi mesi; se non si interviene ora, non si potrà intervenire in futuro".
Mentre il segretario generale della Nato Mark Rutte riferisce che "l'eliminazione delle capacità nucleari iraniane e la scomparsa di Khamenei sono applaudite da molti dei miei colleghi", Farah Pahlavi, vedova dell'ultimo scià, ha dichiarato all'agenzia France Presse che la morte della Guida "non significa automaticamente la fine del sistema; le strutture del regime rimangono. Il cambiamento potrà venire solo dal popolo iraniano, che desidera in larghissima maggioranza finirla con il regime dei mullah".
L'ex imperatrice ha esortato la comunità internazionale affinché "l'avvenire dell'Iran non venga deciso al di fuori dei suoi confini; il sostegno deve andare al popolo, non a calcoli geopolitici. Le potenze straniere hanno i propri interessi, il popolo iraniano ha il suo destino", aggiungendo che il figlio Reza Pahlavi sta preparando una transizione verso lo Stato di diritto.
Sul piano della sicurezza e dei diritti umani, la posizione dell'Onu è di netta condanna per l'impatto sui civili. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esortato le forze responsabili dell'attacco a una scuola femminile in Iran a indagare e a condividere le proprie conclusioni sull'"orribile" incidente. "L'Alto Commissario Volker Türk chiede un'indagine rapida, imparziale e approfondita sulle circostanze dell'attacco. L'onere delle indagini ricade sulle forze che hanno perpetrato l'attacco", ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell'Alto Commissariato, sottolineando che l'attacco è stato "assolutamente devastante".
Sul versante politico, il segretario di Stato Marco Rubio ha smentito attacchi deliberati affermando che "le forze statunitensi non avrebbero preso di mira deliberatamente una scuola", mentre il vicepresidente JD Vance ha assicurato che "Trump non permetterà a questo Paese di entrare in un conflitto pluriennale senza una chiara conclusione in vista".
La situazione sul campo vede gli attacchi aerei colpire l'aeroporto Mehrabad di Teheran e l'edificio dell'Assemblea degli Esperti a Qom "raso al suolo", sebbene evacuato prima dell'impatto. Il governo del Qatar, tramite Majed al Ansari, non conferma attacchi propri contro l'Iran ma rivendica l'abbattimento di jet iraniani sconfinati nel Golfo sottolineando che "i piloti erano stati informati e le regole d'ingaggio sono state seguite alla lettera".
In Arabia Saudita l’ambasciata USA a Riad è stata colpita da due droni, atto condannato dal ministero degli Esteri saudita come "codardo e ingiustificato", precisando però che il regno "non consentirà l'uso del suo spazio aereo per colpire l'Iran". Un drone ha inoltre centrato il ponte Re Fahd tra Bahrein e Arabia Saudita.
In Libano, i raid hanno colpito i centri di comando di Hezbollah nel quartiere di Haret Hreik a Beirut, mentre le truppe di terra avanzano nel sud.
In Italia, Antonio Tajani ha convocato l'ambasciatore iraniano ribadendo che "l'Italia non è in guerra", mentre l'Iran avverte l'Europa che l'indifferenza porterà a "un incendio che presto si estenderà ai paesi europei e al mondo".
Tra le macerie si contano 787 morti secondo la Mezzaluna Rossa e 30.000 sfollati in Libano segnalati dall'Unhcr, mentre Hezbollah rivendica attacchi alle basi di Ramat David e Meron e fonti d'opposizione sostengono che l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad sia sopravvissuto a un tentativo di uccisione e sia "vivo e in un luogo sicuro".